La proposta presentata dalla consigliera Maria Rosaria Nesci, sottoscritta da tutta la minoranza, non arriva nemmeno alla discussione
Il futuro del Polo universitario del Vibonese torna al centro del dibattito politico cittadino, ma questa volta non per l’avvio di un nuovo progetto, bensì per una seduta del Consiglio comunale conclusasi senza che l’argomento potesse essere affrontato.
A denunciare l’accaduto è la consigliera comunale di opposizione Maria Rosaria Nesci (Noi Moderati), prima firmataria dell’ordine del giorno, sottoscritto dall’intera minoranza e nato – come viene evidenziato nel documento politico – da una proposta elaborata dal professor Giulio Nicola Nardo.
Secondo l’opposizione, la maggioranza avrebbe fatto mancare il numero legale impedendo così la discussione e la successiva votazione di un tema ritenuto strategico per il futuro della città.
La minoranza parla di un episodio «grave sul piano politico ed etico-istituzionale», sostenendo che sottrarsi al confronto su una questione di interesse generale rappresenti un segnale poco incoraggiante. Nelle dichiarazioni diffuse alla stampa viene inoltre richiamato l’articolo 51 del Regolamento del Consiglio comunale, che richiama i consiglieri al dovere di partecipare alle sedute.
Ma il cuore della polemica riguarda soprattutto il merito della questione. Per l’opposizione, infatti, il Polo universitario rappresentava uno degli impegni qualificanti del programma elettorale dell’attuale amministrazione. A distanza di oltre due anni, sostiene Maria Rosaria Nesci, «al di là degli annunci non si registra alcun percorso concreto».
Nel mirino finisce anche la convenzione sottoscritta nei mesi scorsi con un dipartimento dell’Università della Calabria, ritenuta dall’opposizione insufficiente rispetto all’obiettivo di dare vita a un vero polo universitario nel territorio vibonese. Diversa, invece, sarebbe – secondo i consiglieri di minoranza – la proposta predisposta dal professor Nardo, descritta come un percorso strutturato che individua interlocutori istituzionali, procedure e passaggi amministrativi necessari per arrivare alla realizzazione del progetto.
«Non chiediamo che la proposta venga approvata senza confronto – afferma Nesci – ma che venga discussa e votata. Chi governa ha il dovere di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni».
Non manca una stoccata politica nei confronti della maggioranza e, in particolare, della neo capogruppo del Partito Democratico, richiamando le recenti dichiarazioni con cui aveva assicurato di voler dimostrare «sul campo» il proprio valore politico. Per l’opposizione, il banco di prova dovrebbe essere il confronto sulle idee e non il venir meno del numero legale.
Al di là dello scontro tra maggioranza e opposizione, resta un tema che continua a riaffacciarsi periodicamente nel dibattito pubblico: quello della necessità di offrire ai giovani vibonesi maggiori opportunità formative direttamente sul territorio. Un obiettivo sul quale, almeno nelle dichiarazioni di principio, appare difficile immaginare posizioni inconciliabili.
Proprio per questo, la mancata discussione in aula rischia di alimentare ulteriori interrogativi. Se il confronto politico è il luogo naturale nel quale misurare idee, proposte e visioni, rinviare il dibattito su un’iniziativa che riguarda il futuro della città finisce inevitabilmente per lasciare aperte domande alle quali cittadini e studenti attendono risposte.
L’opposizione ha già annunciato che chiederà il ritorno dell’ordine del giorno in Consiglio comunale, ribadendo la volontà di portare avanti la proposta del professor Giulio Nicola Nardo.
La partita, dunque, sembra tutt’altro che chiusa.









