Finora Scocola era riuscito nell’impresa di apparire imperturbabile anche quando il soffitto gli cadeva addosso. Questa volta, invece…
di Marcello Bardi
Scocola? Espulso!
C’è un momento, nelle migliori case da gioco, in cui perfino il croupier può perdere la pazienza.
È accaduto anche al tavolo di baccarat, dove da mesi le fiches cambiano padrone più velocemente delle convinzioni e dove i giocatori, ormai, non distinguono più il banco dal banchetto.
Il protagonista, naturalmente, non poteva che essere lui: Scocola.
Ma come? Era stato bocciato a maggio, a giugno; pure a luglio e adesso, in attesa della sentenza di agosto, viene cacciato, lui che è il più educato, dalla sacra aula del Convitato?
E da chi?
Non da un nemico, ma dal (suo) croupier!
Non da Churchill, che continua a fumare il suo sigaro osservando il teatro umano con il distacco di chi sa che le guerre si vincono con la strategia e non con gli starnuti.
Non dalla Cerasarella, che doveva essere il luogo prediletto per annotare nomi e profili dei prescelti da accogliere e ospitare.
No.
A indicargli l’uscita è stato proprio il… (suo) Presidente.
Pensate, Tonio: l’uomo che, fino a ieri, chiedeva permesso persino alle tende prima di aprire le finestre.
Lui, che se una mosca gli si posa sulla spalla le offre un bicchiere d’acqua invece di scacciarla. Lui, che considera un’alzata di sopracciglio già un eccesso di autorità.
Eppure… Perfino lui ha preso coraggio. E con chi? Con lui, con Scocola: «Fuori».
L’argomento era di quelli seri!
Sì, bisogna riconoscere che veniva da una giornata pesante!
E, poi, era già dura tenere a bada quei birbanti della minoranza che, per l’occasione, si è pure allargata a zia Nella.
La questione stavolta non riguardava i libri… e nemmeno i cartelloni estivi – che, tanto, tra salsicce e qualche banda a parte, c’è ben poco da osservare e da apprezzare (bocciato!) – ma alcune culle rimaste misteriosamente senza bambini e bambini rimasti senza culle. Un dettaglio, direbbe qualcuno. Un particolare che, però, ha il brutto vizio di interessare alle famiglie molto più delle inaugurazioni con buffet.
Da quel momento il nostro eroe ha smarrito quel suo proverbiale contegno.
Finora Scocola era riuscito nell’impresa di apparire imperturbabile anche quando il soffitto gli cadeva addosso. Questa volta, invece, sono bastate le parole, quelle di don Danilo, che hanno fatto andare su di giri uno Scocola ormai esasperato, tanto da fargli perdere la vera dote che da tempo si porta dietro: la compostezza!
Eh già! Ci vuole davvero coraggio, tanto coraggio a finire sotto scopa di Tonio, ma il nostro talento ci è riuscito!
Per la gioia di tutti i suoi nemici, ovviamente, lì al tavolo di baccarat!
E mentre tutti guardavano Scocola uscire dal salone, Churchill continuava a fissare proprio quel tavolo di baccarat indossando quel sorriso che significa una sola cosa: la partita vera si gioca altrove.
Del resto, nel Circolo delle Camelie il problema non è mai chi esce. È chi resta.
Ogni settimana una sedia si svuota, una tessera scompare, un brindisi viene rinviato.
Ma la soluzione è già pronta.
Sta arrivando don Ernesto, il celebre sarto dell’Impero. Non cuce abiti. Riduce taglie. Con un colpo di forbice riesce a far sparire intere maniche senza nemmeno sporcarsi le mani. Sarà compito del Console dei due Mari e di Trimalcione sistemare le cose, specialisti nell’arte dell’arredamento politico.
Quando una stanza è ormai vuota, loro riescono comunque a convincerti che è colpa dei mobili. Così la sala del baccarat continua serenamente a riorganizzarsi.
L’obiettivo, dicono, è rilanciare. Peccato che, a forza di rilanci, sul tavolo siano rimaste soltanto poche fiches… e il banco, anche se continua a vincere, ormai non incassa poi tanto!











