Dall’ex vice sindaco di Vibo Valentia (Giunta Limardo), Pasquale Scalamogna, riceviamo e pubblichiamo
In questi giorni ho avuto occasione di leggere un articolo dell’Arch. Domenico Santoro, rimasto, praticamente, l’unico che ancora tiene alta l’attenzione sulla necessità di affrontare e portare a soluzione le problematiche afferenti il Compendio Pennello, che, come dallo stesso ricordato, si compone, in gran parte, di fabbricati realizzati abusivamente.
Certo, per non scontentare la sua parte politica, scrive che sull’annosa problematica: “Nulla si è mosso, passano le giunte e nulla è intervenuto”, anche se poi, con quanto altro riportato nello stesso articolo, smentisce tale affermazione.
Infatti, parlando dei circa 800.000 € con i quali i Pennelliani, non tutti, in verità, hanno contribuito al raggiungimento della somma servita al Comune di Vibo Valentia per l’acquisto dell’intera area, circa 15 ettari, dal Demanio dello Stato, dà, implicitamente, atto che vi è stato un politico, il Senatore Antonino Murmura, che, facendo approvare la Legge n. 81 del 23.03.1973, ha aperto la strada per la sdemanializzazione e la vendita al Comune di tale area, e una Amministrazione Comunale, quella guidata dal Sindaco Nicola D’Agostino, che, determinata a portare a termine l’opportunità offerta dalla suddetta legge, a valle delle trattative tenute per il concordamento di un prezzo di vendita che potesse essere alla portata del Comune, ha acquistato l’area, con il magistrale Atto di compra-vendita rogato dal Notaio Giampiero Monteleone.
Mentre, sottolineando che, a differenza da quanto da lui sperato, sotto l’amministrazione Romeo tutto si è fermato, dà atto, in linea a quanto scrittomi personalmente, che l’Amministrazione Limardo si era molto spesa per delineare un percorso che, nel rispetto delle norme, potesse dare risposte concrete ai cittadini del Pennello.
Senza scendere in discorsi squisitamente tecnici, che, comunque, sono sempre pronto a portare, come contributo, negli incontri a Partecipazione Pubblica auspicati dall’Arch. Santoro, mi sembra facciano parte della “Memoria Condivisa”, senza possibilità di smentita, la ricognizione di tutte le pratiche riguardanti il Pennello (Domande di Condono Edilizio presentate nel 1985, nel 1994 e nel 2003, fabbricati ante 1967 e/o ante 1962, se ricadevano nell’area normata dallo Strumento Urbanistico Delfino-Pesce, partecipanti economici all’acquisto dell’area, ecc.), gli incontri con i soggetti, istituzionali e non, che potevano dare un contributo all’individuazione del percorso da seguire, le pratiche di Condono edilizio che si è cercato di portare a soluzione, con successi modesti, anche a causa dell’inerzia degli abitanti del Pennello, le abitazioni dichiarate anti 1967 e/o 1962, l’affidamento dell’incarico per la redazione del PRA (Piano di Recupero Insediamenti Abusivi), i quasi mensili incontri con il Comitato Pennello, ecc., che l’Amministrazione Limardo ha perseguito, con tenacia, nel tentativo di mettere la parola fine sul Compendio Pennello, arrivando quasi alla completa risoluzione.
In conclusione, lasciando da parte il PRA, perché il discorso sarebbe molto lungo, nel ricordare, solamente, che la veloce attuazione degli interventi di officiosità idraulica dei corsi d’acqua che interessano Vibo Marina e di messa in sicurezza dell’area Pennello, di cui parla l’Arch. Santoro, è realizzabile, per gran parte, grazie ai 22,5 milioni di Euro che, dietro un estenuante lavoro durato quattro anni, la Regione Calabria aveva accordato, sul finire del mandato, proprio all’Amministrazione Limardo, manifesto il mio accordo sul fatto che, per far uscire la questione Pennello dalla coltre fumosa dietro la quale è stata relegata dall’Amministrazione Romeo, c’è bisogno che si riaprano i tavoli di confronto con istituzioni e cittadini, c’è bisogno della forza e della determinazione del Comitato Pennello, ed in particolare del suo Presidente Massara, che, dopo un periodo di difficoltà, credo sia pronto a dare battaglia.
Pasquale Scalamogna, già vice sindaco di Vibo Valentia












