L’intervento del medico del 118, rappresentante provinciale del sindacato dei medici SMI nel corso della recente conferenza dei sindaci del Vibonese
Tra gli interventi più concreti e, soprattutto, più orientati alle soluzioni emersi durante la recente Conferenza dei Sindaci dedicata all’emergenza sanitaria del Vibonese, spicca quello della dottoressa Alessia Piperno, medico del 118 e responsabile provinciale del Sindacato Medici Italiani (SMI).
Chi segue Vivipress sa bene che il nostro giornale, da tempo, guarda con particolare attenzione all’attività professionale e sindacale della dottoressa Piperno. Non per appartenenza o vicinanza personale, ma perché, in una stagione nella quale troppo spesso il dibattito sulla sanità si è consumato tra accuse reciproche e sterili polemiche, Alessia Piperno ha sempre scelto un’altra strada: quella della competenza, del confronto istituzionale e delle proposte.
Anche questa volta il suo intervento ha seguito lo stesso filo conduttore.
«È finito il tempo dell’analisi, bisogna passare alle soluzioni», ha affermato rivolgendosi ai sindaci, spiegando come l’emergenza territoriale non possa più attendere programmi di lungo periodo ma richieda interventi immediati.
Parole pronunciate non tanto nella veste di rappresentante sindacale, quanto soprattutto in quella di medico che ogni giorno vive sulla propria pelle le criticità del servizio di emergenza-urgenza.
Due, in particolare, i nodi sui quali Alessia Piperno ha concentrato la sua attenzione.
Il primo riguarda la formazione del personale della Centrale Operativa 118. Una questione apparentemente tecnica ma che, nella realtà, incide direttamente sulla sicurezza dei cittadini. Secondo il medico, troppo spesso esiste una significativa differenza tra il codice di gravità assegnato telefonicamente e la reale situazione clinica riscontrata dagli equipaggi una volta giunti sul posto.
Una valutazione non corretta significa impegnare inutilmente mezzi e personale che potrebbero invece risultare decisivi per un’emergenza reale verificatasi pochi chilometri più in là.
Per questo Alessia Piperno ha chiesto di rafforzare la formazione clinica degli operatori di centrale, ricordando che il triage telefonico è un vero atto sanitario e non un semplice servizio di smistamento delle chiamate.
Ma non solo.
Ha proposto di istituire momenti periodici di confronto tra chi opera nelle centrali e chi lavora sulle ambulanze, affinché il 118 possa diventare davvero una squadra unita, superando incomprensioni e distanze che spesso derivano semplicemente dal fatto di non conoscersi.
Il secondo tema affrontato riguarda invece l’organizzazione complessiva del servizio.
La riduzione delle ambulanze operative, la cronica carenza di infermieri e medici, i continui spostamenti di personale verso altri servizi e la conseguente difficoltà a garantire postazioni pienamente funzionanti rappresentano, secondo Piperno, un’emergenza nell’emergenza.

Particolarmente significativa la denuncia delle cosiddette “operazioni ad incastro”, con autisti costretti a spostarsi tra diverse postazioni per recuperare un infermiere e rendere operativa un’ambulanza.
Una situazione che, ha sottolineato, mortifica la professionalità degli operatori e mette a rischio il diritto costituzionale alla salute.
Pur riconoscendo gli sforzi compiuti da Azienda Zero per accelerare concorsi e assunzioni, Alessia Piperno ha evidenziato un problema ancora più profondo: il lavoro nel 118 ha progressivamente perso attrattività.
Finché non verranno riconosciute condizioni economiche e professionali adeguate, difficilmente nuovi medici e infermieri sceglieranno di lavorare nell’emergenza territoriale.
Da qui due proposte molto precise: l’introduzione di una specifica indennità per tutto il personale del 118 — medici, infermieri e autisti soccorritori — e l’immediata attivazione delle prestazioni aggiuntive per consentire di coprire i turni scoperti nell’attesa che vengano completati i nuovi reclutamenti.
Ma forse il passaggio più intenso del suo intervento è arrivato nelle conclusioni.
Abbandonando numeri e statistiche, Alessia Piperno ha ricordato i volti delle persone soccorse negli anni, citando alcuni pazienti che grazie all’intervento tempestivo del 118 hanno potuto continuare a vivere. Un richiamo semplice ma potente, perché dietro ogni ambulanza che tarda ad arrivare non ci sono dati statistici, bensì persone, famiglie, storie.
«L’emergenza può bussare alla porta di chiunque», ha ricordato ai sindaci. E quando quel momento arriva, l’unica cosa che conta è sapere che qualcuno risponderà: “Eccoci”.
È difficile non condividere una visione così concreta della sanità.
Da tempo Vivipress sostiene che il rilancio del sistema sanitario vibonese non possa passare soltanto da nuovi ospedali o da riforme organizzative, pur indispensabili, ma anche dalla valorizzazione di quei professionisti che ogni giorno garantiscono il funzionamento dei servizi essenziali.
L’intervento della dottoressa Alessia Piperno va letto proprio in questa chiave: non una denuncia fine a sé stessa, ma un contributo tecnico, autorevole e costruttivo che mette al centro il diritto dei cittadini ad avere un servizio di emergenza efficiente e operatori messi finalmente nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro.
Ora la parola passa alle istituzioni. Perché, come ha ricordato la stessa Piperno, il tempo delle analisi è ormai finito. Il 118 del Vibonese ha bisogno di risposte, non di nuove attese.










