Carmen Corrado, consigliera di Forza Italia, porta in Commissione il caso di un evento pubblicizzato con logo e brand istituzionali senza che nessuno sappia spiegare chi lo abbia autorizzato
Vibo Valentia ha la capacità straordinaria di sorprendere ogni giorno con qualcosa di diversi, di inaspettato, di inimmaginabile.
Il caso della locandina di “Vibo Medievale nella città di tutte le epoche”, comparsa sui social con tanto di logo del Comune e brand territoriale, salvo poi essere rimossa in fretta e furia dopo le contestazioni sollevate in Commissione, appartiene certamente a questa categoria.

A denunciare la vicenda è stata la consigliera comunale di Forza Italia Carmen Corrado, che parla senza mezzi termini di una gestione della cosa pubblica improntata all’improvvisazione e alla personalizzazione. Parole dure, che meritano attenzione perché descrivono un quadro che da tempo appare sotto gli occhi dei cittadini.
«Assistiamo giornalmente a una gestione personalistica della cosa pubblica, dove fatti e procedimenti amministrativi vengono trattati come se fossimo a casa nostra, ignorando le regole basilari della trasparenza e del rispetto istituzionale», afferma la consigliera azzurra.
Il fatto, nella sua apparente semplicità, è tutt’altro che secondario. Una manifestazione programmata per il prossimo settembre viene pubblicizzata attraverso canali social utilizzando simboli e riferimenti istituzionali del Comune di Vibo Valentia. Quando però la questione approda in Terza Commissione, emerge un dato sconcertante: nessuno sembra conoscere il percorso amministrativo che avrebbe dovuto precedere l’iniziativa.
«Ho chiesto se l’evento avesse seguito l’iter corretto: un atto di indirizzo dell’Assessore alla Cultura, una regolare delibera di giunta che autorizzasse la manifestazione e una successiva, trasparente manifestazione di interesse pubblica. La risposta? Il silenzio assoluto. Nessuno dei consiglieri di maggioranza ne sapeva nulla», denuncia Corrado.
Se quanto riferito dovesse corrispondere integralmente alla realtà dei fatti, ci troveremmo davanti non a una semplice disattenzione burocratica ma a qualcosa di ben più preoccupante: l’assenza di una filiera decisionale chiara e riconoscibile.
Ancora più significativo è il passaggio successivo raccontato dall’esponente dell’opposizione. Dopo il confronto con gli uffici, la locandina sarebbe stata rimossa nel giro di poco tempo. Un intervento che, anziché rassicurare, finisce per alimentare ulteriori interrogativi.

Carmen Corrado, con estremo realismo e consapevole dell’andazzo che vige attualmente a Palazzo Luigi Razza, decide di rivolgersi direttamente all’Ufficio di Gabinetto per chiedere lumi sulla gestione dell’evento.
Il risultato? «Dopo avergli spiegato l’ABC delle regole e delle procedure amministrative, ha fortunatamente provveduto in modo celere a eliminare la locandina “abusiva”. Ma il dato più grave e politicamente inaccettabile rimane: lo stesso Assessore alla Cultura era totalmente all’oscuro di tutto ciò».
È probabilmente quest’ultimo aspetto a colpire maggiormente. Se davvero un evento promosso attraverso simboli e riferimenti ufficiali dell’ente sfugge persino alla conoscenza dell’assessore competente, il problema non riguarda più il singolo episodio. Diventa un problema politico.
Da mesi Vibo Valentia trasmette l’impressione di un’amministrazione che procede per iniziative individuali, spesso scollegate tra loro, senza una direzione comune facilmente individuabile. Una maggioranza nella quale ciascuno sembra impegnato a ritagliarsi uno spazio autonomo, mentre la città continua ad attendere risposte sui problemi reali.
La definizione utilizzata da Carmen Corrado è particolarmente efficace: «Siamo davanti all’amministrazione delle “primogeniture”. Ognuno all’interno della maggioranza vuole apparire più bravo degli altri, muovendosi in totale autonomia e senza alcuna comunicazione interna».
Parole severe, ma che fotografano una sensazione ormai diffusa. La mancanza di coordinamento, le continue sovrapposizioni, gli episodi che emergono senza che vi sia una spiegazione convincente stanno alimentando la percezione di una macchina amministrativa che fatica a trovare una guida autorevole e riconosciuta da tutti.
Ed è proprio questo il punto politico centrale. Una città capoluogo non può essere amministrata attraverso iniziative estemporanee, fughe in avanti o comunicazioni affidate ai social prima ancora che agli atti ufficiali. Servono regole, procedure, responsabilità chiare e soprattutto una cabina di regia capace di tenere insieme l’azione di governo.
Per questo la denuncia della consigliera di Forza Italia non può essere liquidata come una semplice polemica tra maggioranza e opposizione. Essa pone una questione di metodo e di credibilità istituzionale che riguarda l’intera comunità cittadina.
«Vibo Valentia merita serietà, regole certe e trasparenza, non una gestione da salotto privato», conclude Corrado.
Una frase che suona come un monito. Perché al di là della singola locandina, ciò che preoccupa è l’immagine di un Comune che appare sempre più in balia di se stesso, dove le iniziative sembrano nascere senza un percorso definito e dove la figura chiamata a garantire indirizzo politico e coordinamento generale fatica a manifestare quella autorevolezza che una città come Vibo Valentia ha il diritto di pretendere.










