Randagismo, accolto con favore l’avvio dell’iter per il canile, l’associazione chiede un coinvolgimento concreto del mondo del volontariato: «La struttura va progettata insieme a chi conosce il problema sul campo»
L’avvio dell’iter per la realizzazione del canile sanitario nel Vibonese viene accolto con entusiasmo dall’Associazione Argo, ma anche con una richiesta precisa: le associazioni che da anni affrontano quotidianamente il problema del randagismo devono essere coinvolte fin dalle prime fasi della progettazione.
È questo il senso del comunicato diffuso dall’associazione dopo la riunione dell’11 agosto alla Cittadella Regionale, alla quale Argo era stata convocata e aveva partecipato. Un confronto dal quale, secondo quanto riferito, sarebbe partita concretamente l’attività sollecitata dall’assessore regionale alla Salute, Caterina Straface, per arrivare finalmente alla realizzazione di una struttura sanitaria destinata ad affrontare una delle emergenze più annose del territorio vibonese.
Un primo passo importante è rappresentato dalla convocazione della Conferenza dei Sindaci. Ma proprio su questo punto Argo manifesta qualche perplessità, considerando la necessità di assicurare la partecipazione di tutti i 50 Comuni del territorio.
«Senza l’intercessione del Prefetto – sostiene l’associazione – temiamo che sarà difficile ottenere la partecipazione di tutti». Una preoccupazione che nasce dall’esperienza maturata negli anni: quando si affronta il randagismo, denuncia Argo, non sempre alle parole seguono una presenza e un impegno altrettanto concreti, con il rischio che qualcuno abbandoni il tavolo proprio quando la discussione entra nel merito delle questioni più delicate.
Altro tema sollevato dall’associazione riguarda gli spazi necessari per realizzare una struttura realmente adeguata.
L’ipotesi di individuare un terreno di circa mille metri quadrati viene ritenuta insufficiente. Per Argo, infatti, un canile/gattile sanitario destinato a ospitare circa 100 animali deve prevedere non soltanto i box, ma anche aree di sgambamento, ambulatorio veterinario, sala chirurgica, uffici, magazzini e locali di servizio.
«Per una struttura che possa ospitare circa 100 animali – sottolinea l’associazione – riteniamo necessario ragionare su una superficie di almeno 5.000 metri quadrati».
Una precisazione tutt’altro che secondaria, perché il timore è che la fretta di dare finalmente una risposta a un problema che si trascina da decenni possa portare a progettare una struttura già insufficiente nel momento stesso in cui verrà realizzata.
Argo riferisce, peraltro, di essersi già attivata concretamente, insieme ad alcuni sindaci, assessori, dirigenti, volontari e all’ex consigliera Paola Cataudella, nella ricerca di aree che possano essere realmente idonee allo scopo.
Ma è soprattutto su un altro aspetto che l’associazione intende richiamare l’attenzione delle istituzioni: «Si parla di randagismo, di strutture, di organizzazione e di programmazione, ma ancora una volta sembrano rimanere fuori le associazioni».
Una considerazione che Argo accompagna con una richiesta di metodo: la collaborazione con il volontariato non deve restare un principio astratto, ma deve tradursi in una partecipazione effettiva alla progettazione, alla gestione e alle scelte operative.
Il ragionamento dell’associazione non è quello di rivendicare una sostituzione delle istituzioni. Al contrario, Argo precisa di non voler «sostituire le istituzioni» né di considerarsi depositaria di una soluzione già pronta.
Il punto, piuttosto, è un altro: chi opera quotidianamente sul campo conosce problemi, esigenze e difficoltà che spesso emergono soltanto nella gestione concreta degli animali e delle strutture.
Ed è proprio questa esperienza che, secondo Argo, dovrebbe essere messa a disposizione delle istituzioni prima che le decisioni diventino definitive.
È un passaggio che contiene anche un monito. Realizzare oggi una struttura che domani debba essere modificata, ampliata o corretta perché alcune esigenze non sono state considerate in fase progettuale significherebbe sprecare risorse e, soprattutto, perdere altro tempo: «Non possiamo permetterci di realizzare oggi una struttura che domani richieda modifiche, cambiamenti, ricambi o nuovi investimenti perché qualcuno non è stato ascoltato prima. Ci abbiamo messo 30 anni ad arrivare qui».
Ed è probabilmente questa la sintesi più efficace della posizione di Argo: il canile sanitario non deve essere semplicemente costruito, deve essere progettato bene: «Il randagismo non si risolve con una struttura costruita sulla carta – afferma l’associazione –. Si risolve progettando una struttura insieme a chi dovrà viverla, gestirla e farla funzionare».
Un appello, dunque, rivolto alla Regione, ai Comuni e a tutti gli enti chiamati a costruire la soluzione per il Vibonese. La strada finalmente sembra essere stata imboccata, dopo decenni di attese, emergenze e interventi spesso frammentari.
Ora, secondo Argo, occorre evitare che il percorso venga affrontato separando le istituzioni da chi il problema lo conosce ogni giorno.
La Regione ha parlato di collaborazione con le associazioni. Per Argo è arrivato il momento di renderla reale, concreta e operativa fin dall’inizio.
Perché l’obiettivo, alla fine, dovrebbe essere comune: dare finalmente al Vibonese una risposta seria, moderna e duratura a una questione che non può più essere rinviata.










