Non è più solo cronaca: è un attacco al lavoro, agli agricoltori e al diritto di una terra di crescere. Le parole dell’assessore Gianluca Gallo segnano la linea: «Non faremo passi indietro»
Prima gli impianti elettrici e meccanici sabotati. Poi un incendio doloso. Adesso perfino i colpi di arma da fuoco contro le tubazioni destinate a un’opera irrigua strategica. Quando la criminalità arriva a sparare contro un’infrastruttura al servizio dell’agricoltura, non siamo più di fronte a semplici atti vandalici: siamo davanti a un attacco deliberato contro il diritto della Calabria di produrre, lavorare e crescere.
Chi spara contro un cantiere non colpisce soltanto dei tubi in attesa di essere posati. Colpisce gli agricoltori che attendono l’acqua per i campi, le imprese che investono, i lavoratori impegnati nei cantieri, le famiglie che vivono di agricoltura. Colpisce un’intera comunità che tenta, tra mille difficoltà, di costruire un futuro diverso da quello imposto dalla paura.
Quanto accaduto questa mattina presso il deposito delle tubazioni dell’impianto irriguo di Lattughelle rappresenta l’ennesimo episodio di una escalation inquietante. Il responsabile del cantiere della ditta Condotte ha scoperto che le tubazioni accatastate erano state crivellate da colpi d’arma da fuoco. L’immediato intervento dei Carabinieri dell’Aliquota Operativa di Cassano allo Jonio ha consentito di accertare i fatti e avviare le indagini.
Ma è la sequenza degli eventi a dover preoccupare ancora di più. Meno di venti giorni fa era stato sabotato l’impianto elettrico e quello meccanico. Soltanto la settimana scorsa un incendio doloso aveva provocato danni diretti agli agricoltori e all’economia del territorio. Ogni volta il Consorzio di Bonifica è riuscito a ripristinare rapidamente la piena funzionalità dell’impianto, permettendo la prosecuzione dei lavori. Ogni volta, però, qualcuno è tornato a colpire.
È evidente che non si tratta di episodi casuali. C’è una volontà precisa di ostacolare un’opera pubblica, di intimidire chi lavora e di rallentare lo sviluppo di un territorio che ha bisogno di infrastrutture efficienti per competere.
Per questo assumono un significato particolare le parole dell’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, che rappresentano non soltanto una presa di posizione istituzionale, ma un messaggio rivolto a tutta la Calabria: «Siamo certi che le Forze dell’Ordine siano già al lavoro per individuare i responsabili di questi atti vili. La Regione Calabria, insieme al Consorzio di Bonifica e a tutti gli agricoltori, ribadisce con determinazione la volontà di andare avanti senza esitazioni, rafforzando produttività e capacità di reazione. Non faremo passi indietro: isoleremo chi danneggia la nostra terra e difenderemo con forza il lavoro onesto e il futuro della Calabria.»
Sono dichiarazioni che meritano di essere raccolte e trasformate in un impegno collettivo. Perché il rischio più grande sarebbe quello di considerare questi episodi come l’ennesima pagina di cronaca nera destinata a essere dimenticata nel giro di pochi giorni. Non può essere così.
La Calabria che produce è stanca di dover difendere, ogni giorno, il diritto di lavorare. È stanca di vedere opere pubbliche trasformate in bersagli, investimenti rallentati, imprenditori costretti a convivere con intimidazioni che appartengono a un passato che dovrebbe essere definitivamente archiviato.
Serve certamente il lavoro investigativo, che confidiamo possa individuare rapidamente gli autori di questi atti criminali. Ma serve anche una risposta corale delle istituzioni, del mondo agricolo, delle associazioni di categoria e della società civile. Il silenzio, in questi casi, rischia di trasformarsi in complicità.
L’agricoltura rappresenta una delle poche grandi opportunità di sviluppo per la Calabria. Gli impianti irrigui non sono semplicemente opere tecniche: sono strumenti indispensabili per garantire competitività alle aziende, affrontare i cambiamenti climatici e sostenere produzioni di qualità. Sabotarli significa colpire il futuro.
Ed è proprio il futuro la vera posta in gioco. Da una parte c’è chi investe, costruisce, lavora e crea opportunità. Dall’altra c’è chi tenta di imporre la logica della paura e della distruzione.
La scelta non può essere neutrale.
Per questo, come ViviPress, riteniamo che la vicenda di Lattughelle debba diventare un caso simbolo. Non soltanto per assicurare alla giustizia gli autori di questi gesti, ma per ribadire un principio che non può essere negoziabile: chi attacca il lavoro e lo sviluppo della Calabria attacca l’intera comunità calabrese.










