Strane manovre là dove il Palazzo è ormai un’agenzia per l’impiego e il potere si gioca a baccarat
di Marcello Bardi
E fu sera e fu mattina, sesto giorno.
L’alba e i raggi di un sole abbagliante colsero Scocola ancora stanco e depresso, dopo quell’estenuante “gioco a nascondino” che lo aveva stressato mentre gli arrivavano gli echi di quanti evocavano alternative. Nella sua testa rimbombava ancora Mario Venuti ed il concerto jazz al quale, suo malgrado (cosa sono questi suoni?) si era recato, accompagnandosi con il suo nuovo scudiero, il camerlengo ancora – si racconta – senza tetto. Una coppia singolare e sempre più collaudata all’insegna del palazzo di governo inteso come centro di collocamento!
Coppia esemplificativa della linea imposta da “Sua Signora della Cerasarella”!
Intanto madre Teresa, decisamente su di giri nei confronti dei compagni irrispettosi delle donne (lei, invece…) preparava grandi manovre per salvare la pelle a sé stessa ed al suo sempre più magro convito di baccanti. Non che la preoccupasse Scocola…sostanzialmente innocuo. Al massimo, la donna tra le donne era terrorizzata dai suoi compagni di viaggio: Lele da Acquaro, il solito Notaro e don Ernesto che, su input del console dei due mari, se ne era venuto ai piedi della Cerasarella per organizzare la sua decapitazione in piena estate.
E poi dove?
Nella casa di zio Micu! Cose, cose … da non credere!
In un caldo pomeriggio di luglio, infatti, il patto era stato sancito al cospetto della stampa: da settembre tutti insieme a caccia di madre Teresa, e poi di Churchill ed ovviamente di Clementine. E dentro la solita baracca, allestita per l’occasione dal professore Nando con il garbo che gli è universalmente riconosciuto, avevano fatto capolino in parecchi.
Persino Trimalcione era arrivato. E non come un comune cittadino ma addirittura accompagnato dal suo… autista. Una scena d’altri tempi: l’auto blocca il traffico, che da queste parti non è un’impresa difficile, si accendono i lampeggianti, si attende che dal Suv scenda quantomeno un ministro ed invece chi compare, con mani alzate come una divinità?
Lui, il solito mattacchione, una crepa per don Ernesto che avrebbe numeri da statista e intanto si continua ad accompagnare a un “cavaliere” di tal fatta!
Ma tant’è, bando alle divagazioni!
Ritorniamo al sodo: nella casa di zio Micu, per l’occasione ritornato ad assistere in presenza accanto al figliolo le vicende del suo partito di sempre, il piatto era servito: un menù piccante. Dietro le teorie dei massimi sistemi, nel mirino della triade c’erano, come detto, madre Teresa e Churchill ormai costretti a stare mano nella mano per evitare questi “cani rabbiosi”!
La prima, per i ribelli, è da eliminare, l’altro da ridimensionare entro l’autunno. Nessuno lo dice, tutti lo pensano e lo vogliono dare ad intendere. Tanto che nè l’una nè l’altro compaiono.
Anzi, in fretta e furia preparano la mossa a sorpresa. Quale?
Proporre Churchill, dopo questi anni di fiaschi ben serviti al tavolo di baccarat al punto da ridurre tutto intorno ad un ovile, anche alla guida dell’altro palazzo, quello di Bitonto!
Che bello: un ritorno alla “casa madre”!
Clementine, che già vede la cosa fatta, sta già cercando casa nel nuovo quartiere. Casa, servitù e cortigiane… oltre che nuovi giocatori per il tavolo del baccarat!
Non rimane che attendere per capire, già prima di ferragosto, se dalla Cerasarella la magnifica coppia avrà il lasciapassare per contrada Bitonto!
Per concludere tutto là, da dove tutto (la catastrofe) era iniziato!
Ovvero, alla Provincia!











