Di quel tragico giorno, ognuno ha impresse delle immagini nella mente. Non si dimentica la paura e lo sconcerto per quanto di disastroso è accaduto all’improvviso, d’estate
3 luglio 2006: dalle 06:00 alle 11:00 del mattino, sulla collina di Vibo Valentia caddero oltre 200 mm di pioggia (l’equivalente di diversi mesi di precipitazioni). I canali e i torrenti non ressero la furia dell’acqua, generando un’ondata di fango e detriti rocciosi che travolse le aree collinari e soprattutto le frazioni costiere.
Chi ha vissuto quelle ore non dimenticherà mai il boato sordo della collina che veniva giù. Quel giorno, in pochi minuti, l’acqua ha cancellato le strade, ha sommerso le auto, ha sventrato le case a Vibo Marina, Bivona, Portosalvo e Longobardi. Ma il dolore più grande, quello che stringe la gola ancora oggi a distanza di vent’anni, è il bilancio umano.
Le vittime totali furono tre:
Salvatore Gaglioti (15 mesi): Strappato dalle braccia della madre dalla furia del fango a Bivona.
Ulisse Gaglioti (adolescente): Zio del piccolo Salvatore, travolto nel tentativo disperato di salvarlo.
Nicola De Chiara: Guardia giurata in servizio, travolto dall’acqua mentre si trovava nella zona industriale.
Centinaia di persone si salvarono unicamente rifugiandosi sui tetti e sulle terrazze delle case, in attesa dei soccorsi arrivati tramite gli elicotteri della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco.
Quella mattina il cielo non ha semplicemente piovuto; fu come si fosse capovolto sulla terra con una rabbia inaudita, trasformando una normale alba estiva in un incubo di fango, terrore e morte.


Il pensiero vola a quel disperato, tragico istante in cui il piccolo Salvatore, un bimbo di appena 15 mesi, fu strappato alla vita e all’abbraccio della sua mamma dalla furia cieca del fango. Accanto a lui, il sacrificio eroico dello zio Ulisse, un ragazzo che non ha esitato a sfidare l’inferno nel tentativo di salvarlo, unendosi al suo tragico destino. E poi Nicola, un lavoratore, una guardia giurata sorpresa dalla corrente mentre compiva il proprio dovere nella zona industriale. Le cronache aggiungono una quarta vittima: Antonio Arcella, colpito da un fulmine mentre di trovava in un capannone nell’area rurale di Sant’Onofrio
Resta il ricordo degli elicotteri nel cielo grigio, delle urla dalle finestre, dei vicini che si stringevano sui tetti cercando la salvezza. Resta soprattutto il silenzio irreale del giorno dopo, quando il mare si è tinto di marrone e le strade erano distese di fango invalicabili. Una tragedia che ha dimostrato la fragilità della nostra terra, ma anche la dignità immensa di una comunità che, spalando con le lacrime agli occhi, ha tentato in tutti i modi di rialzarsi.
In poche ore, quel disastro investì principalmente l’area costiera e le frazioni industriali e turistiche situate sotto la collina di Vibo Valentia:
Longobardi e Portosalvo: Isolate e pesantemente danneggiate da frane e smottamenti.
Vibo Marina: Interi quartieri sommersi da oltre un metro di fango. Automobili trascinate in mare e attività commerciali distrutte.
Bivona: Una struttura turistica, lo storico Lido degli Aranci, letteralmente cancellato dalla violenza della corrente. Le case lungo il litorale invase da fango e detriti.
Vent’anni dopo, le ferite non sono ancora rimarginate e, soprattutto a Bivona, le tracce di quel dramma si scorgono ancora, con il Lido degli Aranci mai più tornato in vita ed ancora lì nella sua devastazione, un monumento di denuncia per quanto si sarebbe potuto fare e fino ad oggi non è stato fatto.
La Pro Loco di Vibo Marina, in un comunicato scritto nella ricorrenza di questo ventesimo anniversario, si è innanzitutto dichiarata “vicina soprattutto ai familiari delle vittime, a quanti tra la popolazione hanno riportato danni immateriali e materiali alle proprie abitazioni, alle aziende, alle strutture turistiche in piena attività in quel giorno”.

Di quel tragico 3 luglio 2006, ognuno ha impresse delle immagini nella mente. Non si dimentica la paura – si legge ancora – e lo sconcerto per quanto di disastroso è accaduto all’improvviso, d’estate; l’impegno di Enti ed Istituzioni; le postazioni di emergenza sorte spontaneamente presso l’Istituto A. Vespucci di Vibo Marina e la Chiesa di Bivona; ma anche i tanti cittadini intenti a recuperare con le mani, pochi attrezzi e tanto sconforto, le loro case; i comitati civici sorti; la solidarietà di quanti come Volontari si sono messi subito all’opera per aiutare chi era in difficoltà; le centinaia di giovani dall’animo generoso – singoli o appartenenti ad associazioni – giunti prontamente dalla Calabria e da tutta Italia che hanno donato gratuitamente per quasi un mese un aiuto concreto alla gente in difficoltà, i tanti ragazzi dal “viso di acqua e fango” che forse non abbiamo mai più rivisto per ringraziarli ancora.

Ciò detto, però, la Pro Loco pone alcuni interrogativi: Enti ed Istituzioni, Associazioni e cittadini, tutti insieme abbiamo imparato qualcosa da quell’alluvione che potrebbe ancora ripetersi? abbiamo fatto passi avanti nell’educazione alla cura e manutenzione dell’ambiente?
La risposta è racchiusa in quello che possiamo considerare un auspicio: Vorremmo sperare tanto che, dopo venti anni, sia migliorata la conoscenza individuale e collettiva del territorio, la prevenzione dei rischi anche con il completamento dei lavori di messa in sicurezza, le attività di monitoraggio, la pianificazione dell’emergenza per affrontare emergenze idrogeologiche, l’attenzione costante dei beni comuni nei programmi e nei progetti per la città… per dare un senso al rimanere uniti anche nel ricordo: credere e lavorare per uno sviluppo sostenibile, costruire un futuro migliore per tutti.









