La scuola ha una funzione educativa, ma non può sostituirsi alla famiglia. Il rispetto, la buona educazione, il senso del limite e l’empatia si apprendono innanzitutto in casa
di Antonella Moschella
L’episodio avvenuto in Thailandia, nella metropolitana sopraelevata di Bangkok, dove un gruppo di studenti italiani ha insultato e deriso una passeggera, non può essere liquidato come una semplice “ragazzata”. Quei ragazzi si trovavano nel Paese asiatico per un viaggio studio organizzato per i figli di dipendenti pubblici con il sostegno dell’INPS, un’opportunità formativa che avrebbe dovuto rappresentare un momento di crescita culturale e personale. Invece, il loro comportamento ha costretto perfino l’Ambasciata italiana a presentare pubblicamente le proprie scuse al popolo thailandese.
È giusto ricordare che pochi studenti non rappresentano un intero popolo. Tuttavia, è altrettanto vero che bastano pochi minuti di un video diventato virale per compromettere l’immagine dell’Italia nel mondo. Quando si è all’estero non si indossa solo lo zaino della propria scuola, ma anche la bandiera del proprio Paese.
La scuola ha certamente una funzione educativa, ma non può sostituirsi alla famiglia. Il rispetto, la buona educazione, il senso del limite e l’empatia si apprendono innanzitutto in casa. Se un ragazzo considera normale insultare una persona, ridere di chi gli chiede semplicemente di rispettare le regole o trasformare la maleducazione in divertimento, significa che qualcosa è mancato molto prima dell’ingresso in aula.
Il primo luogo in cui si imparano il rispetto, la responsabilità, la gentilezza e le regole della convivenza è la famiglia. Gli insegnanti possono rafforzare questi valori, ma non possono sostituirsi ai genitori.
Essere genitori significa assumersi, prima di ogni altra cosa, il compito di educare. Solo quando una famiglia ha trasmesso ai propri figli il rispetto per gli altri, il senso del limite e i valori fondamentali della convivenza civile, può affidarli con serenità al mondo, certa di aver dato loro la bussola per affrontarlo con dignità e responsabilità.
Allo stesso tempo, anche la scuola dovrebbe avere il coraggio di valorizzare realmente il comportamento. Troppo spesso si premia soltanto il rendimento scolastico, mentre il rispetto delle regole e delle persone rimane in secondo piano. Un dieci in pagella non basta a formare un buon cittadino se manca il rispetto per gli altri.
I viaggi d’istruzione e i soggiorni studio non sono vacanze premio, ma esperienze educative per questo dovrebbero parteciparvi solo gli studenti che si distinguono anche per correttezza, responsabilità e rispetto delle regole. Le vere eccellenze non sono soltanto quelle che ottengono i voti migliori, ma quelle che sanno rappresentare con dignità la propria famiglia, la scuola e l’Italia.
I viaggi studio promossi dall’INPS per i figli dei dipendenti pubblici dovrebbero essere un riconoscimento per il merito scolastico ed anche della crescita personale. Dovrebbero parteciparvi solo gli studenti che ottengono risultati elevati nel profitto, che mantengono una condotta esemplare e che dimostrano, anche nell’Educazione civica, di aver interiorizzato i valori del rispetto, della convivenza civile e della responsabilità.
Rappresentare l’Italia all’estero è un privilegio prima ancora che un diritto. Chi partecipa a queste esperienze dovrebbe distinguersi non solo per ciò che sa, ma anche per come si comporta, diventando un esempio positivo della propria famiglia, della scuola e del nostro Paese.
Un antico proverbio ricorda che “l’educazione apre porte che la ricchezza non può aprire”. La cultura rende competenti, ma è l’educazione che rende persone.
Il valore di una nazione non si misura soltanto dai suoi monumenti o dalla sua storia, ma anche dal comportamento dei suoi cittadini. E quando si è ospiti di un altro Paese, il rispetto non è un favore: è un dovere.











