Riflessioni sulle pagine del Vangelo nel giorno dell’Epifania
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
oggi, celebriamo l’Epifania. Il Signore Gesù si manifesta agli stranieri, rappresentati dai re Magi.
Il divino Bambino non vuole essere esclusivo del suo popolo, ma di tutti i Popoli. Festa, quindi, di tutti: buoni e cattivi, semplici e sapienti, perché a tutti è data la conoscenza di Dio.
Il Natale è Dio che viene a noi, l’Epifania siamo noi che andiamo a Dio.
Ascoltiamo il testo del Vangelo di Matteo: “Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli Scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è stato scritto per mezzo del profeta: e tu, Bethlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele». Allora, Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate ed informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa videro il bambino con Maria, sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non ritornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”. (Matteo 2, 1-12).
“Alcuni Magi”.
Lungo i secoli a loro abbiamo dato un numero “tre”, abbiamo dato dei nomi: Melchiorre, Gaspare e Baldassarre e li abbiamo proclamati “re” in forza dei doni, offerti al bambino: oro, incenso e mirra. Ma chi erano veramente i Magi? Probabilmente erano discendenti di quegli Ebrei, deportati in Babilonia da Nabucodonosor nel 598 avanti Cristo e costretti a lavorare nelle distese pianure tra i fiumi Tigri e l’Eufrate. “Lungo i fiumi di Babilonia/là sedevamo e piangevamo/ ricordandoci di Sion” (Salmo 136, 1).
I magi erano dunque espressione del resto d’Israele, piccolo nucleo di profezia di un messia che sarebbe venuto per liberare i Popoli oppressi. I Magi, ancora, seguaci di Zoroastro, vedono in una stella, apparsa loro, il segno della nascita del Messia. Lasciato, quindi, il loro comodo mondo, partono, sicuri che camminando s’apre cammino. Nel passato, assai lontano da quelle terre era partito il patriarca Abramo, chiamato da una voce:” vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò” (Genesi 12, 1).
Abramo parte, chiamato da una voce, i Magi partono, illuminati da una stella.

Le chiamate nella vita sono tante e varie. Importante è avere occhi per vedere ed orecchi per udire e gambe per camminare, perché la vita è tutta un cammino fisico ed ancora più interiore.
Ora i Magi, dopo un lungo cammino, si fermano a Gerusalemme, perché la stella, guida dei loro passi, è scomparsa. E allora cercano luce nelle persone importanti. Cercano luce in Erode; Erode cerca luce in scribi e sacerdoti. Scribi e sacerdoti aprono le scritture e trovano nel libro del profeta Michea che Betlemme è il luogo della nascita del Messia:..” e tu, Bethlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele” (Michela 2,6).
Non si muovono da Gerusalemme né i sacerdoti, né gli scribi, ma delegano i Magi a trovare il bambino, ad adorarlo e, poi, ritornare per informarli sull’avvenimento. Sono loro come la segnaletica stradale che indica la strada, ma non si muove, resta lì, ferma sul posto. A Dio si può andare con il cuore (i pastori) e con le conoscenze (i Magi). I sommi sacerdoti e gli scribi non vanno né col cuore, né con i libri e, pur odorando d’incenso e sazi di culto e di devozioni, restano lontani “dal Dio vicino”. I lontani, invece, i mendicanti di luce, trovano ed adorano la Luce vera che illumina ogni uomo, ma non tornano indietro, perché chi trova il Dio vero inizia un cammino nuovo, dal momento che non c’è più spazio, né tempo per le cose di prima.
Buona Epifania all’insegna del messaggio di Sant’Agostino: “percorri l’uomo e troverai Dio”.
Don Giuseppe.











