Portare la poesia all’interno di un istituto penitenziario significa riconoscere che la cultura può diventare uno strumento concreto di crescita
la Casa Circondariale di Vibo Valentia ospita un incontro dedicato alla poesia, alla riflessione e al dialogo. Protagonista dell’iniziativa la raccolta poetica A tu per tu di Domenico Nardo, che incontrerà i detenuti in un confronto aperto con la prof.ssa Antonella Moschella.
L’iniziativa è resa possibile grazie alla sensibilità della Direttrice della Casa Circondariale, Angela Marcello, da sempre attenta a promuovere percorsi culturali che riconoscono nella lettura, nel dialogo e nella cultura strumenti autentici di crescita personale e di riflessione sul valore rieducativo della pena.

L’incontro non sarà una semplice presentazione letteraria, ma un’occasione di autentico confronto umano. Domenico Nardo condividerà con i detenuti il percorso personale e spirituale che ha dato origine alla raccolta, raccontando come la poesia possa diventare uno strumento di ascolto della coscienza, di ricerca interiore e di rinascita.
Antonella Moschella accompagnerà questo percorso con la sua lettura critica dell’opera, mettendone in luce gli aspetti letterari, umani e spirituali e guidando il dialogo con i presenti. Il confronto tra autore e relatrice offrirà ai partecipanti una riflessione condivisa sul valore della parola poetica e sulla capacità della letteratura di interrogare la coscienza. Il titolo A tu per tu racchiude il significato più profondo della raccolta: avere il coraggio di mettersi di fronte a sé stessi, riconoscere le proprie fragilità, affrontare il peso degli errori, ma anche riscoprire la speranza e la possibilità di cambiare.
Attraverso poesie come Paura di volare, Grido, Il mistero, Oltre, Il vento e L’impermeabile, l’incontro toccherà temi universali quali la libertà interiore, il dolore, la responsabilità delle proprie scelte, il perdono, la fede e la rinascita. Sono testi che non giudicano né impartiscono lezioni, ma invitano ciascuno a intraprendere un dialogo sincero con la propria coscienza.
Portare la poesia all’interno di un istituto penitenziario significa riconoscere che la cultura può diventare uno strumento concreto di crescita. La pena limita la libertà fisica, ma non può impedire all’uomo di riflettere, maturare e riscoprire il proprio valore. L’incontro del 6 agosto vuole essere un momento di ascolto reciproco, nel quale la poesia diventa occasione di confronto, speranza e rinascita. Perché la vera libertà nasce quando si trova il coraggio di guardarsi dentro e mettersi, davvero, “a tu per tu” con la propria coscienza.











