• Contatti
lunedì, Agosto 17, 2026
  • Login
ViViPress
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
ViViPress
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
Tatuarsi: è davvero necessario imprimere sulla pelle ciò che si può custodire nell’anima?

Tatuarsi: è davvero necessario imprimere sulla pelle ciò che si può custodire nell’anima?

da admin_slgnwf75
14 Agosto 2026
in costume e società
Tempo di lettura: 6 minuti
Share on FacebookShare on Twitter

Quando una pratica diventa così diffusa nasce un paradosso: ci si tatua per esprimere la propria unicità attraverso qualcosa che ormai fanno milioni di persone

di Antonella Moschella

Ti potrebbe anche piacere

La Sagra del Pane: Stefanaconi si prepara all’evento dell’estate tra musica e sapori genuini

La Sagra del Pane: Stefanaconi si prepara all’evento dell’estate tra musica e sapori genuini

16 Agosto 2026
146
“Piccantissima Sera”: trionfa la Pro Loco con la XVIII edizione. Vince Lakhwinder Ksur “Polì”

“Piccantissima Sera”: trionfa la Pro Loco con la XVIII edizione. Vince Lakhwinder Ksur “Polì”

16 Agosto 2026
122

Non si tratta di condannare il tatuaggio né, tantomeno, di giudicare chi sceglie di tatuarsi. Si tratta piuttosto di mettere in discussione la necessità di dover imprimere sulla pelle ciò che può essere custodito dentro di sé. Perché questa è forse la domanda che raramente viene posta davanti a un fenomeno diventato ormai di massa perché si sente il bisogno di tatuare sul corpo un amore, un dolore, un nome, una data, un ricordo, una convinzione o persino la propria fede?

Il tatuaggio non è certamente un’invenzione contemporanea. La sua storia accompagna l’umanità da millenni e racconta molto del rapporto che l’uomo ha sempre avuto con il proprio corpo.

Nelle società antiche tatuaggi e scarificazioni potevano rappresentare una vera carta d’identità impressa sulla pelle. Indicavano la tribù, il clan, il rango, la condizione sociale, il ruolo religioso o guerriero. Potevano accompagnare riti di passaggio oppure possedere significati spirituali, protettivi o terapeutici.

Il corpo parlava.

Prima dei documenti, delle fotografie e dei profili digitali, un simbolo poteva raccontare agli altri da dove proveniva una persona e a quale comunità apparteneva.

Una delle testimonianze archeologiche più conosciute è quella di Ötzi, l’Uomo del Similaun, vissuto oltre cinquemila anni fa e ritrovato con numerosi tatuaggi sul corpo. Alcuni studiosi hanno ipotizzato per quei segni una funzione terapeutica o rituale.

In altre civiltà il tatuaggio indicava appartenenza, prestigio, protezione o spiritualità. Non era necessariamente decorazione. Era un linguaggio che la comunità conosceva e comprendeva.

Con il trascorrere dei secoli, però, il significato sociale del tatuaggio è profondamente cambiato.

Per molte generazioni, soprattutto nella cultura occidentale tra Ottocento e Novecento, il tatuaggio venne associato nell’immaginario collettivo a una vita vissuta ai margini delle convenzioni sociali.

Detenuti ed ex detenuti, marinai, soldati, mercenari e avventurieri erano tra le categorie alle quali il tatuaggio veniva più frequentemente collegato.

Non significa naturalmente che essere tatuati equivalesse a essere criminali. Sarebbe una generalizzazione ingiusta e storicamente scorretta, ma è altrettanto vero che, per molto tempo, un corpo fortemente tatuato poteva suscitare diffidenza e pregiudizio.

Nel mondo carcerario, poi, alcuni tatuaggi svilupparono un vero e proprio linguaggio. Potevano comunicare appartenenza, gerarchie, esperienze vissute, ribellione o identità. Determinati segni permettevano di raccontare qualcosa di sé senza pronunciare una parola.

Anche Cesare Lombroso studiò diffusamente la presenza dei tatuaggi tra i detenuti, inserendola nelle proprie teorie sul cosiddetto “delinquente nato”. Quelle interpretazioni deterministiche sono state successivamente superate dalla criminologia moderna, ma rimane interessante il valore storico del tatuaggio all’interno di determinate realtà sociali.

Poi qualcosa è cambiato.

Il segno che un tempo poteva essere nascosto sotto una camicia è diventato qualcosa da mostrare. Ciò che poteva rappresentare marginalità e trasgressione è entrato nella moda, nello spettacolo, nello sport e nella quotidianità.

Oggi si tatuano persone appartenenti a qualsiasi professione e condizione sociale. E proprio quando una pratica diventa così diffusa nasce un paradosso interessante: ci si tatua spesso per esprimere la propria unicità attraverso qualcosa che ormai fanno milioni di persone.

Si vuole essere diversi e, qualche volta, si finisce per seguire la stessa moda.

Ma esiste una differenza ancora più interessante tra il tatuaggio antico e quello contemporaneo.

L’uomo di una società tribale conosceva generalmente il significato del simbolo che portava. Quel segno apparteneva alla sua cultura e veniva compreso dalla comunità.

Oggi può accadere esattamente il contrario.

Un simbolo viene trovato su Internet, visto sul corpo di un cantante, di un influencer o di un personaggio famoso e scelto semplicemente perché appare bello, misterioso o trasgressivo.

Eppure un simbolo possiede una storia anche quando chi lo indossa non la conosce.

È il caso di alcuni ideogrammi, rune, sigilli, figure mitologiche, simboli tribali o immagini provenienti da tradizioni religiose ed esoteriche.

