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La Fontana della Vergogna di Palermo. Storia, simboli e leggende della Fontana Pretoria

La Fontana della Vergogna di Palermo. Storia, simboli e leggende della Fontana Pretoria

da admin_slgnwf75
2 Agosto 2026
in viaggi e crociere
Tempo di lettura: 5 minuti
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Itinerari di vacanza suggeriti dalla giornalista esperta nel settore dei viaggi e delle crociere, per i lettori di ViViPress

di Liliana Carla Bettini

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La Fontana Pretoria è una delle tappe più affascinanti di una passeggiata nel centro storico di Palermo.

Osservandola con attenzione si scopre molto più di una semplice fontana. È un racconto scolpito nel marmo, sospeso tra arte, storia, politica, mitologia e leggenda. Un’opera che ha attraversato l’Italia per diventare uno dei simboli più amati e misteriosi di Palermo.

Nel cuore del centro storico di Palermo, a pochi passi dai Quattro Canti e dalla Chiesa di San Giuseppe dei Teatini, si apre una delle piazze più suggestive della città: Piazza Pretoria.

Al centro domina la monumentale Fontana Pretoria, conosciuta dai palermitani come Fontana della Vergogna.

Le sue vasche concentriche, le statue in marmo, le figure mitologiche e i giochi d’acqua creano un insieme armonioso e sorprendente che ancora oggi lascia senza parole chiunque la osservi.

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Pochi sanno però che questa straordinaria opera non fu realizzata per Palermo.

Prima di raggiungere la Sicilia attraversò l’Italia e visse una storia complessa, fatta di debiti, smontaggi, trasporti difficili e leggende popolari.

La fontana fu commissionata nel 1554 dal nobile spagnolo Don Luigi de Toledo allo scultore fiorentino Francesco Camilliani. L’opera era destinata al giardino della sua villa nei pressi di Firenze e venne progettata come una grandiosa composizione scenografica ricca di statue, vasche e giochi d’acqua.

Anche Giorgio Vasari ne rimase profondamente colpito e la descrisse come una fontana straordinaria, tra le più ricche e sontuose mai realizzate in Italia.

Circa vent’anni dopo la famiglia Toledo, gravata dai debiti, decise di venderla. Il Senato palermitano la acquistò per la considerevole somma di 30.000 scudi con l’intento di collocarla davanti al Palazzo Pretorio, sede del governo cittadino.

La fontana arrivò a Palermo il 26 maggio 1574, completamente smontata e suddivisa in 644 pezzi.

Il trasporto fu complesso. Alcune parti si danneggiarono durante il viaggio, altre non arrivarono mai in Sicilia perché trattenute dal precedente proprietario.

Per collocare il monumento nell’attuale piazza fu necessario modificare lo spazio urbano e demolire alcuni edifici circostanti. Il risultato fu una scenografia monumentale completamente diversa da quella originaria, adattata alla piazza e al contesto architettonico palermitano.

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L’origine del soprannome è legata a diverse interpretazioni.

Secondo la versione più accreditata, il nome deriverebbe dall’enorme somma spesa dal Senato palermitano per acquistare la fontana in un periodo segnato da povertà, carestie e difficoltà economiche.

Il monumento sarebbe così diventato il simbolo degli sprechi, della corruzione e del malcostume della classe politica cittadina.

Un’altra leggenda collega invece il soprannome alla nudità delle statue.

Si racconta che le religiose del vicino convento di Santa Caterina fossero profondamente scandalizzate dalle figure nude e fossero costrette a coprirsi il volto ogni volta che attraversavano la piazza.

Secondo una versione più colorita della leggenda, una notte alcune suore avrebbero perfino danneggiato le parti intime delle statue maschili, stanche di dover tollerare quella vista.

Non esistono prove certe di questo episodio, ma il racconto continua ancora oggi ad alimentare il fascino e il mistero della fontana.

La fontana è realizzata in marmo di Carrara e si sviluppa su tre livelli concentrici, collegati da scalinate, balaustre e vasche. Alla base si trovano quattro grandi vasche ornate da figure allegoriche che rappresentano alcuni corsi d’acqua di Palermo, l’Oreto, il Papireto, il Gabriele, il Maredolce.

Accanto alle vasche compaiono tritoni, nereidi, sirene e numerose creature mitologiche.

La scalinata che conduce al secondo livello è decorata con nicchie, teste di animali e mostri fantastici dalle cui bocche sgorga l’acqua. Tra le statue è possibile riconoscere diverse divinità e personaggi della mitologia classica, tra cui Venere, Adone, Ercole, Apollo, Diana e Pomona. Al livello superiore si trova una vasca più piccola sormontata da una figura tradizionalmente identificata con Bacco.

Il poeta monrealese Antonio Veneziano ricevette il compito di reinterpretare le figure mitologiche della fontana in chiave palermitana.

La statua collocata nella parte più alta venne così identificata con il Genio di Palermo, antica divinità protettrice della città insieme a Santa Rosalia.

Il Genio rappresenta lo spirito di Palermo, la sua identità, la sua storia e la capacità di resistere alle dominazioni e ai cambiamenti.

La Fontana Pretoria non è soltanto una straordinaria opera decorativa.

Le statue, le vasche e la disposizione delle figure sembrano seguire un complesso programma simbolico.

Le otto statue poste alle estremità del complesso delimitano lo spazio fisico della fontana, ma sono state interpretate anche come simboli dei confini del tempo e dello spazio.

Secondo alcune letture rappresenterebbero una sorta di passaggio ideale verso una dimensione superiore, quasi una porta simbolica verso la Gerusalemme Celeste. Ogni elemento del monumento sembra quindi raccontare qualcosa: la natura, l’acqua, il mito, il potere e il rapporto tra la città e il mondo antico.

La grandiosità della Fontana Pretoria potrebbe aver influenzato anche altri grandi artisti.

Circa un secolo dopo Gian Lorenzo Bernini realizzò a Roma la celebre Fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona.

La composizione monumentale e l’uso simbolico delle figure fluviali ricordano alcuni aspetti già presenti nella fontana palermitana.

La cancellata in ferro battuto che circonda oggi la fontana fu aggiunta nel 1858.

Il progetto venne affidato all’architetto Giovanni Battista Filippo Basile, uno dei grandi protagonisti dell’architettura palermitana dell’Ottocento. La struttura protegge il monumento e contribuisce a definirne lo spazio scenografico all’interno della piazza.

Tags: fontanaFontana Pretorialeggendemarmopalermosimbolistatuestoriavergogna

admin_slgnwf75

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