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Benvenuto Jovanotti in questa Calabria in cerca di eroi, non dimenticare quelli che ha nella storia e nel presente

Benvenuto Jovanotti in questa Calabria in cerca di eroi, non dimenticare quelli che ha nella storia e nel presente

da admin_slgnwf75
21 Agosto 2026
in attualità
Tempo di lettura: 12 minuti
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La caratteristica del nostro territorio è quella di avere i monti davvero a due passi dal mare. In dieci minuti, un quarto d’ora, massimo trenta, li scendi e trovi le nostre preziose acque

di Franco Cimino

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Benvenuto in Calabria, Jovanotti, o Jova, come ormai ti chiamano tutti, per l’affetto che si porta al bravo ragazzo che tu sei: uomo sempre cresciuto e sempre ragazzo, una continuità negli anni che passano e che fa grandi chiunque. Certamente belli. E tu, che sei bello di natura, non hai difficoltà ad aggiungere grandezza morale e umana a quella artistica che ti viene riconosciuta.

Io non sono un tuo fan, sebbene ti conosca dai quarant’anni dell’inizio della tua carriera, quindi sei un po’ vecchietto pure tu, anche se più giovane di me. Ma non stiamo qui a giocare sull’anagrafe.

Gli anni sono belli se sono vissuti. Se ci trovano sani nella testa e nel corpo e, soprattutto, nel cuore, come tu più volte dici durante i tuoi concerti.

Non mi piace molto la tua musica, ma non perché non sia bella o che non sia buona: è che io amo generi un po’ diversi, dalla vecchia canzone classica, da quella napoletana fino a Claudio Villa, al cantautorato di valore, da Guccini a De André, da Venditti a Vecchioni e ad altri ancora che qui non cito.

E poi, che ti interessa veramente cosa io pensi della musica e quale musica mi piaccia, tu che hai milioni di fan?

E però so che sei bravo. Fai delle cose originali. E talune anche cariche di significato.

Poi i tuoi critici dicono che fai canzonette, ma io non sono un critico e valuto ciò che sento e ciò che guardo sulla base del mio gradimento, dei miei sentimenti, del mio gusto e di quel che la mia conoscenza e cultura mi consentono di apprezzare meglio.

Ripeto, sei un bravo ragazzo, “nu bonu guagghiuna”, diciamo qui a Catanzaro, e di te mi piace la tua sentimentalità, il tuo romanticismo, coperto forse per timidezza o per discrezione da un rock ironico e leggero.

Musica apparentemente ribelle in un rock particolare, direbbe chi se ne intende di queste cose. Rock che piace molto a tanti, soprattutto in quel suo originale tambureggiare su suoni e melodie che, con i tamburi che tu ami o con le percussioni che tu prediligi, inserisci sulla stessa musica e melodia.

E qui mi fermo, anche perché un po’ di invidia mi prenderà quando scoprirò che, per la mia innocente coerenza oppure per la fanatica volontà di distinzione rispetto alla cosiddetta massa, non sono venuto al tuo concerto.

Forse non avrei neppure trovato il biglietto, visto che sono andati a ruba. Tra l’altro, io non so prenotare attraverso l’online.

Un motivo in più per evitare questa partecipazione, che mi sarebbe sembrata pesante e faticosa per me: sostare, come dicono gli organizzatori e i tuoi fan, oltre sei ore in piedi davanti al tuo palco e magari farmi trascinare dal tuo rock e dalla tua forza ed energia e mettermi anch’io a ballare al ritmo della tua musica, sulle gambe un po’, diciamo, traballanti. E parecchio dolenti, dopo una recente caduta come dall’albero un fico fesso.

Anche se pure io cerco di difendermi, facendo quel che posso dell’attività motoria e fisica. Io cammino, e tanto, e mi stanco. Tu fai più di cento chilometri al giorno in bicicletta e conosci tanti posti che raggiungi da tutte le strade, salite ripide comprese.

Ieri sei arrivato persino a Camigliatello, un gioiello in bomboniera, una boccata di vita sana. Un respiro d’aria felice.

