Il mare è come il cielo nessuno può mettergli un cancello. Le spiagge libere sono l’orizzonte della nostra libertà
di Antonella Moschella
Le spiagge libere in Italia esistono ancora e rappresentano circa la metà del nostro litorale. Il problema non è la loro scomparsa, ma il fatto che spesso siano poco visibili, poco valorizzate e difficili da raggiungere. Le concessioni balneari occupano, nella maggior parte dei casi, i tratti più comodi e accessibili, quelli vicini ai parcheggi e ai centri abitati, mentre le spiagge libere restano ai margini, quasi fossero un’opzione secondaria.
Eppure il mare è un bene pubblico e il suo accesso deve essere garantito a tutti. La spiaggia libera non è soltanto un luogo dove non si paga un ombrellone: è uno spazio di libertà. A differenza di molti stabilimenti balneari, dove spesso si paga la stessa tariffa sia per l’intera giornata sia per poche ore, la spiaggia libera permette di arrivare quando si vuole, fermarsi anche solo un’ora, scegliere liberamente il proprio spazio senza vincoli e senza costi.
Troppo spesso si pensa che una spiaggia libera sia sinonimo di degrado e povertà, non è così. La pulizia non dipende dal fatto che una spiaggia sia gratuita o a pagamento, ma dall’impegno delle amministrazioni. Ci sono comuni che puliscono quotidianamente gli arenili liberi, installano cestini, docce e garantiscono il servizio di salvataggio, dimostrando che un bene pubblico può essere curato con la stessa attenzione di uno stabilimento privato.
C’è una semplice domanda che ogni amministrazione dovrebbe porsi: che impressione riceve un turista quando mette piede per la prima volta sulla nostra costa?
Ad esempio le immagini del tratto di spiaggia libera tra il Lido La Rada e il Lido La Vela, a Vibo Marina, mostrano gradini danneggiati, lastre rotte e una struttura che appare in evidente stato di degrado. Se queste condizioni corrispondono alla situazione attuale, rappresentano un potenziale problema per la sicurezza di chi utilizza l’accesso alla spiaggia e danno un’immagine poco curata del luogo.


È paradossale che, a pochi metri di distanza, ci siano stabilimenti balneari ordinati e ben tenuti, mentre il piccolo fazzoletto di spiaggia libera presenti criticità. Lo stesso mare, la stessa sabbia, lo stesso panorama, ma due realtà completamente diverse.
Così tante altre spiagge pubbliche abbandonate.

La spiaggia libera non è una zona di serie B. È il luogo scelto da famiglie, giovani, anziani e da chi desidera vivere il mare senza sostenere il costo di uno stabilimento. È anche il primo approdo di molti turisti che vogliono conoscere il territorio.
Un Comune che investe nella pulizia, nella manutenzione e nella sicurezza delle spiagge libere non fa un favore ai cittadini: adempie a un dovere. Bastano interventi semplici ma costanti: accessi sicuri, gradini integri, cestini, pulizia quotidiana e controlli periodici.
Non servono grandi opere. Serve attenzione perché il decoro urbano si misura anche da quei piccoli dettagli che raccontano il rispetto per il bene pubblico.
Dove il comune non arriva, a volte intervengono associazioni di volontari o comitati di residenti che organizzano giornate di pulizia, ma questo non dovrebbe essere la norma: la ‘manutenzione delle spiagge libere’ è un obbligo dell’ente locale, non un favore della comunità.
La qualità di una località turistica non si giudica solo dai costosi lidi privati, ma soprattutto da come vengono curate le aree pubbliche. È lì che si vede se un’amministrazione considera il mare un patrimonio di tutti o soltanto una risorsa economica.
È fondamentale anche ricordare i diritti dei cittadini. La battigia è sempre pubblica e nessuno può impedire il passaggio lungo la riva. Così come nessuno può chiudere l’accesso a una spiaggia libera o occupare con lettini e ombrelloni spazi che non rientrano nella concessione.
Le spiagge libere non devono essere considerate un ripiego per chi non può permettersi il lido sono un patrimonio di tutti, un simbolo di uguaglianza e di libertà. Difenderle significa difendere il principio che alcuni beni comuni non possono essere riservati a chi ha maggiori possibilità economiche.
Il mare è come il cielo nessuno può mettergli un cancello. Le spiagge libere sono l’orizzonte della nostra libertà e ogni metro di costa restituito ai cittadini è un respiro in più per la democrazia.
Le amministrazioni dovrebbero ricordare che la spiaggia libera è il vero biglietto da visita di una località turistica. È come il salotto di casa: se accogli residenti e visitatori in un ambiente pulito, sicuro e curato, dimostri rispetto per la tua comunità e amore per il tuo territorio. Se, invece, li costringi a fare i conti con degrado, incuria e accessi impraticabili, il danno non è solo all’immagine della città, ma anche ai cittadini.
Nessuno dovrebbe essere costretto a rinunciare alla spiaggia libera perché inaccessibile o maltenuta e a dover spendere 60 /70 euro per una mezza giornata in uno stabilimento balneare semplicemente perché non esiste un’alternativa pubblica dignitosa. Il mare è lo stesso, la sabbia è la stessa: ciò che cambia è l’attenzione di chi ha il dovere di tutelare un bene che appartiene a tutti.











