Petrolo difende la scelta del consigliere e ricostruisce il suo percorso politico. Ma Liberamente Progressisti replica: «Non basta cambiare insegna per trasformare il lavoro degli altri in un proprio patrimonio»
La vicenda politica di Sergio Barbuto, più che chiudersi con il suo passaggio da Liberamente Progressisti a Sinistra Italiana/AVS, sembra destinata a lasciare strascichi. E soprattutto a riaprire una discussione che, a Vibo Valentia, ha un sapore antico: quello della riconoscenza politica, delle appartenenze e della memoria di come si costruiscono candidature e consenso.
Da una parte c’è Fortunato Petrolo, segretario provinciale di Sinistra Italiana/AVS, che difende senza esitazioni la scelta di Barbuto e respinge quella che definisce una lettura «fantasiosa» della vicenda. Dall’altra c’è Liberamente Progressisti, che attraverso Marika Varvaglione, componente del coordinamento provinciale e legale rappresentante della lista Progressisti per Vibo, ribatte contestando proprio la ricostruzione del percorso politico ed elettorale.
Il punto di partenza è la decisione di Barbuto di lasciare il gruppo consiliare denominato «Liberamente Progressisti/AVS» per costituire una posizione autonoma da riconoscersi in Sinistra Italiana/AVS. Per Petrolo non c’è alcun «cambio di casacca», né tantomeno un «salto del Rubicone». È, sostiene il segretario provinciale, la conseguenza naturale di un percorso politico che avrebbe portato Barbuto a rendere «chiara e visibile» la propria appartenenza a Sinistra Italiana.
Petrolo ricorda infatti che già nel luglio 2025 alcuni esponenti di Liberamente Progressisti, tra i quali lo stesso Barbuto e Antonio Scuticchio, si sarebbero iscritti a Sinistra Italiana. Per il segretario provinciale, dunque, l’iscrizione di Barbuto e la successiva scelta di costituire un gruppo autonomo rappresenterebbero una decisione «autonoma e indipendente», condivisa dal partito e coerente con il suo nuovo impegno politico.
Una ricostruzione che affronta anche un altro tema particolarmente delicato: quello del rapporto tra Barbuto e Antonio Lo Schiavo.
Petrolo precisa che Lo Schiavo, pur essendo stato candidato alle elezioni regionali del 2025 nella lista AVS, «non si è mai iscritto al partito di Sinistra Italiana». E soprattutto contesta la versione secondo cui Barbuto sarebbe stato candidato alle elezioni provinciali del dicembre 2025 da Liberamente Progressisti.
Secondo il segretario di SI/AVS, infatti, la candidatura sarebbe stata indicata proprio da Sinistra Italiana all’interno della coalizione progressista composta da Pd, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Casa Riformista e +Europa.
È qui che la polemica si fa più politica. Perché la ricostruzione di Petrolo viene respinta con forza da Liberamente Progressisti, che accusa il segretario di AVS di una sorta di «memoria selettiva».
Nel documento di replica, infatti, il movimento parte dalle amministrative di Vibo Valentia per rivendicare il proprio ruolo nella costruzione della coalizione e della presenza elettorale di AVS. Secondo Liberamente Progressisti, alle comunali AVS non avrebbe avuto una propria forza elettorale sufficiente a costruire autonomamente una lista e avrebbe quindi messo a disposizione della lista Progressisti per Vibo due candidati.
Ma il passaggio più significativo riguarda le regionali. Secondo Liberamente Progressisti, anche in quella occasione la costruzione della lista AVS nella circoscrizione Centro avrebbe beneficiato in maniera decisiva dell’apporto di Antonio Lo Schiavo e del gruppo politico che faceva capo a lui.
«È stato il percorso di Liberamente Progressisti – sostiene il documento – con il lavoro politico costruito sul territorio e con la candidatura di Antonio Lo Schiavo, a consentire ad AVS di trovare uno spazio elettorale e di presentarsi alla competizione».
Da qui l’affondo nei confronti della ricostruzione di Petrolo: «È curioso che chi ha avuto bisogno di una struttura politica già costruita e di candidature provenienti da un altro percorso oggi si presenti come se fosse stato AVS a trainare quel progetto».
E la conclusione è ancora più netta: «Prima viene il lavoro sul territorio, poi vengono le sigle».
Liberamente Progressisti contesta inoltre la stessa legittimità politica – e nel documento anche regolamentare – della costituzione del nuovo gruppo consiliare di AVS, richiamando l’articolo 15, comma 2, del Regolamento del Consiglio comunale di Vibo Valentia. Un punto che, per la sua natura tecnica, meriterebbe naturalmente di essere verificato sul piano strettamente regolamentare, al di là della polemica politica.
Ma il vero nodo, probabilmente, è un altro.
La discussione su Barbuto non riguarda soltanto la sua libertà di scegliere la propria appartenenza politica – libertà che nessuno può mettere in discussione – ma il significato politico di una candidatura e del percorso che conduce a essa. E soprattutto il rapporto tra chi costruisce un progetto politico sul territorio e chi, successivamente, decide di collocarsi sotto un’altra insegna.
È proprio questo il nervo scoperto del botta e risposta. Petrolo rivendica la continuità politica della scelta di Barbuto e sostiene che ogni consigliere debba avere una «corrispondenza e sintonia» tra il gruppo consiliare e la propria appartenenza politica. Liberamente Progressisti, invece, rivendica il lavoro politico e organizzativo che avrebbe consentito ad AVS di essere presente nelle competizioni elettorali e contesta l’idea che quel patrimonio possa oggi essere considerato acquisito da un’altra struttura.
Sul fondo rimane, inevitabilmente, la figura di Antonio Lo Schiavo, che ha candidato Barbuto al Consiglio provinciale e che, attraverso Liberamente Progressisti, ha costruito negli anni una presenza politica sul territorio. È questo l’aspetto che rende la vicenda più delicata di un semplice cambio di gruppo consiliare: perché quando cambiano le appartenenze, soprattutto a sinistra, la politica finisce quasi sempre per interrogarsi anche sul valore della lealtà nei confronti del percorso che ha consentito a un esponente di affermarsi.
E così, mentre Petrolo invita a guardare alla nuova collocazione di Barbuto come a una scelta «politicamente ed eticamente corretta», Liberamente Progressisti risponde che «non basta cambiare insegna per trasformare il lavoro politico degli altri in un proprio patrimonio».
La polemica, dunque, è tutt’altro che esaurita.
Perché dietro il caso Barbuto c’è una domanda che va oltre il singolo consigliere: quanto conta, nella politica, la sigla sotto la quale si viene eletti e quanto conta invece il percorso personale, politico e umano di chi quella candidatura l’ha costruita e sostenuta?
A Vibo Valentia, per ora, le due risposte sembrano essere diametralmente opposte.