Forse avrei trovato anche troppo caro — per me, naturalmente, non per il tuo spettacolo — il biglietto di 70 euro. Tanto ho saputo costi per entrare nella bella arena improvvisata davanti a un tempio, per noi, della cultura e della scienza, qual è l’Università di Catanzaro nella sua sezione scientifica e giuridica.

Però, se continuo a pensarci, visto il tam-tam che si sta facendo da settimane e, in questi ultimi giorni, sempre più forte, intorno al tuo concerto, che qui si vuole definire storico, vuoi vedere che non mi prenda un po’ di invidia per non essere tra voi?

E qui chiudo questa un po’ “sciocca” premessa.

Ti scrivo per salutarti anch’io, visto che lo fanno tutti, e per darti, da calabrese, il benvenuto.

So che sei qui da qualche giorno perché ti si vede nei video nuotare e godere del nostro bellissimo mare, che tu negli stessi hai molto apprezzato.

Vedi quant’è bello il mare della nostra terra?

Hai scoperto la sua particolarità?

È quella di essere profondo sin dal primo metro dalla riva e, nonostante la temperatura si sia alzata in tutte le acque del globo, quella del nostro mare mantiene una piacevole freschezza.

E poi, hai visto il nostro sole?

È vero, brucia e dà molto calore in quest’estate rovente. Ma guarda il cielo dal quale ci guarda. Il cielo nostro della Calabria è un cielo diverso.

L’hai visto?

È di un celeste straordinario che, a sera, resta quasi tale, tranne che in quelle notti quando vuole diventare nero solo per far vedere meglio le stelle.

Ma la luna è sempre presente sin dal pomeriggio, sul cielo chiaro, celeste. E governa, regina, il cielo che cambia lentamente dopo che il sole se ne sarà andato.

E hai visto l’altra caratteristica della Calabria?

Ti ho visto mentre stavi in acqua in quella posizione supina che noi chiamiamo “a morto”, che ti consente di guardare il cielo se non tieni gli occhi sempre chiusi.

Ma, se ti rialzi da lì, vedi di getto i nostri monti.

Come il mare si vede da lassù, man mano che li sali, essi si vedono chiaramente dal nostro mare.

Avrai già fatto questo esperimento, ne sono certo, con la tua bicicletta.

Ma non so se hai fatto attenzione al fatto che la caratteristica del nostro territorio è quella di avere i monti davvero a due passi dal mare. In dieci minuti, un quarto d’ora, massimo trenta, li scendi e trovi le nostre preziose acque.

Con lo stesso tempo e nello stesso cronometro puoi arrostirti al sole del mattino e del pomeriggio e poi andare a riposare nel fresco delle nostre zone interne.

Anche Catanzaro ha questa caratteristica.

Non so dove tu abbia alloggiato in questi giorni e dove ti muoverai oltre lo spazio della bellissima arena che ti ospiterà.

Ma se dal mare tu andassi in alto, alla città di sopra, quella che chiamiamo il centro storico, e poi a salire sui quartieri che dal terzo colle salgono per i monti, troveresti che già alle 21 dovresti indossare qualcosina per ripararti dal freddo piacevole che riposa le carni e la mente e consente davvero di stare al fresco e dormire senza aria condizionata.

Vieni, vieni, vieni a provare questa sensazione, se ti resta un giorno libero.

Ti posso ospitare a casa mia, se non trovassi o volessi stare in un albergo, che pure ce ne sono in centro, tutti belli, piccoli e belli.

Ti dico dell’ospitalità mia non per fare il ganzo, ma per dirti che hai già scoperto che tra le nostre bellezze c’è quella della gente.

Intelligente è il nostro popolo.

Acuto nella capacità di guardare la realtà e di saperla interpretare con i mezzi che il nostro popolo ha sempre avuto, da quelli del pensiero filosofico a quelli della poesia e della narrativa, a quelli degli artisti.

La Calabria è sempre stata piena di pittori, scultori, disegnatori di vario genere, fotografi anche.

I migliori fotografi d’Italia sono ancora qui, specialmente quelli del paesaggio e della natura. E quelli che stanno fuori, da Roma a Milano, hanno origini calabresi.

Avrai anche tu studiato e appreso di quelle vecchie e brutte macchie che hanno rovinato il tessuto sociale e culturale della nostra terra, ma esse, per quanto siano state brutte, non sono riuscite mai a cancellare o a ridimensionare la grandezza del popolo calabrese.

Il cuore, il cuore dei calabresi è grande.

È ospitale, è affettuoso, altruista e generoso.

Qui da noi, al di là di qualche forzatura strumentale della politica, le paure che altrove fanno emergere alcuni non ci sono.

Qui non si ha paura degli immigrati.

Non si ha paura dei poveri, nonostante la povertà abbia sempre accompagnato questa terra dal punto di vista economico e nonostante essa, la povertà, si stia facendo maggiormente sentire per la crisi economica mondiale e per quella anche del nostro Paese.

Qui non troverai culture discriminanti e discriminatorie. Per noi la diversità è un bene, non è un disvalore.

Tranne una ristrettissima frangia che troveresti anche nelle chiese più credenti e coerenti, qui la diversità ha cittadinanza piena e non è considerata cosa minore o condizione inferiore rispetto alla cosiddetta normalità.

Noi ci sentiamo calabresi, catanzaresi, non ci consideriamo né diversi né normali.

Tutto questo troverai qui, come l’originalità dei nostri borghi, che, se avessi tempo, ti inviterei a visitarli tutti.

A cominciare da quelli vicinissimi al palco dove ti esibirai.

Più avanti c’è Borgia, c’è San Floro; più avanti ancora ci sono Squillace e Badolato e poi, a scendere, Guardavalle. E poi, guardando alle spalle, in alto, troveresti Taverna, la città di Mattia Preti, e poi Lì, e gli altri borghi fino a quelli del Crotonese e del Cosentino e del Vibonese.

Non ne lasceresti uno.

Vorresti visitarli tutti non appena avresti visto un paesino o due.

Perché anche qui la nostra particolarità ti darebbe il piacere di capire che ogni nostro piccolo paese interno, ma sempre a due passi dal mare, è diverso dall’altro.

Tutti qui si somigliano nella cultura della diversità: ogni paese ha un suo dialetto, una sua tradizione, un suo modo di pensare. Ma nella unità culturale della nostra terra.

Tutti diversi i nostri paesi, tutti diversi i nostri dialetti, tutte diverse le nostre cucine, tutte diverse, anche, le nostre feste religiose e le processioni, ma nella cultura unitaria di questa terra, che è bella proprio perché ha questa conformazione ed è piena di diversità anche territoriali.

Finora siamo stati lontani dal mondo.

Siamo stati lontani dalle realtà più importanti, lontanissimi dall’Europa, ma siamo stati sempre vicinissimi all’Africa e quindi alla Grecia o a quel Medio Oriente oggi insanguinato da scellerati e prepotenti.

Noi abbiamo una visione del mondo. Una cultura aperta. Un’idea che viene da lontano: quella della pace per tutti, nell’eguaglianza e nella giustizia.

E abbiamo anche ereditato un metodo particolare per raggiungere tutto questo, che è quello del dialogo: un dialogo vero, fatto della conoscenza dell’altro, del rispetto delle altrui posizioni, del riconoscimento che negli altri c’è tanta verità che serve a quella che crediamo essere la nostra, perché, fuse insieme o accompagnate insieme, possono cercare la verità più grande, che è quella della giustizia e della bellezza, che ovunque è presente in questo pianeta.

Abbiamo solo un difetto.

Noi calabresi, però. Noi catanzaresi, in particolare. Noi reggini, se vuoi, noi cosentini, se vuoi, noi crotonesi e vibonesi, se vuoi: il difetto di non sentire questa unità che è dentro la storia della nostra terra.

Di non vivere la nostra intelligenza e la nostra creatività per costruire convergenze tra di noi, unioni di forza, proposte collettive, braccia che si mettono insieme, gambe che si uniscono per camminare verso il progresso e verso lo sviluppo che è dovuto a questa terra per la sua storia e per le sue risorse straordinarie.

