Il portavoce del Forum del Terzo Settore interviene nel dibattito aperto da Soccorso Capomolla e rilancia la necessità di un confronto costruttivo: «Il cittadino malato deve essere sempre al centro»
«Servono risorse, integrazione tra servizi e una vera presa in carico della persona».
Il dibattito sulla sanità vibonese continua ad alimentarsi di contributi e riflessioni. Dopo l’intervento di Soccorso Capomolla, che aveva posto l’attenzione sulle criticità del sistema e sulle difficoltà vissute quotidianamente dai cittadini, arriva la voce del Forum del Terzo Settore attraverso il suo portavoce Giuseppe Conocchiella, che sceglie ancora una volta la strada del confronto e della proposta. Una posizione che parte da una premessa precisa: le associazioni del territorio, e in particolare quelle impegnate nel mondo della disabilità e della fragilità, da anni chiedono strumenti capaci di garantire una reale continuità assistenziale.
«L’ANGSA e il Forum – scrive Conocchiella – è dal 2019 che chiedono che l’UVM venga attivata per i Progetti di Vita, per la continuità sanitaria e sociosanitaria».
Il riferimento è all’Unità di Valutazione Multidisciplinare, uno strumento fondamentale per costruire percorsi personalizzati di presa in carico delle persone fragili, soprattutto nell’ambito della disabilità, evitando frammentazioni tra interventi sanitari e sociali. Proprio sul tema dei Progetti di Vita, il territorio vibonese ha più volte evidenziato la necessità di una maggiore integrazione tra Asp, Comuni, Ambiti territoriali sociali e Terzo Settore: «Non basta denunciare, bisogna costruire soluzioni».
Nel suo intervento, il portavoce del Forum non risparmia una riflessione critica sul modo in cui spesso viene affrontato il tema della sanità:«Si è preferito scendere in piazza solo a gridare contro gli operatori sanitari e i commissari per i pochi casi di malasanità che si verificano».
Una considerazione che non vuole negare le difficoltà del sistema, ma richiamare l’attenzione sulla necessità di un approccio diverso: meno contrapposizione e più responsabilità condivisa: «Garantire i LEA e i LEPS nella provincia è un obiettivo ambizioso – afferma Conocchiella – al quale la governance attuale risponde: siamo partiti dal nulla e stiamo recuperando il gap».
Un giudizio che riconosce la complessità della situazione e, allo stesso tempo, richiama tutti gli attori coinvolti a uno sforzo comune.
Il portavoce del Forum pone però l’attenzione anche sulle criticità della fase di transizione della riforma sanitaria territoriale: «Intanto il transitorio sui servizi territoriali con la rivoluzione delle Case della Comunità e Ospedali lascia molto a desiderare – scrive – non essendo esplicitata la interconnessione fisica e il coordinamento tra i vari servizi per la presa in carico del paziente fino alla dimissione».
Un passaggio centrale: perché la riorganizzazione della sanità territoriale non può limitarsi alla realizzazione di nuove strutture, ma deve tradursi in una rete realmente funzionante, capace di accompagnare il cittadino lungo tutto il percorso di cura.È una delle grandi sfide che attendono il territorio vibonese: trasformare i nuovi modelli organizzativi in servizi concreti e facilmente accessibili.
La parte conclusiva dell’intervento di Conocchiella rappresenta soprattutto un appello alla collaborazione: «Ogni proposta costruttiva sarà utile a far capire a chi applica, come imposto, la riforma che il cittadino ammalato è l’unico soggetto che ha sempre ragione e va servito trovando soldi e risorse umane e materiali».
Una frase che sintetizza la posizione del Forum: il punto di riferimento deve essere la persona, con i suoi bisogni e le sue fragilità, non soltanto l’organizzazione burocratica del sistema.
Il Terzo Settore, dunque, rivendica un ruolo di interlocutore attivo nelle scelte sulla sanità e sul welfare, chiedendo che il confronto con istituzioni e aziende sanitarie diventi sempre più strutturato. La strada indicata è quella di una sanità partecipata, dove associazioni, professionisti, istituzioni e cittadini possano contribuire a costruire un modello più vicino alle esigenze reali della comunità.
Perché, come ricorda Conocchiella, al centro di ogni riforma deve rimanere una certezza: prima delle procedure viene la persona: «Il cittadino ammalato è l’unico soggetto che ha sempre ragione»









