Itinerari di vacanza suggeriti dalla giornalista esperta nel settore dei viaggi e delle crociere, per i lettori di ViViPress
di Liliana Carla Bettini
Ci sono luoghi che non si visitano soltanto: si attraversano con lo sguardo, si respirano lentamente, si portano dentro anche dopo essere andati via.
Il Giardino dei Tarocchi, immerso nelle campagne della Maremma toscana, è uno di questi.
Non è semplicemente un parco artistico, ma un viaggio visionario dentro l’immaginazione di un artista che ha scelto di dare forma ai simboli, trasformandoli in materia viva.
Appena si varca l’ingresso, il mondo reale sembra dissolversi. Le linee rigide della quotidianità lasciano spazio a curve morbide, colori accesi, superfici riflettenti.
È come entrare in una dimensione parallela, dove ogni dettaglio racconta una storia e ogni passo invita a perdersi, senza fretta.


Le sculture monumentali, ispirate agli arcani maggiori dei tarocchi, emergono dal paesaggio come presenze silenziose e potenti: figure enigmatiche, al tempo stesso familiari e misteriose.
Qui, l’arte non si osserva da lontano: si vive. Si cammina tra mosaici scintillanti che catturano la luce del sole e la restituiscono in mille riflessi.
Si sfiorano superfici fatte di ceramiche, vetri e specchi, dove ogni frammento sembra custodire un frammento di sogno.
Alcune installazioni si possono persino attraversare, abitare, esplorare dall’interno, trasformando il visitatore in parte dell’opera stessa.
C’è un senso di libertà che permea ogni angolo del giardino. Nulla è prevedibile, nulla è rigido.
Le prospettive cambiano continuamente, invitando a guardare il mondo da nuovi punti di vista.
È un luogo che parla di trasformazione, di identità, di ricerca interiore.



Non a caso, i tarocchi – da cui il parco prende ispirazione – sono simboli di viaggio, di evoluzione, di passaggi.
Passeggiare qui significa anche rallentare. Sedersi all’ombra di una scultura, ascoltare il silenzio interrotto solo dal vento, lasciarsi sorprendere da un dettaglio che prima era sfuggito.
È un invito a riconnettersi con la parte più creativa e intuitiva di sé, quella che spesso, nella vita quotidiana, resta inascoltata.
E poi c’è la luce della Maremma, calda e avvolgente, che accompagna ogni momento della visita.
Al tramonto, il giardino si trasforma ancora: i colori si fanno più intensi, le ombre più profonde, e le sculture sembrano cambiare espressione, come se custodissero segreti pronti a rivelarsi solo a chi sa osservare davvero.
Il Giardino dei Tarocchi non è una meta da “vedere” in fretta, da spuntare su una lista.
È un’esperienza da vivere lentamente, lasciandosi guidare più dalle emozioni che dalla logica. Un luogo che sorprende, spiazza, incanta.
E che, in qualche modo, resta dentro – come un sogno vivido, difficile da spiegare, ma impossibile da dimenticare.








