L’esponente vibonese di Futuro Nazionale assume una posizione politicamente pesante, pur provenendo da chi oggi non siede in Consiglio e da un partito non rappresentato in Aula
Scianò, esponente di Futuro Nazionale, ha chiesto pubblicamente al Prefetto di Vibo Valentia di valutare “con l’urgenza del caso” la sussistenza delle condizioni per la nomina e l’insediamento di una Commissione di accesso agli atti del Comune di Vibo Valentia.
Una richiesta tutt’altro che ordinaria, che arriva mentre Palazzo Luigi Razza attraversa una fase che definire delicata sarebbe probabilmente un eufemismo.
Perché, al di là delle valutazioni politiche, è difficile negare che la situazione intorno al Comune non sia delle migliori. Negli ultimi due anni si sono susseguiti episodi di intimidazione, aggressioni, vicende giudiziarie e contestazioni politiche e amministrative che hanno contribuito a costruire un clima certamente poco rassicurante attorno all’Ente. Ed è proprio questa sequenza che Scianò mette al centro della propria dichiarazione.
Nel comunicato ricostruisce una lunga serie di episodi che hanno riguardato amministratori, dirigenti e figure comunque legate al Comune, arrivando a parlare di “una sequela impressionante, dunque, di episodi delittuosi e di grave turbamento”.
Ma è lo stesso autore della richiesta a introdurre una necessaria cautela, riconoscendo che non necessariamente esiste un collegamento tra i diversi fatti. Scrive infatti: “Si dirà che si tratta di episodi slegati tra di loro, non collegabili e non concatenati. È ipotesi probabile”.
Subito dopo, tuttavia, aggiunge che è altrettanto possibile che alcune o tutte le vicende possano essere ricondotte a un contesto omogeneo, essendo coinvolti amministratori e dirigenti dell’Ente e potendo, secondo la sua ricostruzione, avere attinenza con “pratiche, fascicoli e procedure di prerogativa del comune”.
È una tesi pesante. E proprio per questo deve rimanere, per il momento, una tesi. Nessun fatto può essere considerato collegato a un altro soltanto perché presenta elementi di inquietante contemporaneità. Saranno eventualmente le indagini della magistratura e gli accertamenti degli organismi competenti a stabilire se esista un filo conduttore oppure se ci si trovi davanti a episodi distinti.
Scianò riporta poi l’attenzione su una vicenda amministrativa già oggetto di discussione politica e mediatica: quella che definisce “anomala procedura di inizio consigliatura”, sintetizzata nell’espressione “bando da 26.000,00 euro per sessanta giorni di lavoro”.
Secondo il comunicato, le richieste di accesso agli atti presentate dal Movimento Politico Indipendenza e da un partecipante alla procedura sarebbero state respinte, nonostante – sempre secondo quanto afferma Scianò – il Difensore Civico Regionale avesse riconosciuto il diritto all’accesso.
Una vicenda che, aggiunge, sarebbe approdata anche in sede giudiziaria e sarebbe attualmente al vaglio degli Uffici del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vibo Valentia.
Anche in questo caso, però, occorre mantenere distinti i piani: una contestazione, una richiesta di accesso, un procedimento giudiziario e un’eventuale responsabilità penale non sono la stessa cosa. Ed è proprio questa distinzione che diventa essenziale quando il bersaglio è un’amministrazione pubblica e quando sullo sfondo compaiono indagini della magistratura.
C’è però un elemento che accompagna e in qualche modo rende ancora più particolare l’iniziativa.
Giuseppe Scianò non fa parte dell’attuale Consiglio comunale di Vibo Valentia. E il partito di cui oggi è esponente, Futuro Nazionale, non è rappresentato in Consiglio comunale.
Non è, dunque, la richiesta di un consigliere comunale in carica che esercita le prerogative proprie del suo mandato. È la presa di posizione pubblica di un esponente politico che oggi non siede nell’Aula consiliare.
Un particolare che non rende certamente meno legittima la sua richiesta, ma che è necessario evidenziare per collocarla correttamente sul piano politico e istituzionale.
Scianò, peraltro, non è estraneo alla vita amministrativa vibonese. Ha già ricoperto in passato il ruolo di assessore comunale con due diverse amministrazioni di centrodestra ed è stato anche consigliere comunale. Conosce, quindi, dall’interno i meccanismi dell’Ente e le prerogative degli amministratori.
È probabilmente anche sulla base di questa esperienza che oggi afferma di intervenire nella viste “di cittadino, di ex amministratore e di iscritto ed esponente del Partito Futuro Nazionale”.
Alla fine, però, la questione non è più soltanto politica.
Scianò chiama direttamente in causa la Prefettura e chiede che sia valutata l’opportunità di procedere a un accesso.
La sua conclusione è netta: “Chiedo che S.E. il Prefetto voglia valutare con l’urgenza del caso la sussistenza delle condizioni per dar seguito alla nomina e all’insediamento della Commissione di Accesso agli Atti del comune di Vibo Valentia”.
È una richiesta che, proprio per la sua natura, non può essere trattata come una normale polemica tra maggioranza e opposizione. Perché se la Prefettura dovesse ritenerla meritevole di approfondimento, sarebbe un passaggio istituzionale di enorme rilevanza. Se invece dovesse ritenere che non sussistano le condizioni, anche questo costituirebbe una risposta precisa.
Nel frattempo resta un quadro difficile da ignorare: un’amministrazione comunale alle prese con una lunga serie di vicende, un clima politico spesso incandescente, episodi di intimidazione e procedimenti giudiziari che dovranno trovare il loro naturale sbocco nelle sedi competenti.
E resta soprattutto una domanda, forse la più semplice e al tempo stesso la più inquietante: quanto deve ancora accadere perché la città possa tornare a considerare Palazzo Luigi Razza semplicemente il luogo dove si amministrano gli interessi dei cittadini, e non il teatro permanente di una vicenda politica e istituzionale che sembra non trovare pace?










