Particolarmente emozionante è stato il momento in cui alcuni detenuti hanno chiesto di leggere personalmente le poesie che più li avevano colpiti
Ci sono libri che si leggono e libri che si vivono. A tu per tu di Domenico Nardo, presentato nella Casa Circondariale di Vibo Valentia, appartiene a questa seconda categoria: non è stato soltanto un incontro letterario, ma un momento di confronto umano tra l’autore e i detenuti, un’occasione per riflettere sul valore della coscienza, del dialogo e della possibilità di guardarsi dentro.
Oltre trenta detenuti, che avevano già letto la raccolta poetica A tu per tu, hanno scelto di partecipare all’iniziativa con interesse e coinvolgimento, desiderosi di confrontarsi non solo con i versi del libro, ma anche con l’autore e con il percorso umano da cui quelle poesie sono nate.
L’incontro è stato promosso grazie alla sensibilità della direttrice della Casa Circondariale di Vibo Valentia, Angela Marcello, attenta a valorizzare la cultura come strumento educativo e di crescita personale. La direttrice ha partecipato attivamente all’iniziativa, insieme alla docente Antonella Moschella, alternandosi nella lettura di alcune poesie e offrendo spunti di riflessione sui temi affrontati.
Antonella Moschella ha accompagnato i presenti nella comprensione dei testi, favorendo un clima di ascolto e partecipazione. Le letture e i commenti hanno trasformato l’incontro in un dialogo aperto, nel quale ogni poesia è diventata occasione di confronto.
Le poesie Paura di volare, Grido, Il mistero, Oltre, L’impermeabile, Non odiare, Virtuale e altre ancora hanno portato al centro grandi interrogativi dell’esistenza: la paura, il dolore, la responsabilità, la libertà, il perdono, la fede e il rapporto con sé stessi e con gli altri.

Il titolo della raccolta, A tu per tu, ha rappresentato il filo conduttore dell’incontro: un invito a confrontarsi con la propria coscienza, senza maschere e senza giustificazioni, perché solo attraverso un sincero dialogo interiore può iniziare un percorso di consapevolezza.
Domenico Nardo ha raccontato come sono nate le sue poesie, spiegando che ogni verso è legato a esperienze vissute, domande interiori e riflessioni profonde. La sua presenza ha dato ai testi una dimensione ulteriore: i detenuti non hanno incontrato soltanto un autore, ma una persona pronta a condividere il significato umano delle proprie parole.
Particolarmente emozionante è stato il momento in cui alcuni detenuti hanno chiesto di leggere personalmente le poesie che più li avevano colpiti. Non si sono limitati a interpretare i versi, ma hanno raccontato le emozioni e i pensieri che quelle parole avevano suscitato in loro.
Tra questi momenti, ha avuto un valore particolare la scelta spontanea di un detenuto di leggere “L’interruttore”, una poesia nella quale ha riconosciuto qualcosa vicino alla propria esperienza.
La metafora dell’interruttore, dentro un luogo come il carcere, ha assunto un significato ancora più profondo: la luce può spegnersi a causa di una caduta o di una scelta sbagliata, ma non significa che debba restare spenta per sempre. Il passato non può essere cancellato, ma ogni persona può scegliere quale direzione dare alla propria vita.
Dopo la lettura, i detenuti hanno rivolto numerose domande all’autore, chiedendo come fossero nate quelle poesie, quali esperienze le avessero ispirate e quale significato avessero alcuni versi. Il confronto è diventato così un momento di ascolto reciproco, nel quale la poesia ha incontrato le storie personali di chi la stava leggendo.

L’incontro ha mostrato anche il valore della presenza dell’autore. Le poesie hanno rappresentato il punto di partenza, ma il dialogo diretto con Domenico Nardo ha permesso di approfondire il legame tra scrittura ed esperienza personale. Attraverso il racconto del proprio percorso, l’autore ha trasformato la presentazione del libro in una testimonianza capace di avvicinare persone con storie diverse.
Non è stata soltanto la poesia a parlare, ma anche l’uomo che l’ha scritta, con il proprio vissuto, le proprie domande e la propria ricerca interiore.
Non c’erano cattedre né distanze. C’erano persone che parlavano ad altre persone attraverso il linguaggio universale della poesia.
L’iniziativa ha dimostrato come la cultura possa creare spazi di incontro anche nei luoghi dove le distanze sembrano più difficili da superare. Le poesie di Domenico Nardo non hanno giudicato nessuno, ma hanno invitato alla riflessione sulla responsabilità, sul perdono e sulla possibilità di costruire un futuro diverso.
Al termine dell’incontro, la direttrice Angela Marcello ha espresso il proprio apprezzamento per il valore dell’iniziativa e ha prospettato la possibilità di sviluppare un progetto dedicato alla poesia all’interno della Casa Circondariale di Vibo Valentia, con il contributo di Domenico Nardo e del suo percorso poetico.
La proposta è stata accolta da Domenico Nardo con disponibilità ed entusiasmo, nella convinzione che la poesia possa continuare a essere uno spazio di dialogo e confronto. Un possibile percorso laboratoriale che nasce dalle emozioni suscitate durante l’incontro e dalla volontà di dare continuità a un’esperienza condivisa.
Un progetto che conferma il valore della cultura come occasione di ascolto e di incontro, perché la poesia, quando riesce a parlare alla coscienza, può aprire nuove possibilità.
In fondo, il significato più autentico di A tu per tu è proprio questo: imparare a dialogare con sé stessi. È il confronto più difficile, ma anche quello che può aprire la strada alla consapevolezza e alla libertà interiore.











