L’emozione di Martino Ceravolo, il padre del giovane Filippo che mai si è rassegnato e ha sempre gridato la sua sete di giustizia, la sua richiesta di verità
Non è un’operazione come le altre. Non è solo un altro colpo alla criminalità organizzata nelle Preserre vibonesi. È, prima di tutto, una notizia che restituisce dignità alla memoria, che riaccende la fiducia nella giustizia, che dà un nome — finalmente — a chi ha spezzato una vita innocente.
Dopo quattordici lunghissimi anni, emerge una verità attesa, invocata, mai dimenticata: sarebbero stati individuati i presunti responsabili dell’omicidio di Filippo Ceravolo, il giovane di appena 19 anni ucciso per errore in un agguato di mafia il 25 ottobre 2012.
Una svolta che scuote le coscienze e rinfranca un intero territorio.
Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori nell’ambito dell’inchiesta “Jerakarni”, emerge con forza quello che per anni è rimasto un dolore senza risposte: Filippo non era il bersaglio. Secondo la ricostruzione investigativa, il vero obiettivo dei killer sarebbe stato Domenico Tassone, alla guida dell’auto colpita quella sera.
Questa non è soltanto cronaca giudiziaria. È una pagina che riguarda tutti. È la dimostrazione che il tempo non cancella la verità e che lo Stato, anche quando sembra lontano, continua a cercarla.
È la svolta che tutti chiedevamo, soprattutto Martino Ceravolo, il padre del giovane Filippo che mai si è rassegnato e finora ha sempre gridato la sua sete di giustizia, la sua richiesta di verità. Figura indomita che mai si è rassegnato e con dignità e forza ha lottato in attesa di un giorno come questo.








