L’incontro promosso dall’Associazione Il Dono APS di Jonadi con il coordinamento di Giuseppe Tiano
Ci sono incontri che si esauriscono quando le sedie vengono rimesse al loro posto. E ce ne sono altri che, invece, lasciano una domanda, un’idea, forse persino una responsabilità. Quello promosso dall’Associazione Il Dono APS di Jonadi appartiene decisamente alla seconda categoria.
Il convegno “Il bene va fatto bene”, primo di un ciclo di tre appuntamenti dedicati al Terzo Settore, ha affrontato un tema che riguarda molto più da vicino la nostra comunità di quanto spesso siamo disposti a riconoscere: come trasformare la solidarietà in capacità concreta di costruire risposte ai bisogni delle persone.
E proprio qui sta il merito dell’iniziativa. Perché parlare di Terzo Settore significa parlare di volontariato, certamente, ma non soltanto di volontariato. Significa parlare di competenze, progettazione, responsabilità, trasparenza, formazione e capacità di fare rete. Significa riconoscere che dietro una realtà associativa ci sono persone, bisogni, risorse e, sempre più spesso, servizi essenziali per la comunità.
La suggestiva metafora proposta durante l’incontro da Giuseppe Tiano è quella di Colapesce, il personaggio della leggenda che sostiene nelle profondità del mare il pilastro della Sicilia. Un’immagine potente: il Terzo Settore come un pilastro spesso invisibile, che ogni giorno contribuisce a tenere insieme una parte della società.
Ma proprio perché quel pilastro è diventato così importante, non può essere lasciato alla sola buona volontà.
È questo forse il messaggio più importante emerso dall’incontro. La solidarietà ha bisogno di cuore, ma anche di testa. Una buona intenzione non è ancora un buon progetto; una raccolta di fondi non è ancora una risposta sociale; un’attività non è necessariamente un risultato.
Occorre conoscere i problemi prima di progettare, comprendere il territorio, ascoltare le persone e misurare ciò che realmente cambia nella loro vita. Liliana Grasso ha richiamato proprio questo principio: non si deve progettare semplicemente “per” qualcuno, ma, quando possibile, “con” qualcuno.
È una differenza tutt’altro che teorica. Significa mettere al centro le persone e non i progetti, i bisogni e non i bandi, i risultati e non soltanto le attività realizzate.
E significa anche accettare una sfida che riguarda direttamente il futuro del nostro territorio: professionalizzare il Terzo Settore senza snaturarne l’anima. Perché professionalità e solidarietà non sono concetti contrapposti. Al contrario, possono e devono camminare insieme.Un ente che gestisce risorse, servizi, personale e progetti deve essere in grado di amministrare con trasparenza e rendicontare non soltanto quanto ha speso, ma soprattutto che cosa ha prodotto.E poi c’è la rete.
Altro concetto decisivo emerso nel confronto. Nel territorio vibonese, dove spesso le energie migliori rischiano di procedere separatamente, fare rete non può più essere considerato un optional. Condividere competenze, strumenti e responsabilità significa rendere più forti anche le realtà più piccole e costruire un rapporto più efficace con Comuni, Regione, Azienda sanitaria e istituzioni.
ViViPress guarda dunque con favore a questo percorso promosso da “Il Dono”. Non soltanto perché accende i riflettori su un mondo che troppo spesso rimane nell’ombra, ma perché propone una visione del Terzo Settore finalmente all’altezza della sua funzione sociale.In una Calabria che ha bisogno di ricostruire comunità, fiducia e partecipazione, il volontariato e l’associazionismo possono rappresentare una straordinaria infrastruttura civile. Ma proprio per questo devono essere messi nelle condizioni di crescere, formarsi, collaborare e diventare interlocutori autorevoli delle istituzioni.
Non basta applaudire chi fa del bene. Bisogna creare le condizioni perché quel bene possa durare, moltiplicarsi e produrre cambiamento.
E allora il titolo dell’incontro diventa anche un principio da sottoscrivere.Il bene va fatto. Sempre.
Ma, soprattutto, va fatto bene.











