Ripensando alla morte della madre del Vescovo Attilio Nostro: oggi, durante i funerali, pregheremo non solo per lei, ma con lei. Nella liturgia eucaristica, il tempo si sospende: l’eternità irrompe nel presente
di Don Danilo D’Alessandro
Nella morte della madre del nostro Vescovo, si rivela una verità profonda che trascende i legami biologici: attraverso il sacerdozio di Cristo, siamo intessuti in una trama di maternità e paternità spirituale che ridefinisce radicalmente il significato stesso della famiglia.
Il Paradosso della Paternità Sacerdotale
Quando un uomo viene ordinato sacerdote, non diventa solo “padre” in senso metaforico. San Paolo scrive ai Corinzi: “Vi ho generati in Cristo Gesù mediante il Vangelo” (1 Cor 4,15). Questa generazione spirituale non è un’immagine poetica, ma una realtà ontologica che stabilisce vincoli reali, non meno veri di quelli carnali. Se il mio Vescovo è padre, la donna che lo ha generato biologicamente ha contribuito a preparare il vaso che Dio ha scelto per esercitare questa paternità su di me.
La questione non è sentimentale: è teologica. Quando Cristo sulla croce dice a Maria “Donna, ecco tuo figlio” e a Giovanni “Ecco tua madre” (Gv 19,26-27), non sta semplicemente affidando sua madre a un discepolo. Sta inaugurando una nuova economia della maternità, dove i legami dello Spirito superano e perfezionano quelli della carne.
La Comunione dei Santi come Famiglia Ontologica
I Padri della Chiesa, soprattutto nella tradizione orientale, hanno sviluppato una comprensione della Chiesa come organismo vivente dove ogni membro partecipa alla vita degli altri. San Giovanni Crisostomo scrive che “ciò che il sangue è nel corpo, questo è lo Spirito Santo nella Chiesa”. Non siamo individui collegati estrinsecamente, ma membra di un unico corpo dove la circolazione della grazia crea vincoli reali.
Quando la madre di un sacerdote genera biologicamente chi poi diventerà padre spirituale, ella esercita indirettamente una forma di maternità su tutti coloro che quel sacerdote genererà nella fede. Non è una maternità diretta o consapevole, ma reale quanto lo è la comunione dei santi. Sant’Agostino lo esprime mirabilmente: “Uno solo è il Cristo che ama se stesso” – nell’unità del Corpo Mistico, le relazioni si moltiplicano e si intrecciano in modi che superano la logica matematica.
Oltre i Confini del Tempo
Ma c’è di più. Questa donna, ora defunta, non ha cessato di essere parte di questa famiglia spirituale. La morte, nella prospettiva cristiana, non è una frattura ma una trasformazione. Come scrive San Giovanni della Croce, “alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”, e quell’amore continua a operare dall’altra parte del velo.
La chiamata sacerdotale del figlio, nata nel tempo, si radica nell’eternità. Dio, nell’atto eterno della predestinazione, ha scelto quel sacerdote prima della fondazione del mondo (Ef 1,4). La madre, generandolo, ha cooperato a un disegno che precede il tempo e si prolunga oltre di esso. Ora, liberata dai limiti della carne, può vedere più chiaramente quella rete di relazioni spirituali che sulla terra intuiva solo per fede.
La Liturgia come Spazio di Incontro
Oggi, durante i funerali, pregheremo non solo per lei, ma con lei. Nella liturgia eucaristica, il tempo si sospende: l’eternità irrompe nel presente. I santi in cielo, le anime in purgatorio, e noi pellegrini sulla terra formiamo un’unica assemblea liturgica. Non sono parole consolatorie, ma la realtà sacramentale che la Chiesa ha sempre professato.
Quando eleveremo il calice, quella madre sarà presente non come ricordo, ma come membro vivo del Corpo di Cristo. E in quella presenza, riconosceremo che il suo “sì” alla vita, il suo “fiat” materno, ha contribuito al nostro stesso essere figli nella fede.
Conclusione: Una Famiglia Senza Confini
La morte ci ricorda che apparteniamo a una famiglia che non conosce confini né di spazio né di tempo. Una famiglia dove la maternità e la paternità si moltiplicano attraverso la grazia, dove i legami spirituali non sostituiscono quelli naturali ma li trasfigurano, dove l’eternità non è un futuro lontano ma una dimensione già presente.
Oggi piangiamo, ma non come chi non ha speranza. Ringraziamo per una madre che, forse senza saperlo, ha contribuito a tessere quella rete di comunione che ci lega in Cristo. E nel mistero della comunione dei santi, riconosciamo che quella maternità continua, purificata e perfezionata, nell’eternità dove tutte le vocazioni trovano il loro compimento definitivo.
Requiem aeternam dona ei, Domine, et lux perpetua luceat ei.










