Il boss è stato individuato grazie all’attività investigativa che avrebbe monitorato anche gli spostamenti dei familiari
Nuovo colpo inferto alla criminalità organizzata calabrese. È finita in Spagna la latitanza di Domenico Paviglianiti, conosciuto negli ambienti della ‘ndrangheta come “Don Mico”, figura storicamente ritenuta ai vertici dell’omonima cosca dell’area grecanica reggina.
L’arresto è stato eseguito al termine di una complessa attività investigativa sviluppata in stretta collaborazione tra le autorità italiane e quelle spagnole. Secondo quanto emerso dalle indagini, un ruolo determinante nell’individuazione del latitante sarebbe stato svolto dal monitoraggio degli spostamenti di alcuni suoi familiari, che avrebbe consentito agli investigatori di restringere progressivamente il cerchio fino a localizzarlo nella città di Soria, dove è stato fermato all’uscita di un ristorante.
L’operazione rappresenta l’ennesima dimostrazione di come il contrasto alle organizzazioni mafiose passi sempre più attraverso la cooperazione internazionale e l’impiego di sofisticate tecniche investigative, capaci di seguire non solo i movimenti dei ricercati ma anche le reti relazionali che continuano a sostenerli.
Paviglianiti è considerato dagli investigatori uno degli esponenti storici della ‘ndrangheta reggina, con un passato criminale segnato da condanne per associazione mafiosa, omicidi e traffico internazionale di stupefacenti. Il suo nome è da decenni associato ai principali equilibri criminali della provincia di Reggio Calabria e ai collegamenti dell’organizzazione con il narcotraffico internazionale.
La cattura conferma come, nonostante il trascorrere degli anni, la pressione investigativa nei confronti dei vertici delle organizzazioni mafiose resti costante e non conosca confini nazionali. Un risultato significativo che rafforza la collaborazione tra le forze di polizia europee nella lotta alle mafie transnazionali.








