È bastato il solo gol di Carnevale per avere la meglio sulla formazione siciliana che mestamente scende di categoria. Si resta in serie D, ma adesso capire quale sarà il futuro
Un gol. Solo un gol per la salvezza.
Dopo quello di domenica scorsa, segnato all’ultimo respiro, che aveva permesso di giocare in casa la gara play-out, un altro solo gol è bastato alla Vibonese per festeggiare la salvezza.
È stata un partita come ai vecchi tempi: grinta, cuore, forza di carattere. Giocata con il coltello tra i denti per difendere quel gol che Carnevale ha trovato subito mettendo la partita nei binari giusti. Siciliani costretti a rincorrere e tentare di riprendere la gara e Vibonese a rintuzzare ogni folata acese.
C’era da giocarsi una stagione intera, c’era da salvare la faccia, c’era da rispettare una storia quasi centenaria. Finalmente questa consapevolezza ha preso il sopravvento su tutto l’ambiente ed ognuno ha fatto la sua parte.
I giocatori in campo: cuore, carica agonistica e niente fronzoli. L’allenatore, che ha trovato le parole giuste per dare identità ad una formazione che era ormai alla deriva e rassegnata all’onta di una condanna da fare vergogna. La società supplente, nel senso letterale del termine, ovvero “quei due” – Putrino e Caffo – che hanno fatto vedere che la Vibonese è dei vibonesi, che si sono spesi – uno quale main sponsor (cioé: ci ha buttato i soldi), l’altro come commissario incaricato (incaricato dal sindaco e portare dosi di vibonesità i un gruppo di individui senza identintà). Lo hanno fatto i vibonesi, quelli veri, quelli che hanno capito che un patrimonio identitario non poteva essere buttato via con l’acqua sporca e sono tornati allo stadio, hanno gremito gli spalti, hanno fatto sentire passione e forza: hanno sostenuto, hanno dato la carica; ed alla fine hanno gioito.



La Vibonese battendo l’Acireale ha vinto la sua finale ed ha salvato una delle stagioni più tribolate della sua storia. Quando ormai il precipizio era alla vista e le speranza ridotte al lumicino, lo scatto d’orgoglio di un intero ambiente ha costruito ed realizzato il miracolo sportivo.
È un finale in gloria. È un finale di soddisfazione e festa.
Ma è anche la fine di un incubo.
L’onore è salvo. Ma solo quello sportivo, quello del campo. Adesso bisogna salvare l’onore di una società che si incammina verso i suoi cent’anni di vita. E lo deve fare con orgoglio, forza e sorrisi.
La serie D è salva. E per questo concediamo pure una serata di festa. Ma solo queste serata, percé da domattina bisogna rimboccarsi le maniche e ricostruire tutto quello che in questi mesi si stava distruggendo.
La Vibonese ha vinto. Viva la Vibonese. La Vibonese in serie D.









