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Don Fiorillo, la vita bisogna donarla, creando un mondo del “noi”

Don Fiorillo, la vita bisogna donarla, creando un mondo del “noi”

da admin_slgnwf75
17 Marzo 2024
in è domenica
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 17 marzo

di Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime/i,

la pagina del Vangelo della 5ª domenica di quaresima (Gv. 12,20- 33), ci presenta Gesù salito a Gerusalemme per celebrare la sua ultima Pasqua di morte e di Resurrezione

“In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci.
Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, e gli domandarono: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. Andrea e Filippo andarono a dirlo Gesù. Gesù rispose loro: “In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore,  rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”.

Da tutta l’aria del Mediterraneo, ogni anno, i “devoti” discendenti della diaspora ebraica, vengono a Gerusalemme per vivere la memoria della liberazione, la Pasqua. Alcuni di questi “devoti”, provenienti dalla Grecia, affascinati dal giovane rabbì di Nazareth, osannato dal popolo, combattuto dai notabili, chiedono a Filippo e Andrea di poter incontrarlo. Avviene probabilmente l’incontro, ma non conosciamo come sia andato; a noi basta sapere che è stato fortemente desiderato, come fortemente desiderato è stato l’incontro, di notte, con Nicodemo; come talmente coinvolgente è stato l’incontro con la Samaritana al pozzo di Sicar, da cambiare  vita.

Gesù suscita sempre desideri. Tutti lo cercano e, Lui, è  sempre presente là, dove c’è gente desiderosa della sua opera.

Noi oggi, nei  rapporti con la gente, siamo capaci di suscitare forti interessi? Probabilmente no, perché spesso  preferiamo convivere con una certa sonnolenza esistenziale, evitando il nuovo, perché il nuovo è sempre un’avventura, mentre il vecchio ci da’ più sicurezze.
E con i ragazzi, con i giovani a che punto siamo? Ricordiamoci che i ragazzi non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere, sono fiume che scorre alla ricerca dell’oceano, del’Infinito. Il processo educativo resta un’impresa immane!

Gesù è la salvezza, ma per arrivare a Lui, oggi, abbiamo bisogno della presenza di tanti “Filippo”, di tanti “Andrea” che ci portino da Gesù, che è Via, Verità e Vita. Abbiamo bisogno della pedagogia dei paradossi di Gesù: perdere per trovare, dare per ricevere, morire per vivere. Abbiamo bisogno della pedagogia del chicco di grano che, nel morire, da’ vita.

Oggi:

-Urge il bisogno di persone di buona volontà che si prendano cura della gente che vive nei  bisogni più esistenziali.

-Urge il bisogno di uscire dal nostro “cerchio magico” e portare un contributo di solidarità, sposando gioie e dolori della gente.

Come fare?

Gesù ci dà la sua ricetta. Eccola: “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.
Fuori linguaggio parabolico, la vita bisogna donarla, bisogna morire al proprio “io” e creare un mondo del “noi”, dove all’egoismo si risponde con il servizio, alla solitudine con la comunione, al disinteresse con la corresponsabilità, al freddo “pil” con la convivialità.

Buona domenica con un messaggio di Gandhi, detto “Mahatma”, la grande anima:” Se potessimo cancellare l’Io ed il Mio dalla politica, dalla religione  dall’economia e così via, saremmo presto liberi e porteremmo il cielo in terra”.
Don  Giuseppe Fiorillo.

Tags: gesùpasquavangelo

admin_slgnwf75

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