Non significa che tutto ciò che appare misterioso sia satanico e neppure che ogni simbolo antico abbia un significato occulto. Sarebbe sbagliato alimentare paure o superstizioni. Significa semplicemente che sarebbe opportuno conoscere ciò che si decide di imprimere permanentemente sul proprio corpo.

Per chi vive la fede cristiana la riflessione diventa anche spirituale.

Alcuni sacerdoti ed esorcisti hanno invitato alla prudenza soprattutto davanti alla scelta consapevole di simboli esplicitamente satanici, demoniaci, magici o legati all’occultismo. Nella loro prospettiva il problema non sarebbe il tatuaggio in quanto tale, ma ciò che viene deliberatamente celebrato attraverso quel simbolo e l’intenzione con cui viene scelto.

Alcuni parlano anche di possibili “porte spirituali” in presenza di una deliberata adesione a pratiche occulte. È corretto precisare che si tratta di una lettura religiosa e pastorale e non della dimostrazione scientifica che un tatuaggio possa provocare fenomeni demoniaci.

La stessa Chiesa cattolica non considera automaticamente ogni tatuaggio un peccato. La storia del cristianesimo conosce anche tradizioni di tatuaggi religiosi e di pellegrinaggio.

Nella Bibbia, tuttavia, esiste un richiamo che per un credente merita attenzione. Nell’Antico Testamento il Levitico vieta determinate incisioni sul corpo nel contesto delle pratiche rituali dell’epoca. Nel Nuovo Testamento san Paolo offre invece una riflessione più ampia quando ricorda che il corpo è “tempio dello Spirito Santo”.

Ed è forse proprio questa immagine a porre la domanda più interessante.

Non tanto: “È permesso tatuarsi?”

Quanto: “È necessario?”

È necessario imprimere il nome di una persona amata sulla pelle per dimostrare di amarla?

È necessario tatuare il volto di chi non c’è più per continuare a ricordarlo?

È necessario incidere la data di nascita di un figlio per dimostrare quanto sia importante?

È necessario tatuare una croce per testimoniare la propria fede?

Naturalmente no.

Un tatuaggio può avere un significato affettivo profondissimo e la scelta personale merita rispetto, ma un sentimento non diventa più autentico perché viene reso visibile.

Un figlio si porta nel cuore prima che sulla pelle.

Una persona scomparsa continua a vivere nella memoria, nei gesti e negli insegnamenti che ha lasciato.

Un amore viene dimostrato attraverso la presenza, la fedeltà e la cura.

E una croce tatuata sul corpo non può sostituire la croce vissuta nella quotidianità attraverso il perdono, la carità e l’amore verso gli altri.

C’è poi qualcosa che la moda tende facilmente a dimenticare: la pelle rimane, mentre la persona cambia.

Cambiano gli amori, le amicizie, le convinzioni, i gusti e il modo di guardare il mondo. Ciò che a diciotto anni sembra rappresentare un’intera esistenza potrebbe non rappresentarla più a cinquanta.

Per questo la libertà di tatuarsi dovrebbe essere accompagnata dalla libertà ancora più importante di non sentirsi obbligati a farlo per appartenere a un gruppo, seguire una tendenza o dimostrare qualcosa agli altri.

Il corpo può essere paragonato alla copertina di un libro.

Si può scegliere di disegnarla, colorarla e riempirla di parole e simboli, ma nessuna copertina, per quanto elaborata, potrà mai raccontare completamente ciò che si trova nelle pagine.

E le pagine più importanti di una persona rimangono dentro.

Questo non significa dividere il mondo tra chi ha tatuaggi e chi non ne ha, ma consiste nel ricordare che non tutto ciò che è importante deve necessariamente diventare visibile per dimostrare agli altri il suo valore.

Tags: Pellepraticatatuaggiouomo

admin_slgnwf75

Articoli Simili

La Sagra del Pane: Stefanaconi si prepara all’evento dell’estate tra musica e sapori genuini

La Sagra del Pane: Stefanaconi si prepara all’evento dell’estate tra musica e sapori genuini

da redazione
16 Agosto 2026
146

Lunedì 17 agosto piazza della Vittoria si trasformerà in un grande palcoscenico di tradizione, sapori, musica e socialità Tutto pronto...

“Piccantissima Sera”: trionfa la Pro Loco con la XVIII edizione. Vince Lakhwinder Ksur “Polì”

“Piccantissima Sera”: trionfa la Pro Loco con la XVIII edizione. Vince Lakhwinder Ksur “Polì”

da admin_slgnwf75
16 Agosto 2026
122

La vincitrice emozionatissima ha voluto dedicare la sua vittoria a tutte le donne. Musica, folla e peperoncino "incendiano" Cropani Mare...

Homo tamarrus: dalla caricatura del cattivo gusto alla prepotenza quotidiana, perché il vero tamarro si riconosce quando viene contraddetto

Homo tamarrus: dalla caricatura del cattivo gusto alla prepotenza quotidiana, perché il vero tamarro si riconosce quando viene contraddetto

da Maurizio
16 Agosto 2026
218

La vera tamarraggine consiste nel credere che la propria volontà valga più della dignità degli altri e che la prepotenza...

Buon Ferragosto dalla Redazione di ViViPress

Buon Ferragosto dalla Redazione di ViViPress

da redazione
15 Agosto 2026
151

Prossimo
Un cinquantenne di Petilia Policastro denunciato per maltrattamento di animali

I Carabinieri di Petilia Policastro arrestano un uomo già gravato da misure restrittive

ViViPress – i fatti raccontati in libertà

Supplemento online di Pagine Vibonesi
Direttore Responsabile Maurizio Bonanno
Registrazione Tribunale di Vibo Valentia n. 76 del 12/02/1993

Edizioni Il Cristallo
e-mail: redazione@vivipress.com

  • Contatti

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews