Il viaggio su due ruote di Jovanotti che lo ha portato a Catanzaro, dove il 22 agosto è in programma il Jova Summer Party al Calabria Music Arena (area adiacente all’Università Magna Graecia e alla Cittadella Regionale)
Ci voleva Jovanotti. Ci voleva uno che arrivasse da fuori, salisse su una bicicletta e cominciasse a pedalare per la Calabria per ricordarci una cosa che noi calabresi, troppo spesso, dimentichiamo: quanto è bella la nostra terra.
È arrivato dal mare, ha attraversato i nostri paesi, ha incontrato la gente, ha pedalato lungo strade che conosciamo bene e che forse proprio perché conosciamo troppo bene non siamo più capaci di guardare. Poi la Sila, le sue montagne, i suoi boschi, l’aria di Camigliatello. E ancora una volta ha fatto quello che dovrebbe fare chiunque venga in Calabria: guardarla, raccontarla, meravigliarsene.
Jovanotti lo ha fatto a modo suo. In bicicletta, con la macchina da presa dello smartphone, con il sorriso, con quella curiosità infantile che gli permette di stupirsi davanti alle cose. E così un tuffo a Trebisacce diventa un elogio della Calabria; una pedalata verso Acri diventa un viaggio dentro l’anima di una regione; l’arrivo a Camigliatello diventa la scoperta di un’altra Calabria, quella delle montagne, dei boschi, dei sapori, dell’accoglienza.
E quel “paninazzo” silano con capocollo e mozzarella, consumato con la semplicità di chi non ha bisogno di grandi cerimonie per sentirsi bene, vale forse più di cento campagne pubblicitarie.
Jovanotti ha attraversato la Calabria. L’ha vissuta. L’ha pedalata. L’ha assaggiata. L’ha incontrata.
E soprattutto l’ha raccontata.
Quando, immerso nelle acque dello Jonio, dice che in questo pezzo di mondo ti viene da pensare che il pianeta sia un luogo fantastico, non sta facendo un favore alla Calabria. Sta semplicemente dicendo ciò che vede. E forse è proprio questo il regalo più bello che poteva farci.
La Calabria è anche il mare dello Jonio e quello del Tirreno. È la Sila e l’Aspromonte. È il Pollino. Sono i borghi, i centri storici, le montagne che sembrano improvvisamente precipitare nel mare. È la storia della Magna Grecia, è la cultura, sono i profumi e i sapori. È quella straordinaria possibilità, tutta calabrese, di passare dal mare alla montagna in poco più di un’ora.
Invece, noi calabresi siamo spesso bravissimi nel raccontare ciò che non funziona e molto meno bravi nel raccontare ciò che abbiamo.
Sappiamo lamentarci delle strade, dei servizi, della politica, delle inefficienze. E facciamo bene quando c’è da denunciare ciò che non va. Ma qualche volta rischiamo di finire vittime della nostra stessa narrazione negativa, fino a convincerci che questa terra sia soltanto ciò che non riesce a essere. La raccontiamo soltanto attraverso le sue emergenze, le sue contraddizioni, i suoi problemi.
Non è così.
La Calabria non ha bisogno di essere compatita. Ha bisogno di essere conosciuta.
Jovanotti, semplicemente, ce lo ha ricordato.










