Il Comune di Pizzo, che ha diffuso una nota ufficiale per chiarire la propria condotta. Intanto, Italia Nostra ha convocato un’assemblea pubblica pacifica per il 4 aprile
La perdita della storica araucaria di Pizzo continua a suscitare un acceso dibattito pubblico, trasformandosi in un caso emblematico di conflitto tra tutela del patrimonio, responsabilità istituzionali e gestione del territorio. Da un lato, lo sdegno delle associazioni ambientaliste; dall’altro, le precisazioni dell’amministrazione comunale che rivendica il proprio operato.
A farsi portavoce della protesta è Italia Nostra – Sezione di Vibo Valentia, che ha definito quanto accaduto un evento di estrema gravità, parlando senza mezzi termini di “morte della bellezza paesaggistica”. L’araucaria, che da circa 140 anni dominava il panorama cittadino, rappresentava per molti un elemento identitario, un simbolo condiviso di memoria storica e appartenenza.
Per dare voce a questo sentimento collettivo, l’associazione ha convocato un’assemblea pubblica pacifica per il 4 aprile alle ore 16:00, in piazza della Repubblica, con eventuale spostamento al Palazzo della Cultura in caso di maltempo. L’invito è rivolto non solo ai cittadini, ma anche alle associazioni e alle autorità competenti in materia di tutela ambientale e culturale, con l’obiettivo di aprire un confronto ampio e partecipato.
Parallelamente, Italia Nostra ha avanzato una richiesta forte e simbolica: la proclamazione del lutto cittadino. Una proposta che richiama precedenti analoghi e che, secondo l’associazione, potrebbe offrire alla comunità un momento di riflessione condivisa, particolarmente significativo nel periodo pasquale. Nella nota firmata dal presidente facente funzioni, Alessandro Caruso Frezza, si sottolinea come, pur non essendo “morta fisicamente”, l’araucaria abbia perso irrimediabilmente la sua monumentalità e il suo valore storico.
La manifestazione del 4 aprile si propone così non solo come espressione di protesta, ma anche come occasione di “catarsi positiva”, per trasformare l’indignazione in un rinnovato impegno civico verso la salvaguardia del patrimonio ambientale.

Di diverso tenore la posizione del Comune di Pizzo, che ha diffuso una nota ufficiale per chiarire la propria condotta. L’amministrazione sottolinea innanzitutto di essere stata l’unica ad aver avviato l’iter per il riconoscimento dell’albero come monumentale, nonostante la normativa esista da anni. Inoltre, precisa che tutte le notifiche previste sono state regolarmente effettuate al proprietario, tramite l’amministratore di sostegno.
Secondo quanto dichiarato, la Polizia Locale sarebbe intervenuta tempestivamente per interrompere il taglio, segnalando immediatamente l’accaduto alle autorità competenti. Il Comune ha inoltre richiesto una relazione dettagliata agli uffici per verificare eventuali criticità nell’iter amministrativo.
Un elemento centrale della difesa dell’amministrazione riguarda la documentazione tecnica pervenuta dopo il taglio: una relazione agronomica, protocollata il 31 marzo, che attesterebbe una situazione di pericolo per la pubblica e privata incolumità. Tuttavia, il Comune evidenzia come già a fine febbraio fossero state avviate tutte le procedure di tutela, coinvolgendo gli enti competenti e imponendo alla proprietà l’obbligo di richiedere autorizzazioni per qualsiasi intervento.
A rafforzare questa posizione vi è anche il sopralluogo effettuato il 16 marzo dai Carabinieri Forestali, conclusosi con un verbale che attestava la buona salute dell’albero e disponeva la sospensione di qualsiasi azione su di esso. Un passaggio che rende ancora più controversa la dinamica degli eventi.
Particolarmente duro il giudizio dell’amministrazione sull’abbattimento, descritto come un’azione compiuta “di soppiatto e alle prime luci dell’alba”, con l’evidente intento di aggirare le procedure in corso. Su questo punto, il Comune ha già trasmesso tutti gli atti alle autorità per l’accertamento delle responsabilità.
La vicenda dell’araucaria di Pizzo si configura così come un caso complesso, in cui si intrecciano sensibilità ambientale, legalità e gestione amministrativa. Al di là delle responsabilità che saranno eventualmente accertate, resta il vuoto lasciato da un simbolo che per oltre un secolo ha segnato il paesaggio e la memoria collettiva della città.
E proprio su questo terreno, più emotivo e identitario, si gioca ora la partita più delicata: quella della ricostruzione di un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, e della definizione di una visione condivisa per la tutela del patrimonio naturale.










