Continua l’impegno nel denunciare le criticità della sanità territoriale. Una riflessione che non cerca lo scontro, ma punta a individuare le cause dei problemi e le possibili soluzioni
Il documento firmato da Soccorso Capomolla è un intervento che va oltre la semplice denuncia per diventare un invito ad aprire una riflessione seria sul funzionamento della sanità pubblica.
Si parte dall’ultimo posto occupato dalla sanità territoriale di Vibo Valentia nei Livelli Essenziali di Assistenza per analizzare, con dati e argomentazioni, le criticità di un sistema che continua a penalizzare i cittadini più fragili.
Da tempo ViViPress segue le vicende della sanità vibonese, dando voce ai pazienti, alle famiglie e agli operatori che ogni giorno si confrontano con carenze organizzative, ritardi e difficoltà. Per questo riteniamo importante ospitare una riflessione che non cerca lo scontro, ma punta a individuare le cause dei problemi e le possibili soluzioni.
Capomolla scrive parole che meritano di essere riportate integralmente: “Le classifiche, da sole, raccontano poco. Un numero può suscitare curiosità, alimentare qualche polemica e riempire per un giorno le pagine dei giornali. Ma quando quel numero riguarda la qualità dell’assistenza sanitaria, dietro ogni punto perso non c’è una statistica: ci sono persone, famiglie, storie di fragilità”.
Ed è proprio questo il punto centrale: dietro gli indicatori ci sono persone che attendono una risposta, famiglie lasciate sole e cittadini che chiedono soltanto il rispetto del diritto costituzionale alla salute.
A suo giudizio, “le undici dimissioni… rappresentano l’immagine più evidente di un modello organizzativo che sembra riproporre criticità ormai strutturali”, mentre i dati sui LEA evidenziano gravi carenze nell’accessibilità ai servizi, nella tempestività della presa in carico e soprattutto nella continuità assistenziale.
Particolarmente significativo è il passaggio in cui osserva che “una rete territoriale moderna non si misura soltanto dal numero delle strutture autorizzate o dalle risorse economiche assegnate. Si misura dalla capacità di mettere realmente in relazione ospedali, Distretti, Unità di Valutazione Multidimensionale, RSA, assistenza domiciliare, medici di medicina generale e servizi sociali in un unico percorso di presa in carico”.
È una considerazione che condividiamo. Da tempo il nostro giornale sostiene che il vero banco di prova della sanità non è rappresentato dagli annunci, ma dalla capacità di garantire percorsi di cura continui, tempestivi e realmente vicini alle esigenze dei cittadini.
Capomolla pone quindi una serie di interrogativi destinati a far riflettere: “Come è possibile che un territorio dotato di strutture accreditate, professionisti qualificati e risorse economiche dedicate continui a registrare risultati così deludenti?… Perché esistono posti letto autorizzati che rimangono inutilizzati mentre aumentano i bisogni assistenziali?”
Domande che, come egli stesso precisa, “non cercano colpevoli, ma responsabilità e soluzioni”.
L’analisi si concentra anche sul ruolo dell’Unità di Valutazione Multidimensionale, ricordando che “non è chiamata a svolgere una mera funzione autorizzativa, ma a costruire… il percorso più appropriato per ciascun paziente” e che “la valutazione multidimensionale non costituisce un adempimento formale”, ma rappresenta uno strumento essenziale per assicurare appropriatezza e continuità delle cure.
Nelle conclusioni emerge forse il messaggio più forte dell’intero documento: “L’ultimo posto nei LEA non è soltanto una posizione in una graduatoria. È la misura della distanza che separa un territorio dal diritto costituzionale alla salute”.
Una distanza che, secondo Soccorso Capomolla, può essere colmata soltanto “affrontando con coraggio le criticità organizzative, valorizzando le competenze professionali… e ponendo gli esiti clinici al centro delle decisioni”.
È un richiamo che non può lasciare indifferenti. Al di là delle inevitabili valutazioni tecniche e delle responsabilità che competono agli organismi preposti, il tema sollevato riguarda tutti: istituzioni, operatori sanitari e cittadini. Perché una sanità che funziona non è un privilegio, ma un diritto, e ogni contributo serio e documentato che punta a migliorarla merita attenzione e ascolto.










