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“Con il 2% diamo linfa al bene”: Libera di mobilita per una raccolta firme

“Con il 2% diamo linfa al bene”: Libera di mobilita per una raccolta firme

da redazione
15 Novembre 2025
in costume e società
Tempo di lettura: 4 minuti
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Investendo solo il 2% del Fondo Unico di Giustizia si possono far crescere i beni confiscati alle mafie trasformandoli in spazi di comunità, lavoro e futuro

Una firma e una cartolina per  far vivere i beni confiscati nel Paese. “Diamo linfa al bene” è la nuova mobilitazione di raccolta firme di Libera nel trentennale della legge109/96, quando con un milione di firme l’Italia scelse di restituire alla collettività ciò che le mafie avevano sottratto.

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“Oggi il denaro sequestrato e confiscato costituisce il Fondo Unico di Giustizia (FUG) – si legge nel testo della petizione -Chiediamo che una piccola parte di ciò che deriva da atti criminali possa essere reinvestita per cambiare volto ai beni confiscati e rigenerare i territori feriti dalla presenza mafiosa. Basterebbe il 2% del FUG perché il denaro sottratto torni a far crescere il bene comune: scuole, cooperative, comunità, futuro. Basta poco per far rifiorire il Bene. Quel 2% può cambiare molto, se diventa un impegno concreto dello Stato”.

Le cartoline firmate saranno spedite per aprire una vertenza pubblica e diretta verso il Governo, con l’obiettivo di rimettere al centro del discorso pubblico la consapevolezza che la lotta a mafiosi e corrotti è un bene comune. Primi firmatari della petizioni: Luigi Ciotti e Francesca Rispoli, presidenti nazionali di Libera, Gian Carlo Caselli e Nando Dalla Chiesa presidenti onorari di Libera e di familiari di vittime innocenti delle mafie: Margherita Asta, Cristina, Guido e Paola Caccia, Roberta Congiusta, Marisa Diana, Mario Esposito, Marisa Fiorani, Stefania Grasso, Giovanni e Luisa Impastato, Daniela Marcone, Dario e Luigi Montana, Matilde Montinaro, Bruno Vallefuoco, Raffaella e Vincenzo Landieri, Paolo Siani, Lorenzo, Alessandra e Francesco Clemente-Ruotolo.

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La nuova mobilitazione di Libera si inserisce nell’ambito della campagna nazionale “Fame di verità e giustizia”, che da maggio sta attraversando il Paese, da Nord a Sud, per animare il dibattito pubblico con l’obiettivo di riscrivere l’agenda in tema di lotta alle mafie e corruzione. A partire dai prossimi giorni sarà possibile firmare le cartoline online sul sito di Libera (https://www.libera.it/it-schede-2785-diamo_linfa_al_bene) e fisicamente nelle varie iniziative che saranno promosse nelle piazze in tutta Italia e nelle sedi territoriali di Libera. 

In Calabria la campagna sarà lanciata a Crotone sabato 15 novembre con un appuntamento in Piazza Pitagora alle ore 16.30 in cui sarà possibile firmare le cartoline. Nell’occasione saranno presenti diverse realtà sociali del territorio impegnate nella gestione e valorizzazione di beni confiscati.

In occasione del lancio della raccolta firme Libera ha elaborato i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 10 novembre 2025): la Calabria è la terza regione per beni confiscati e destinati: 3.373. Sono invece in totale 21.626 gli immobili ancora in gestione e in attesa di essere destinati: 1.660 sono in Calabria. 107 sono invece i beni in regione destinabili pronti ad essere riutilizzabili. Ma il fatto che rimangano vuoti è un segno chiaro: non possono diventare strumenti di racconto di quello che erano e di quello che possono essere, beni che tornano alla collettività, per il bene comune.

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Libera ha presentato anche la fotografia delle esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati: sono 1132 i soggetti diversi impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli Enti locali, in ben 18 regioni, in 398 comuni. Un Paese con 1132 soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, più di 600 associazioni di diversa tipologia, oltre 30 scuole di ogni ordine e grado che usano gli spazi confiscati come strumento didattico e che incidono nel tessuto territoriale e costruiscono economia positiva. Un Paese che ha reagito alla presenza mafiosa e che con orgoglio si è riappropriato dei suoi spazi. Una rete di esperienze in grado di fornire servizi e generare welfare, di creare nuovi modelli di economia e di sviluppo, di prendersi cura di chi fa più fatica. La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Sicilia con 297 soggetti gestori, segue la Campania 186, la Lombardia con 159 e la Calabria con 147.

“Trent’anni fa, con la legge 109/96, l’Italia ha scelto di restituire alla collettività ciò che le mafie avevano sottratto. Da allora – commenta Francesca Rispoli, copresidente di Libera – più di  1200 esperienze di riuso sociale raccontano un Paese che ha saputo reagire, trasformando luoghi criminali in presìdi di democrazia, lavoro e inclusione. Con questa raccolta di cartoline, un’azione concreta che parte dal basso,  vogliamo dare linfa a tutte quelle esperienze di rigenerazione che insieme abbiamo fatto partire e rilanciare le pratiche di riuso sociale dei beni attraverso la destinazione di risorse pubbliche che incentivino lo spirito della 109/96. Questo sarebbe possibile e sostenibile utilizzando una piccola quota delle risorse del Fondo Unico di Giustizia istituito per centralizzare e gestire le risorse finanziarie recuperate dallo Stato attraverso sequestri, confische (penali, amministrative o di prevenzione). Se anche solo una piccola parte di queste risorse venisse messa al servizio delle realtà che gestiscono beni confiscati, in maniera continuativa e stabile, si potrebbero sostenere esperienze di inclusione e coesione in tutta Italia, facendo veramente cambiare volto ai patrimoni illeciti e rigenerando i territori con un segnale forte contro mafie e corruzione”.

Tags: beni confiscaticalabriacrotonelibera

redazione

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