Da Vibo Valentia ai più prestigiosi centri di ricerca internazionali. Il giovane fisico è tra gli autori della review che potrebbe rivoluzionare lo studio dell’universo e mettere alla prova la teoria della relatività di Einstein. Un orgoglio per l’intera città
Ci sono notizie che vanno ben oltre il semplice successo personale e diventano patrimonio di un’intera comunità. È il caso di Gregorio Carullo, giovane ricercatore nato e cresciuto a Vibo Valentia, oggi tra gli scienziati che stanno contribuendo a scrivere una delle pagine più affascinanti della fisica contemporanea.
Per chi, come noi, ha conosciuto personalmente Gregorio fin da ragazzo, vederlo oggi protagonista della ricerca scientifica internazionale rappresenta motivo di autentico orgoglio, oltre che la conferma di quanto talento, impegno e determinazione possano portare un giovane vibonese ai massimi livelli del panorama accademico mondiale.
Gregorio Carullo figura infatti tra gli autori di un’importante review internazionale, coordinata dall’Università di Birmingham, dalla Johns Hopkins University e dal Niels Bohr Institute e pubblicata sulla rivista Classical and Quantum Gravity, dedicata a una delle sfide più ambiziose dell’astrofisica moderna: “ascoltare” il suono dei buchi neri dopo la loro collisione.
Può sembrare fantascienza, ma non lo è. Quando due buchi neri si fondono, il gigantesco corpo celeste che nasce dalla collisione emette onde gravitazionali caratterizzate da particolari vibrazioni, i cosiddetti “modi quasi normali”, una sorta di firma sonora che gli scienziati possono analizzare.
È proprio questa fase, chiamata ringdown, a consentire di ricavare informazioni preziosissime: dalla massa del nuovo buco nero alla sua velocità di rotazione, fino alla possibilità di verificare, nelle condizioni più estreme dell’universo, se la teoria della relatività generale di Albert Einstein continui a descrivere correttamente il comportamento della gravità. La cosiddetta spettroscopia dei buchi neri, spiegano gli studiosi, sta rapidamente passando dall’essere un’ipotesi teorica a una vera disciplina sperimentale.
Dopo la laurea e il dottorato in Fisica all’Università di Pisa, arricchiti da lunghi periodi di ricerca negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi e in Germania, Gregorio Carullo è approdato nel 2024 all’Università di Birmingham come assistant professor in tenure track presso l’Istituto per l’Astronomia Gravitazionale diretto dal professor Alberto Vecchio.
Il suo valore di ricercatore scientifico è ormai così consolidato e riconosciuto che Media Inaf, notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica, lo ha intervistato.

Nell’intervista rilasciata a Media INAF Gregorio Carullo racconta di aver trovato un ambiente giovane, dinamico e altamente meritocratico, dove la ricerca viene sostenuta da un sistema di finanziamenti stabile e trasparente. Un contesto che ha favorito non solo la sua crescita professionale, ma anche quella della sua compagna, violinista specializzata nella musica barocca, che in Inghilterra ha potuto sviluppare il proprio percorso artistico.
Alla base della sua carriera c’è una curiosità coltivata fin da bambino. Nell’intervista Carullo spiega come il fascino per la fisica sia nato dalla voglia di comprendere i meccanismi che regolano l’universo. Un interesse che, con gli anni, si è trasformato nella scelta di dedicarsi alle onde gravitazionali e ai buchi neri, uno dei campi più innovativi della ricerca contemporanea.
Il suo lavoro consiste nello sviluppare strumenti teorici e matematici capaci di interpretare i segnali captati dai grandi osservatori di onde gravitazionali sparsi nel mondo, trasformando quelle minuscole increspature dello spazio-tempo in informazioni preziose sulla natura dei fenomeni cosmici.
Secondo Gregorio Carullo, il futuro della disciplina sarà segnato dall’arrivo di strumenti sempre più sensibili, capaci di registrare un numero crescente di collisioni fra buchi neri e di analizzarne con precisione il “ringdown”. Ogni nuova osservazione rappresenterà un banco di prova per la teoria della relatività generale e potrebbe perfino aprire la strada alla scoperta di una nuova fisica, oltre il modello elaborato da Einstein oltre un secolo fa.
In una terra che troppo spesso vede partire i propri giovani migliori, la storia di Gregorio Carullo racconta invece quanto il talento nato a Vibo Valentia possa conquistare i più prestigiosi laboratori del mondo.
È la dimostrazione che la ricerca scientifica italiana continua a formare eccellenze capaci di competere a livello internazionale e che anche da una città del Sud possono nascere studiosi destinati a contribuire alle grandi sfide della conoscenza umana.
Mentre lui studia i misteri dell’universo e prova a decifrare il “suono” dei buchi neri, Vibo Valentia può guardare con orgoglio a uno dei suoi figli migliori, consapevole che dietro ogni importante scoperta scientifica ci sono anche le radici, la passione e i valori di una comunità che, oggi più che mai, ha motivo di sentirsi rappresentata ai massimi livelli della ricerca mondiale.