Un difetto che è fatto dalla voglia di salire sui campanili e di attaccarci una bandiera che è soltanto di qualche cretino, ma non del popolo o di quel paesino su cui quel campanile domina.

Abbiamo il difetto di non seguire gli insegnamenti, la vasta cultura che tu stesso, con qualche errore che ci sta per uno che parla di cultura mentre fa il bagno e che ti viene rimproverato, hai richiamato.

Rimproverato anche scioccamente, se siamo proprio noi calabresi quelli che non conosciamo, se non per nome, i nostri filosofi, i nostri poeti, i nostri matematici, i nostri scrittori.

Abbiamo il difetto di non credere nella politica come arte, la più bella della creatività, e tu, che sei un artista, puoi sostenerlo.

La politica è l’ambito più prezioso nel quale le persone si incontrano, si parlano, discutono e infine decidono, pur differenziandosi, per un solo obiettivo: il bene della comunità.

L’interesse generale.

La tutela della nostra terra. La valorizzazione dei suoi beni.

Il nostro difetto è questo, prevalentemente. Poi ce ne sono altri, un po’ anche caratteriali.

Una vanità di troppo, qualche presunzione insistita, qualche ignoranza voluta. Ma noi possiamo fare meglio. Possiamo correggerci.

Per esempio, evitare che un concerto, sia pure importante, sia trasformato in una delle grandezze culturali assolute e che la partecipazione venga misurata sulla presenza della gente, intesa come prova di consenso e di democrazia.

E, su questa scia, affidare le prospettive di crescita dei nostri territori e della nostra terra agli artisti, sia pure importantissimi, che qui vengono trattati come salvatori della patria: loro sì, invece che noi stessi, salvatori di noi stessi e costruttori di futuro per la nostra terra.

Tu sarai bravo, anzi sei bravo, intelligente e preparato. E credo anche colto, di quella cultura che è fatta dalla sensibilità, non soltanto dall’erudizione; è fatta di occhi che guardano la realtà e la sappiano interpretare.

È fatta anche del coraggio di prendere posizioni, e tu, mi pare, che questo coraggio l’abbia avuto.

Ma ti prego, quando verrai qui e salirai su quell’imponente palco e vedrai quella marea umana adorante, non sentirti un eroe e non farti trattare da eroe.

A chi salirà sul palco per premiarti e elogiarti, dal mondo delle istituzioni, insegna loro che gli eroi sono altri.

I filosofi sono altri, come i pensatori, e i poeti e i narratori.

E insegna loro che questa terra ne ha avuti in abbondanza e, forse, nascosti da qualche parte per timidezza o soggezione, ce ne sono ancora.

Di’ loro, e anche a quei trentacinquemila — trentacinquemila sono una folla, non un popolo e non tutta quella della Calabria, atteso che molti vengono da fuori regione e per vedere te — che un cantante, un musicista, un compositore anche di musiche e di testi, è solo questo, per quanto bravo e grande possa essere.

E che quello di domani sera sarà un concerto, solamente un concerto.

Che, se poi da quelle canzoni e dalle parole che un artista come te saprà dire e dall’incontro, anche se non occhi negli occhi, di queste migliaia di persone, che non saranno soltanto giovanissimi, possono portare loro qualche cosa di bello dal punto di vista culturale e morale, questo ben venga.

Ma deve essere aggiuntivo, non sostitutivo della cultura e della conoscenza vera.

E le emozioni che tu saprai trasmettere e i fuochi che saprai accendere nei cuori delle persone, di’ loro che, per non essere effimeri, non devono durare solo la notte del concerto.

Ma devono trasferirsi nella sensibilità personale e negli ideali che i giovani e le persone dovranno nutrire.

Se già non li hanno in corpo, magari repressi da questo mondo che crede poco nella politica, pochissimo nei giovani, ancor meno negli ideali e ancor meno crede nella capacità che, anche se pochi, gli uomini e le donne di buona volontà hanno di cambiare questo mondo.

Questo mondo lo possono cambiare.

Cambiare davvero.

Tags: calabriacamigliatelloeroijovanottipresentestoria

admin_slgnwf75

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