Negli ultimi mesi, non sono pochi i dubbi sulla gestione della politica culturale cittadina, una gestione che appare priva di una programmazione organica e di una prospettiva
Dopo il forte intervento del maestro Francescantonio Pollice, che nei giorni scorsi aveva denunciato le incertezze istituzionali e le difficoltà che rischiano di compromettere il lavoro costruito negli anni nel settore dello spettacolo e della cultura, arriva adesso una riflessione altrettanto significativa firmata da Enrica Candela, insegnante, coreografa, regista, direttore artistico dell’associazione Veipo Cam e critica d’arte per il Ministero della Cultura.
Una voce autorevole che si unisce a quella di Pollice e che, ancora una volta, pone al centro una questione che questa redazione segue da tempo con crescente preoccupazione: il ruolo della cultura nella città di Vibo Valentia.
Sono, questi, richiami, appelli, talvolta veri e propri gridi d’allarme. E quando a parlare è chi ha dedicato un’intera vita alla formazione, alla ricerca artistica, alla danza, al teatro e alla crescita culturale del territorio, quel grido merita di essere ascoltato.
Vivipress ha sempre sostenuto che una comunità senza una visione culturale è una comunità destinata ad impoverirsi. Per questo motivo, negli ultimi mesi, abbiamo più volte manifestato dubbi sulla gestione della politica culturale cittadina, una gestione che appare priva di una programmazione organica e di una prospettiva capace di valorizzare il patrimonio umano e artistico presente sul territorio.
Il documento di Enrica Candela parte proprio dalla denuncia delle difficoltà che vivono operatori culturali e associazioni: «Il ritardo ed i ritardi di sostegno economico, il disinteresse ad attività dell’ambito culturale e produttivo del mondo dell’arte e dello spettacolo – scrive – generano gravi danni e determinano il fallimento produttivo, organizzativo e gestionale di un programma, di un progetto».
Parole pesanti, che fotografano una realtà conosciuta da chi quotidianamente lavora nella produzione culturale e che non riguardano soltanto le risorse economiche, ma soprattutto la mancanza di una visione.

Enrica Candela ricorda, quindi, come l’associazione Veipo Cam abbia costruito negli anni un percorso fatto di ricerca, innovazione e apertura sociale: «L’Associazione Veipo Cam ha realizzato nel tempo importanti programmi polivalenti, di ricerca, innovativi e di apertura con lo scopo di veicolare la tesi che una programmazione culturale e artistica elevata e complessa debba, comunque, essere veicolata in modo che tutti possano accedervi per migliorare sia la conoscenza che la competenza favorendo così la crescita e l’educazione del territorio».
È proprio questo il punto sul quale vale la pena soffermarsi. La cultura non rappresenta un lusso riservato a pochi, ma uno strumento di crescita collettiva, di educazione civica e di sviluppo sociale. Una città che rinuncia a investire in questa direzione rinuncia inevitabilmente anche alla propria capacità di costruire futuro.
L’artista vibonese evidenzia inoltre come la perdita di un vero spazio culturale abbia inciso profondamente sul tessuto cittadino: «Per troppi anni siamo stati privati di una risorsa che appartiene al patrimonio culturale della nostra città… tale perdita e mancanza ha contribuito fortemente alla disgregazione dei valori associativi, propulsivi e costruttivi».
Una riflessione che appare difficilmente contestabile. Il teatro non è soltanto un edificio. È un luogo di incontro, di confronto, di crescita, di formazione delle nuove generazioni e di costruzione di identità collettiva.
Enrica Candela descrive con lucidità anche le continue difficoltà che hanno accompagnato negli anni il mondo culturale vibonese: «L’iter della realtà culturale, artistica e produttiva della città e del teatro di Vibo Valentia sembra una storia senza fine in cui sorgono continuamente problemi legati a permessi, a difficoltà economiche e gestionali, a problematiche di ritardo e ostruzione».
Da qui nasce la richiesta di un deciso cambio di passo: «Va, dunque, stimolata ed accresciuta una diversa visione in cui i valori e le competenze debbono essere salvaguardate e va sostenuta una capacità critica evoluta rispetto alle proposte ed ai programmi da valutare».
Nel suo intervento non manca un riconoscimento esplicito al lavoro svolto da AMA Calabria e dal maestro Francescantonio Pollice: «Sicuramente un plauso va all’Associazione Ama Calabria ed al maestro Pollice che con il loro programma hanno dimostrato di aver portato avanti un serio programma ed una visione realizzativa chiara».
Infine arriva quella che rappresenta la proposta più significativa: immaginare il teatro comunale come un autentico centro culturale permanente: «Il Comune di Vibo Valentia dovrebbe ricercare elementi determinanti e fondamentali con più voci, che ci consentano di raggiungere una visione condivisa, di un teatro inteso aperto, luogo d’incontro e importante punto di riferimento».
E ancora: «Uno spazio culturale polivalente inserito in un sistema attivo aperto alla partecipazione di tutti… un punto di aggregazione che guarda, con particolare attenzione, al mondo della scuola, al mondo dei ragazzi… La sala teatrale dovrebbe essere a disposizione anche degli artisti della città, del territorio e della regione».
È una proposta che va ben oltre la semplice riapertura di un contenitore. È una concezione moderna della cultura come servizio pubblico, come motore di crescita civile e come investimento sul futuro.
Questa è la direzione che Vivipress continua a ritenere imprescindibile. Le parole di Enrica Candela non rappresentano una polemica sterile, ma il contributo di chi conosce profondamente il settore e invita le istituzioni a costruire una strategia culturale condivisa, stabile e lungimirante.
La cultura non può vivere di iniziative episodiche né essere relegata ai margini dell’agenda amministrativa. Deve diventare una priorità politica, perché è proprio attraverso la cultura che una città costruisce la propria identità, forma i cittadini di domani e diventa attrattiva.
Se il grido lanciato da Francescantonio Pollice aveva acceso un campanello d’allarme, quello di Enrica Candela ne amplifica il significato. Sarebbe un errore non ascoltarlo. Perché quando a chiedere attenzione sono alcune delle migliori energie culturali del territorio, la risposta non può essere il silenzio, ma una programmazione finalmente all’altezza delle aspettative di una comunità che merita di ritrovare nella cultura uno dei propri principali punti di riferimento.











