Ad impreziosire ulteriormente la serata è stato poi un momento di particolare intensità e significato. Dopo dieci anni, il violino di Greta Medini è tornato a suonare
Una serata di ricordi, testimonianze, musica ed emozioni per Angela Grillo. Un libro per custodire nel tempo la sua storia e il bene che ha saputo seminare nella comunità.
Mercoledì sera, in Piazza 8 Marzo, Zambrone si è stretta attorno al ricordo di Angela Grillo, a un anno dalla sua improvvisa scomparsa.
L’occasione è stata la presentazione del libro “Per Angela. Il filo della memoria”, realizzato dall’Associazione Aramoni e nato dalla volontà di raccogliere le testimonianze di parenti, amici, compagni di scuola, insegnanti e colleghi di lavoro. Pagine diverse per età, esperienze e percorsi di vita, ma accomunate da un sentimento profondo: l’affetto per Angela e la consapevolezza di aver incontrato una persona capace di lasciare una traccia autentica nella vita degli altri.

Ad aprire la serata è stato l’intervento di Corrado L’Andolina, sindaco e amico fraterno di Angela, che ne ha ricordato tanto la dimensione privata quanto quella pubblica. Una presenza discreta, ma costante, nella vita della comunità, sempre orientata alla disponibilità, alla solidarietà e al bene degli altri. Da qui l’invito rivolto ai presenti a raccogliere la sua eredità più bella: provare a essere, ciascuno nel proprio ruolo, persone capaci di orientare le proprie azioni verso il bene.
A seguire, la testimonianza di Marcella Mellea, che ha ricordato la studentessa conosciuta al Liceo Socio-Psicopedagogico: mite, discreta, comprensiva, intelligente, sempre attenta agli altri e naturalmente portata alla solidarietà.
È intervenuto quindi Aurelio Gaetano, in rappresentanza dell’UNICEF, che ha sottolineato anche il valore del sostegno che la famiglia di Angela ha voluto continuare a offrire alle iniziative dell’organizzazione, trasformando il dolore in un gesto concreto di solidarietà.
Particolarmente intensa la riflessione di Padre Luigi Scordamaglia, parroco di Zambrone, che ha ricordato l’impegno di Angela nella vita parrocchiale, soffermandosi sul significato della fede e sulla dimensione metatemporale dell’esistenza: quella dimensione nella quale l’amore e il bene compiuto continuano a vivere oltre il tempo e oltre l’assenza.
A concludere gli interventi è stata Anna Collia, insegnante, amica e presidente dell’Associazione Aramoni, che ha ricordato Angela con parole cariche di affetto e insieme di rigore. Ha ripercorso la sua storia di alunna, di donna e di amica, mettendo in evidenza uno dei tratti più caratteristici della sua personalità: la capacità di non cercare mai il protagonismo e, allo stesso tempo, di essere una protagonista positiva della vita comunitaria. Una presenza che non aveva bisogno di imporsi per essere avvertita, perché fatta di disponibilità, dedizione, umanità e affetto.

A leggere alcuni brani del libro è stata la voce recitante di Dolores Mazzeo, che ha restituito al pubblico le parole di quanti hanno voluto affidare alla memoria il proprio ricordo di Angela.
Ad impreziosire ulteriormente la serata è stato poi un momento di particolare intensità e significato. Dopo dieci anni, il violino di Greta Medini è tornato a suonare.
Per la prima volta dalla scomparsa della giovane violinista, quello strumento è tornato a raccontare, attraverso la musica, una storia di talento e di memoria. Alla serata era presente anche la mamma di Greta, Angela Crudo.
Quel violino aveva già suonato a Zambrone in occasione della presentazione del libro scritto dal sindaco, “Il canto del pettirosso”, dedicato ai caduti sul lavoro di Zambrone, quasi tre lustri fa. A farlo rivivere questa volta è stata la giovane violinista Miriam Pugliese, accompagnata alla tastiera dalla maestra Carmela Celestino, entrambe dell’Accademia Musikè di Vibo Valentia, una garanzia di professionalità e sensibilità artistica.
Un momento che ha aggiunto alla serata un’emozione nell’emozione, unendo due memorie e due assenze attraverso il linguaggio universale della musica.
È stata, insomma, una serata intensa, partecipata e profondamente emozionante. Una di quelle serate destinate a rimanere nella memoria non soltanto per ciò che è stato detto, ma soprattutto per ciò che è riuscito a suscitare.
Perché il senso di “Il filo della memoria” è proprio questo: ricordare Angela non significa soltanto parlare di chi non c’è più, ma riconoscere ciò che della sua vita continua a vivere negli altri. Nei gesti, nelle amicizie, nelle iniziative condivise, nella disponibilità verso il prossimo, nell’amore per Zambrone, nei tanti piccoli e grandi momenti che Angela ha saputo rendere più belli con la sua presenza: Angela non è più fisicamente tra noi, ma continua a essere presente nei pensieri e nel cuore di tanta gente.
E forse è proprio questo il filo della memoria: quello che il tempo non riesce a spezzare.











