L’azione legale si estenderebbe fino alla DDA di Reggio Calabria, dove si ipotizzano reati di turbativa del mercato e truffa aggravata.
Nel 2024, la Home Restaurant Hotel srl aveva ufficialmente istituito una Task-force dedicata a individuare e denunciare gli Home Restaurant che operano in violazione delle normative vigenti, promuovendosi come ristoranti tradizionali su piattaforme come Google e il suo CEO aveva annunciato che erano state inviate segnalazioni alle Questure di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia, Cosenza, Messina, Catania, Trapani e Siracusa, riguardanti oltre 100 Home Restaurant illegali, che sarebbero finiti sotto la lente delle autorità competenti per i necessari controlli.
Ora, ha annunciato di aver già avviato azioni legali contro piattaforme considerate illegali e oltre 2.700 falsi home restaurant che si promuovono scorrettamente come ristoranti tradizionali, utilizzando Google o altri portali online.
L’azione legale si estende fino alla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Reggio Calabria, dove si ipotizzano reati di turbativa del mercato e truffa aggravata. Nel mirino delle indagini vi sarebbero alcune lobby che, secondo le dichiarazioni del CEO, starebbero tentando di ostacolare lo sviluppo e la crescita dell’intero settore degli home restaurant, in tal senso, sono in corso indagini approfondite contro le piattaforme ritenute non conformi alla normativa vigente.
A tal proposito, ha citato il parere dell’Antitrust, che ha confermato come queste attività rientrino nella sfera privata e siano espressione della libera iniziativa economica sancita dall’Articolo 41 della Costituzione italiana. A ulteriore garanzia di trasparenza e legalità, tutti gli operatori (“Homers”) iscritti sulla piattaforma Home Restaurant Hotel vengono regolarmente comunicati alla Questura, in pieno adempimento del parere espresso dal Ministero dell’Interno nel 2019.
Nonostante la mancanza di una legge nazionale specifica che disciplini in modo esaustivo il settore degli home restaurant, il parere del Ministero dell’Interno del 2019 costituisce un punto di riferimento fondamentale.
Tale parere consente lo svolgimento dell’attività in forma occasionale, con un limite massimo di tre volte a settimana e un tetto di 5.000 euro annui di incasso, senza la necessità di una licenza commerciale. Sono previste, tuttavia, alcune regole fiscali, come l’obbligo di apporre una marca da bollo per ricevute di importo superiore a 77 euro. Questa situazione di incertezza normativa ha però generato interpretazioni divergenti a livello locale. In alcune regioni, come l’Abruzzo, sono state richieste pratiche aggiuntive, quali la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), creando confusione e la necessità di ulteriori chiarimenti da parte degli operatori del settore.










