A dicembre erano stati eseguiti 33 ordini di sequestro e perquisizioni anche in Calabria
Lo scorso dicembre la Guardia di Finanza di Aosta aveva dato esecuzione ad un’ordinanza di sequestro nei confronti di 33 persone, indagate a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere, riciclaggio, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio, con perquisizioni sia in Valle d’Aosta che in altre regioni italiane compresa la Calabria, finalizzate a recuperare denaro contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili, sino al raggiungimento della somma di oltre 5 milioni di euro che, secondo gli indizi fino ad oggi emersi, sarebbero provento di attività criminose.
Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, aveva permesso di accertare la presenza di un sodalizio criminale dedito al riciclaggio di denaro, provento essenzialmente di reati fiscali che sarebbero attribuibili a tre società, operanti in Piemonte ed esercenti l’attività di commercio di materiale ferroso, che agiva tramite l’emissione di fatture false. Una volta incassato il denaro la società emittente lo avrebbe trasferito sui conti personali di uno degli indagati che a sua volta si sarebbe occupato di riciclarlo presso il casinò di San Vincent, mediante la compiacenza di due funzionari corrotti ottenendo, in tal modo, somme in contanti o “fiches” da restituire alle società che avevano annotato le fatture.
Quell’operazione ha portato oggi, all’emissione di un decreto con il quale, ai sensi del Codice Antimafia, viene disposta l’amministrazione giudiziaria della Casa da gioco di Saint-Vincent, in quanto si è ritenuto che la società, per colpa, non abbia messo a punto una struttura organizzativa adeguata e idonea a impedire la commissione dei reati di riciclaggio anche con un atteggiamento passivo e agevolatorio che ha, di fatto, consentito, dapprima, il diffondersi e, successivamente, il radicarsi di fenomeni illeciti, in particolar modo di corruzione e riciclaggio, senza impedirli in alcun modo.
Gli inquirenti ritengono che i vertici del Casinò, non direttamente coinvolti nei reati contestati, pur avendo captato molteplici segnali d’allarme, non avrebbero assunto alcuna iniziativa concreta e diretta, sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo e segnalazione previsti, tra l’altro, dalla normativa antiriciclaggio, per cui il Tribunale della prevenzione, ritenendo l’amministrazione giudiziaria la sola misura idonea a rimuovere quelle “situazioni tossiche” che avrebbero creato l’humus favorevole affinché una casa da gioco ampiamente rinomata si trasformasse in un ambiente facilmente permeabile ad attività illegali, ha disposto un “tutoraggio” ad opera di due Amministratori Giudiziari, che per almeno un anno eserciteranno specifici poteri di amministrazione al fine di eliminare le criticità rilevate.









