Cronache dal Palagio del Baccarat. Quando i libri persero la partita e Churchill, sentendo odore di… bruciato, rispedì tutto a Pantalone
di Marcella Bardi
Non che al convento i problemi fossero mai mancati. Eppure, quella povera struttura non aveva lesinato aiuto a nessuno. Aveva mantenuto padri e figli. Aveva salvato famiglie prima di cadere in disgrazia. Ma pensare di affidarne la salvezza ai tre moschettieri, era davvero troppo.
Udite bene: un palazzo già diroccato da ben altre tempeste – sulle quali saranno i posteri a dare un giudizio – affidato, nell’imperversare dei nembi, a tre premi Nobel per l’intuito; Churchill, il Camerlengo ed ovviamente lui, il grande Scocola da San Michele che di prodigi ne aveva già compiuti tali e tanti da arrivare a sedere nell’assise della Cerasarella dove, si dice ma senza conferme ufficiali, gli era stato concesso, dopo due anni di apprendistato, di fare quantomeno il mazziere al tavolo del baccarat!
Bravo, Scocola! Un altro risultato!
E proprio a quel tavolo i tre geni dinanzi ai quali Alessandro Volta sembrerebbe un disgraziato, avevan studiato, carte alla mano, la salvezza dei libri dall’assalto dei barbari!
Come dimostrare altrimenti, a donna Maria che aveva voluto vederci chiaro e se ne era lavate le mani, che il miracolo si poteva fare?
Ma a quale miracolo pensava la triade benedetta?
Scocola ovviamente badava al sodo come papà gli aveva insegnato, il Camerlengo pensava in grande e studiava dove appendere quadri, per trasformare la biblioteca in una pinacoteca delle sue e Churchill, il più avveduto, cercava di leggere le carte, un’impresa più difficile (per lui) del passaggio degli Argonauti tra le Simplegadi!
Così, avevano ricostituito il comitato: l’idea in fondo era semplice. Non quella di rilanciare la lettura, tantomeno di far ripartire il Festivàl, che poi Clementine avrebbe voluto indicare pure gli uscieri, oltre che scrittori, pensatori e cantanti. L’idea di Churchill era quella di farsi una seconda residenza, nella quale bivaccare con pochi amici senza sentire quegli schiamazzi che dal Rosario lo disturbavano alquanto. Un cenacolo per accademici del baccarat, in nome dell’otium, in un luogo benedetto dove nulla arrivasse, neanche l’eco degli schiamazzi di don Ciccio e di quei bordellari delle Marinate!
Il camerlengo aveva pensato così la ripartenza, anzi, la rinascita del Palagio del Barone!
E poi, non dimenticate, a lui una dimora serviva visto che ancora era mendicante!
Serviva a lui ed anche a Clementine, non per sé e per le sue comari, ma per la servitù, data la breve distanza dalla Cerasarella!
Non poche ragioni per rilanciare il… Palagio! Con una differenza: liberare le aule dagli scaffali per metterci i tavoli da baccarat. Sì, per creare una vera e propria scuola di baccarat!
L’albergo del baccarat oltre che del Camerlengo!
Passarono i mesi, però, senza che nulla accadesse. Fin quando Churchill, iniziò a sentire seriamente odore di.. bruciato!
I conti che avevano promesso aiuto e garantito appoggio gradualmente si erano fatti da parte; ed alle riunioni nemmeno si presentavano più. Il buco era lì, gigantesco e nessuno intendeva sanarlo!
Il palazzo, intanto, continuava a cadere a pezzi!
Un mese, due, tre; un viaggio, due, tre: alla Corte del Duca e pure al Palazzo del Re, ovviamente a spese di pantalone!
Finché un giorno Clementine cambiò disegno! Pensò che la scuola del baccarat si potesse creare altrove!
Il camerlengo, bontà sua, avrebbe trovato lì il suo alloggio.
E Scocola?
Di lui non bisognava preoccuparsi, perché da sempre è senza ruolo nè funzione!
E allora Churchill prese carta e penna e restituì il Convento con tutti i suoi debiti a Pantalone!
Se la fottesse lui che di tutti quei libri non sappiamo che farcene!











