Riflessioni sulle pagine del Vangelo della domenica di Pasqua 2026
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
i Vangeli di Pasqua ci raccontano ciò che è accaduto alle donne all’alba del giorno dopo il sabato. Ascoltiamo il vangelo di Giovanni:
“Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si reco’ al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesu’ amava, e disse loro:<< Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto>>.
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”. (Giovanni 20,1-9).
Dopo la morte in croce, accertata dal centurione, che trafisse il costato, Gesù viene deposto nella tomba di Giuseppe d’Arimatea. Gesù ,pur essendo stato condannato come un malfattore, riceve per mandato di Pilato, su richiesta dei Capi dei Giudei, l’onore di essere vigilato da una turnazione di guardie, dopo la messa in sicurezza della tomba con sigilli romani.
Nel silenzio della notte, prima dell’alba avviene, secondo il racconto degli Evangelisti , un fatto impensabile: i sigilli, come cera al sole ,si liquefanno . La grossa pietra tombale rotola via e Gesù appare nel fulgore della luce. Le guardie spaventate si precipitano giù,in città, per riferire ai Capi l’accaduto.
In città quando ancora è notte fonda, in due o tre case, c’è gente in movimento. Lumi ad olio si accendono. Donne si pettinano e si vestono in fretta per andare ad un appuntamento. All’incrocio delle tre strade, difatti, prima di prendere la mulattiera che porta al Calvario, avviene l’incontro di donne velate a lutto che si domandano: “Chi ci toglierà la pietra del sepolcro?”
Portano profumi, confezionati con mani operose e cuore caldo, da deporre nella tomba, secondo i riti funerari ebraici. Salgono per onorare un morto dopo la Festa e si incontrano con la Vita, con la nuova Pasqua. La Pasqua ebraica è finita. La Pasqua ebraica è memoria e celebrazione corale del passato. La Pasqua di Cristo è novità. È vita. È futuro.
La tomba è vuota perché Gesù spezza i sigilli e, come una crisalide, vola via, lasciando l’involucro intatto. “Pietro entra nel sepolcro ed osserva i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte”.
“Il primo giorno della settimana” quando ancora era buio comincia la grande avventura del mondo nuovo. Comincia, secondo la narrazione di Giovanni, la grande avventura con questo correre: corre su e giù Maria di Magdala, corre Pietro, corre Giovanni, corrono gli Apostoli, corrono, a sera, i due discepoli di Emmaus. E corrono i primi cristiani sulle strade romane, perché c’è fretta di annunziare al mondo che Cristo è risorto ed è veramente risorto.
La fede profonda nella Resurrezione dà loro la forza di annunziare “ai poveri un lieto annunzio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di Grazia del Signore (Luca 4 ,17- 19).
“Il primo giorno della settimana” Gesù risorge, non il giorno di Pasqua, ma il primo giorno feriale, quasi per dirci che Lui vive nella ferialità, nell’ordinarietà della nostra esistenza.
Oggi,ogni qual volta noi, nello scorrere di ore, giorni ed anni, seminiamo semi di vita, viviamo la Resurrezione.
E c’è sempre Resurrezione:quando
tendiamo una mano a chi cade lungo i bordi delle strade; quando diamo un sorriso a chi non riesce a guarire da una profonda ferita dell’anima; quando posiamo occhi compassionevoli su chi è disperato, perché, sopravvissuto alla cattiveria del deserto e del mare, si imbatte nell’agire perverso di uomini, ubriachi di potere e mai sazi di danaro; quando rompiamo i sigilli delle nostre tombe, spesso cariche di egoismo, chiusura, intolleranza.
Buona Pasqua con l’augurio di vivere la Resurrezione di Cristo all’insegna di piccoli gesti di luce che allontanino le tenebre del male, che popola questo mondo.
“Se io potrò impedire / ad un cuore di spezzarsi/non avrò vissuto invano/.
Se allevieró il dolore di una vita/o guarirò una pena/ o aiuterò un pettirosso caduto/a rientrare nel suo nido/ non avrò vissuto invano”. (Emily Dickinson).
Don Giuseppe Fiorillo








