Confronto tra istituzioni, tecnici e amministratori nella Casa della Cultura. Dal monitoraggio delle acque alla prevenzione dell’inquinamento, il messaggio: le decisioni devono poggiare sui dati e sulla collaborazione, non sulle percezioni
Per la prima volta i temi della scienza, del mare e dell’ambiente sono stati affrontati in maniera organica, mettendo attorno allo stesso tavolo istituzioni, amministratori, ricercatori e tecnici chiamati a confrontarsi non soltanto sulle criticità della costa tirrenica vibonese, ma soprattutto sugli strumenti per prevenirle e affrontarle con metodo scientifico.
Il convegno “Scienza, mare e ambiente – Le tecniche per il monitoraggio ambientale”, ospitato nella Casa della Cultura di Pizzo e promosso dal Comune in collaborazione con Regione Calabria, ARPACAL, ISPRA e Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), ha rappresentato un momento di particolare rilievo per un territorio che, soprattutto durante la stagione estiva, vive con crescente attenzione tutto ciò che riguarda la qualità del mare.
A moderare i lavori è stato il giornalista Maurizio Bonanno, accompagnando un confronto che ha visto la partecipazione del prefetto di Vibo Valentia Anna Aurora Colosimo, di numerosi amministratori locali, dei rappresentanti degli enti preposti alla tutela ambientale e di autorevoli esperti del settore.
Uno dei messaggi più forti emersi nel corso del convegno riguarda la necessità di cambiare approccio. Se il contrasto agli scarichi abusivi, all’abbandono dei rifiuti e agli illeciti ambientali resta fondamentale, da solo non basta. Concetti importanti per come evidenziato dal sindaco di Pizzo, Sergio Pititto, che ha voluto questo incontro reso possibile grazie all’impegno dell’assessore comunale all’Ambiente, Gioacchino Puglisi.
La vera sfida è la prevenzione. Un concetto pienamente in linea con le strategie europee che puntano ad intervenire prima che il danno ambientale si produca, attraverso monitoraggi costanti, pianificazione e cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti.
L’obiettivo finale è quello di preservare uno dei tratti costieri più preziosi del Mediterraneo, restituendogli pieno valore ambientale, turistico ed economico.
Nel corso dell’incontro sono stati illustrati i principali strumenti tecnico-scientifici oggi disponibili per la tutela dell’ambiente marino.



Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione delle acque di balneazione, alla corretta gestione della Posidonia oceanica spiaggiata e allo studio delle proliferazioni algali, fenomeni spesso al centro del dibattito pubblico ma che richiedono competenze specifiche per essere interpretati correttamente.
I contributi delle ricercatrici ISPRA Roberta De Angelis, Patrizia Borrello ed Emanuela Spada, insieme all’intervento della dirigente chimica di ARPACAL Domenica Ventrice, hanno evidenziato come il monitoraggio ambientale moderno nasca dall’integrazione tra osservazioni sul campo, analisi di laboratorio, ricerca scientifica e corretta informazione ai cittadini.
Uno dei temi inevitabilmente affrontati è stato quello relativo al tratto di costa di Pineta Mare, a Pizzo, dove da anni vengono segnalate colorazioni verdastre delle acque che alimentano dubbi e preoccupazioni tra residenti e turisti.
Sul punto è intervenuto il Direttore generale di ARPACAL, Michelangelo Iannone, che ha rassicurato sulla qualità delle attività di monitoraggio svolte dall’Agenzia, invitando al tempo stesso a distinguere tra percezioni e dati scientifici.
Un concetto che Iannone ha sintetizzato con una frase destinata a rimanere tra le più significative dell’intero convegno: «Le evidenze scientifiche non si determinano attraverso il consenso o il confronto delle opinioni, ma mediante dati verificabili, metodo scientifico e valutazioni tecniche.»
Per spiegare ancora meglio questo principio ha richiamato una celebre espressione della divulgazione scientifica: «La velocità della luce non si decide per alzata di mano».
Un richiamo forte alla necessità di affrontare fenomeni complessi, come le colorazioni anomale del mare o le fioriture algali, evitando conclusioni affrettate e affidandosi invece alle analisi condotte dagli organismi competenti.
Nel suo intervento il prefetto Anna Aurora Colosimo ha sottolineato come la tutela dell’ambiente rappresenti una responsabilità condivisa. Ha evidenziato il crescente senso di responsabilità mostrato dalle amministrazioni locali, sempre più orientate a collaborare con gli enti tecnici per prevenire le criticità e garantire risposte rapide ai cittadini.
Una collaborazione che, secondo quanto emerso durante il confronto, rappresenta oggi il vero valore aggiunto nella gestione delle problematiche ambientali.
A chiudere i lavori è stato l’assessore regionale all’Ambiente Antonio Montuoro, che, richiamando anche l’intervento del direttore generale del Dipartimento Ambiente Salvatore Siviglia, ha ribadito la volontà della Regione Calabria di rafforzare ulteriormente il raccordo tra istituzioni, strutture tecniche e organismi deputati alla tutela del mare.
L’idea che emerge dal convegno è quella di una governance fondata sulla cooperazione, sulla qualità delle evidenze scientifiche e sulla capacità di trasformare la conoscenza in decisioni operative.
L’aver voluto il Direttore di ViViPress a moderare l’incontro è la conferma di una linea editoriale portata aventi che ha come riferimento l’idea che in un territorio che vive di turismo, mare e ambiente, iniziative come quella ospitata a Pizzo assumono un significato che va ben oltre il semplice confronto tecnico.
Troppo spesso il dibattito pubblico sull’inquinamento marino si sviluppa tra allarmismi, polemiche e informazioni parziali. La risposta non può essere né minimizzare i problemi né amplificarli senza riscontri. La strada indicata dal convegno appare quella più credibile: investire nella ricerca, nel monitoraggio continuo, nella trasparenza dei dati e nella collaborazione tra istituzioni.
Perché soltanto una conoscenza scientifica condivisa può trasformarsi in tutela concreta dell’ambiente e in una garanzia per cittadini, operatori turistici e visitatori, preservando un patrimonio naturale che rappresenta una delle principali ricchezze della costa vibonese.











