Una metafora che si è trasformata in realtà attraverso una concreta integrazione tra gli ospiti del CAS e la città
A Lamezia Terme per oltre sei mesi si sono costruiti ponti, ponti per camminare insieme, riconoscere nell’altro una persona, una storia, un potenziale.
Ponti tra culture e religioni diverse, ponti tra persone e tutto questo grazie al lavoro svolto dal Migra Europe Save, il centro di accoglienza che per portare avanti le sue politiche di “accettazione dei migranti” ha proposta alla cittadinanza il progetto “I Ponti di Don Maiolo” una rassegna culturale che ha coinvolto sia la popolazione che gli ospiti del centro.
“Il bilancio è nettamente positivo – sostiene Bianca Cimato, responsabile per la formazione e programmazione di eventi culturali Migra Europe Save – perché effettivamente siamo riusciti nell’intento.
Abbiamo cominciato un po’ a tentoni devo dire la verità perché forse non ci credeva nessuno, è stato un po’ un progetto visionario quello di poter unire la popolazione di Lamezia Terme con i nostri ospiti, ed in effetti all’inizio c’era diffidenza da entrambe le parti, poi le cose sono cambiate, piano piano, incontro dopo incontro.
I processi psicoterapeutici fatti con gli studenti della scuola in realtà hanno favorito questa unione tra la cittadinanza e i nostri ospiti, quindi il bilancio è decisamente positivo”.
“Adesso i nostri ospiti, i nostri migranti – continua Bianca Cimato – si sentono assolutamente integrati nel contesto, sono a un passo dal centro storico e sono assolutamente sereni e tranquilli, direi quasi che il centro è diventato un presidio di legalità e di sicurezza per l’intero territorio; noi siamo molto felici di tutto quello che abbiamo costruito, abbiamo creduto molto in questo progetto perché la vera integrazione parte innanzitutto da una sana accoglienza, da una vera accoglienza che si fonda non solo sull’erogare i servizi basilari: tetto, vitto, vestiario che da soli portano a dipendenza e marginalità, bisogna andare oltre ed è quello che noi cerchiamo di fare, in questo modo diventiamo garanzia per sicurezza, legalità e poi con un processo di formazione si può anche cercare di arrivare a combattere il caporalato vera piaga che attanaglia molte persone che arrivano dai paesi poveri del mondo per cercare una vita migliore”.
Ma questa rassegna che vantaggia ha portato alla comunità lametina e agli ospiti del centro?
“Semplicemente ha portato il vantaggio che volevamo – sostiene Vincenzo Muoio, direttore del Migra Europe Serve – è quel ponte che si affaccia verso l’esterno, verso tutti i coloro che non sapevano come funzionasse un CAS all’interno, che non è un luogo chiuso, è un luogo che si può visitare, un luogo che può accogliere un “laboratorio civico”, un luogo che può far coesistere ed incontrare persone che vengono da un mondo dove praticamente non hanno nulla, ne acqua, ne cibo, ne vestiti, non hanno luce, sono persone che subiscono ogni tipo di persecuzione, e arrivano con il terrore in faccia, ma quando escono di qua, escono con il sorriso.
La rassegna I Ponti di Don Maiolo ha fatto sì che si mostrasse al mondo che questi ragazzi riescono ancora a sorridere, riescono ad integrarsi, riescono a recepire un modello diverso dal loro.
Noi abbiamo cercato di andare oltre, – conclude Vincenzo Muoio – abbiamo voluto mandare un messaggio al mondo esterno: che l’integrazione si può fare anche in maniera diversa e in sicurezza, dando dignità a questi ragazzi, facendogli praticamente fare dei percorsi sia linguistici che culturali, di educazione civica e poi proiettarli nel mondo del lavoro, come molti di loro stanno già facendo con successo”.
L’ultimo incontro del percorso laboratoriale civico che ha visto coinvolti studenti delle scuole, cittadini, associazioni, istituzioni e ospiti del Cas, ha avuto quale indiscusso protagonista il teatro.
La compagnia – laboratorio teatrale Fughe Organizzate di Vibo Valentia, sotto la regia di Davide Fasano, ha messo in scena lo spettacolo “Solo andata”, tratto dal libro di Erri De Luca.
“Solo andata” ripercorre il viaggio di un gruppo di emigranti clandestini dall’Africa ai “porti del nord”, l’attesa e il deserto, quindi la traversata con il viaggio in mare che è vissuto nel terrore e nella precarietà. I migranti viaggiano ammassati su barconi guidati da scafisti armati e pericolosi, che incutono timore ai passeggeri. Il mare è l’unico testimone silenzioso di quel dramma, impassibile di fronte alla paura e alle tragedie che si consumano nelle sue acque. “Solo andata” racchiude il peso dell’esilio e dello sradicamento: un viaggio senza possibilità di ritorno, affrontato con il solo scopo di cercare la salvezza e un futuro migliore.










