Cronache semiserie da Palazzo Luigi Razza, con il sindaco che cercava la capogruppo ed ha trovato un trasloco
Una volta, nelle vecchie commedie all’italiana, c’era sempre il ragioniere che tornava in ufficio dopo il fine settimana e trovava la scrivania vuota. Guardava il portapenne, il cappotto non c’era, la macchina da scrivere era sparita e chiedeva al collega:
— «Scusa… ma dov’è?»
Risposta:
— «È andata»
Ecco, più o meno così dev’essere iniziata la mattinata a Palazzo Luigi Razza.
Il sindaco – racconta la leggenda metropolitana – apre la porta del gruppo consiliare del Partito Democratico, dà un’occhiata e domanda con innocenza:
— «Laura?»
Silenzio.
Qualcuno abbassa lo sguardo. Qualcun altro finge di leggere una delibera.
Un usciere, con la delicatezza di chi comunica un lutto amministrativo, sussurra:
— «Sindaco… Laura non c’è.»
Laura non c’è?!
Non c’è. Non è sparita. Non è in ferie. Non è neppure uscita a prendere un caffè.
Ha semplicemente cambiato indirizzo politico.
Succede. Un po’ ovunque succede. A Vibo Valentia, poi…
La politica è fatta di idee, convinzioni, strategie e… ogni tanto, anche di traslochi.
Il problema è che questo arriva nel momento meno opportuno.
Perché il centrosinistra vibonese, più che una coalizione, comincia ad assomigliare a una riunione di condominio convocata per decidere il colore del portone.
C’è chi propone il beige. Chi insiste sul grigio perla. Chi vota avorio.
E chi, nel frattempo, ha già cambiato palazzo.
Il sindaco prova a mantenere il sorriso istituzionale.
Ripete che va tutto bene. Che la maggioranza è compatta. Che il programma procede.
Poi, però, sfoglia l’elenco dei consiglieri e scopre che qualcuno, nel frattempo, ha cambiato casella.
Come nei vecchi album Panini.
Stacchi la figurina. La sposti. L’album resta lo stesso, ma il posto rimane vuoto.
E mentre si cerca ancora di capire se il passaggio di Laura Pugliese sia un episodio isolato oppure il primo squillo di una lunga estate politica, ecco che sul calendario compare un altro appuntamento dal titolo quasi cinematografico: “Un programma per l’alternativa”.
L’alternativa.
Parola curiosa.
Soprattutto quando viene pronunciata da persone che, almeno sulla carta, fanno parte della stessa grande famiglia politica.
È un po’ come organizzare una cena di famiglia intitolandola “Come sostituire il capofamiglia”.
Formalmente nessuno litiga. Ma l’atmosfera si fa interessante.
Nel frattempo il sindaco continua a ripetere che tutto è sotto controllo.
E probabilmente ha ragione.
Del resto, anche il comandante del Titanic, fino a un certo punto, poteva dire che la nave era ancora perfettamente galleggiante. Ma questa è un’altra storia.
Intanto, mentre il sindaco si aggira per i corridoi del Palazzo, una radiolina, come accadeva negli anni ’90, manda nell’etere una canzone e dalla maggioranza si sente fischiettare:
Laura non c’è, è andata via / Laura non è più cosa mia…
Laura dov’è? Mi manca, sai / Magari c’è un altro accanto a lei / Giuro, non ci ho pensato mai / Che succedesse proprio a noi…
Laura non c’è!










