Il dirigente scolastico Raffaele Suppa raccoglie l’appello del sottosegretario Paola Frassinetti e rilancia il ruolo della formazione umanistica. Una battaglia culturale sostenuta anche dai numeri
C’è qualcosa di profondamente rassicurante nella lettera che il dirigente scolastico del Liceo Classico “Michele Morelli” di Vibo Valentia, Raffaele Suppa, ha inviato al sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti.
In un’epoca dominata dalla velocità, dalla superficialità dei messaggi e dalla convinzione che ogni sapere debba essere immediatamente utile e monetizzabile, il preside del più antico e prestigioso istituto della provincia ha avuto il merito di riportare il dibattito sulla scuola al suo significato più autentico.
Le recenti dichiarazioni del sottosegretario Frassinetti sul rilancio del liceo classico, attraverso una “grande battaglia culturale” fondata sullo studio serio, rigoroso ed esigente, hanno trovato nel dirigente vibonese un interlocutore autorevole e convinto. Non si tratta di una adesione formale, ma della proposta di una vera alleanza culturale per restituire centralità alla formazione umanistica.
Le parole di Suppa colpiscono perché sfuggono a ogni nostalgia. Nessun rimpianto del passato, nessuna sterile difesa di privilegi o tradizioni. Al contrario, il preside del Morelli afferma con chiarezza che il liceo classico non va difeso perché rappresenta ciò che è stato, ma perché continua a rappresentare ciò che serve per affrontare il futuro.
È una differenza sostanziale.
Quando il preside scrive che “la scuola è innanzitutto il luogo in cui si formano persone libere, cittadini consapevoli e coscienze critiche”, individua il cuore della questione. La crisi delle iscrizioni che negli ultimi anni ha interessato molti licei classici italiani non è infatti soltanto un problema scolastico. È il sintomo di una più generale difficoltà culturale di una società che rischia di perdere il rapporto con la propria memoria storica e con la profondità del pensiero.

Per questo la difesa del latino, del greco, della filosofia, della letteratura e della storia non è una battaglia per pochi specialisti. È una battaglia per tutti. Perché quelle discipline continuano a sviluppare capacità di analisi, spirito critico, rigore logico e competenze argomentative che nessuna intelligenza artificiale e nessuna innovazione tecnologica potranno mai sostituire.
La forza della lettera, tuttavia, non risiede soltanto nei principi. Risiede soprattutto nei risultati.
Mentre in molte aree del Paese il liceo classico continua a perdere iscritti, il Morelli di Vibo Valentia ha registrato negli ultimi due anni una crescita di circa il 25% delle iscrizioni. Un dato che assume un valore ancora maggiore se si considera il pesante calo demografico che interessa l’intera provincia.
È la dimostrazione che il rilancio del liceo classico non è una teoria astratta. È una possibilità concreta quando si è capaci di coniugare tradizione e innovazione, identità culturale e apertura internazionale, studio delle radici e competenze per il mondo contemporaneo.
Da questo punto di vista il Morelli rappresenta oggi una delle esperienze più interessanti del Mezzogiorno. Non un museo della cultura classica, ma una scuola viva, dinamica, capace di interpretare il proprio tempo senza rinunciare alla propria anima.

La disponibilità manifestata dal preside Suppa a partecipare a tavoli di lavoro e gruppi di confronto nazionali appare dunque non solo opportuna, ma auspicabile. Chi ha dimostrato sul campo che il liceo classico può tornare ad attrarre studenti e famiglie ha il diritto e il dovere di contribuire alla definizione delle future politiche scolastiche.
La sfida evocata dal sottosegretario Frassinetti e raccolta dal dirigente del Morelli riguarda infatti molto più di un indirizzo di studi. Riguarda il modello di società che vogliamo costruire.
Una società composta da persone preparate soltanto a svolgere una professione o da cittadini capaci anche di comprendere il mondo, interpretarne le trasformazioni e guidarle con senso critico?
La risposta che arriva da Vibo Valentia è chiara e merita di essere ascoltata.
Perché difendere il liceo classico non significa custodire un relitto del passato. Significa investire sul futuro culturale, civile e democratico dell’Italia.








