Il presidente del Consiglio comunale conferma ciò che ViViPress sostiene da mesi: gli impianti operano in sicurezza. Un intervento coraggioso che apre interrogativi politici dentro la stessa maggioranza
Su una cosa non ci sono mai stati dubbi: Antonio Iannello è un uomo delle istituzioni, un politico di lungo corso che ha attraversato decenni di vita pubblica mantenendo intatti alcuni tratti distintivi della propria personalità. Schietto, leale, competente, che ha saputo coniugare la sua passione per la politica alle competenze della sua professionalità. Uno di quei pochi amministratori che non hanno mai avuto difficoltà a dire ciò che pensano, anche quando il prezzo politico da pagare può essere elevato.
Forse proprio per questo il suo intervento nell’ultimo Consiglio comunale di Vibo Valentia assume un valore che va ben oltre la cronaca della seduta. Perché Antonio Iannello non parla da semplice consigliere comunale. Parla da presidente del Consiglio, da dirigente storico del Partito Democratico, da figura autorevole della maggioranza che sostiene l’attuale sindaco.
E soprattutto ha scelto di fare ciò che molti, fino ad oggi, avevano evitato accuratamente di fare: pronunciare una necessaria operazione verità.
Una verità che ViViPress racconta da mesi, spesso in solitudine, contro la tentazione di trasformare una questione complessa in una facile campagna politica.
Le parole di Iannello sono state nette, inequivocabili: «Questi non sono impianti pericolosi. Questi sono impianti che lavorano in sicurezza e con tanta sicurezza».
Una frase semplice. Ma politicamente dirompente.
Perché per troppo tempo il dibattito pubblico sulla Meridionale Petroli è stato accompagnato da una narrazione che rischiava di confondere i piani, sovrapponendo il tema della delocalizzazione con quello della sicurezza.
E invece Iannello ha avuto il coraggio di ristabilire una distinzione fondamentale.
Si può essere favorevoli alla delocalizzazione. Si può immaginare un diverso assetto dell’area portuale. Si può discutere del futuro urbanistico e produttivo di Vibo Marina. Ma non si può sostenere che l’impianto rappresenti oggi un pericolo imminente per la popolazione se gli stessi dati tecnici e gli stessi organismi competenti raccontano altro.
È esattamente ciò che da mesi sosteniamo.
Ed è significativo che a dirlo oggi sia una delle figure più autorevoli della maggioranza.
Il presidente del Consiglio comunale non si è limitato a difendere la sicurezza degli impianti. Ha anche riportato il confronto politico dentro i confini della realtà.
Quando ha invitato tutti a “tenere i piedi per terra”, quando ha ricordato che la Meridionale Petroli non finanzierà alcuna eventuale delocalizzazione, quando ha spiegato che nessuno è oggi in grado di quantificare costi, tempi e modalità di un trasferimento, Iannello ha smontato una serie di semplificazioni che negli ultimi mesi erano diventate quasi slogan.
Parole che richiedono coraggio.
Perché in politica è sempre più facile inseguire gli umori del momento piuttosto che spiegare la complessità delle questioni. È più semplice alimentare paure che assumersi la responsabilità di rassicurare. È più conveniente cavalcare l’allarmismo che raccontare la realtà.
Antonio Iannello ha scelto la strada più difficile. Ha scelto quella della verità.
E proprio per questo il suo intervento rischia di lasciare un segno profondo nel dibattito cittadino.
Non tanto perché abbia cambiato la posizione sulla delocalizzazione, che continua a considerare un obiettivo legittimo, quanto perché ha chiarito che la discussione deve poggiare su basi serie e non su suggestioni.
Una distinzione che inevitabilmente apre interrogativi anche all’interno della stessa maggioranza. Smonta la narrazione finora portata avanti dall’amministrazione e dei suoi accoliti raccolti acriticamente intorno al sindaco.
Perché se l’impianto opera in sicurezza, se rappresenta un’infrastruttura strategica nazionale e se la sua eventuale delocalizzazione richiede decisioni che vanno ben oltre i confini comunali, allora diventa necessario spiegare ai cittadini quali siano realmente gli scenari possibili e quali invece appartengano al terreno delle aspettative.
Da questo punto di vista l’intervento di Iannello ha avuto un merito ulteriore.
Ha restituito dignità al confronto pubblico. Ha riportato la politica sul terreno dei fatti. Ha ricordato che amministrare significa assumersi la responsabilità delle parole che si pronunciano.
Per questo il suo non può essere archiviato come un semplice intervento tecnico o procedurale.
È stato un atto politico. Un atto di coraggio. E, soprattutto, un atto di onestà intellettuale verso la città.
Qualità sempre più rare nel dibattito pubblico contemporaneo. E proprio per questo meritevoli di essere riconosciute.










