La notizia della morte dell’uomo ha profondamente sconvolto la cittadina, dove il dramma di quella famiglia slovena in vacanza nel Vibonese è diventato, nel giro di poche ore, un dolore collettivo
La speranza è durata meno di quarantotto ore.
Pochi minuti fa da Palermo, è arrivata la notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere. Il padre della famiglia slovena rimasta gravemente ferita nell’esplosione del B&B Villa Mary di Mileto è morto. Aveva 48 anni.
È da questa notizia, terribile e improvvisa, che bisogna ripartire per raccontare una tragedia che adesso assume contorni ancora più drammatici. Perché mentre si cerca ancora di ricostruire cosa sia accaduto in quella struttura ricettiva alla periferia della città, una vita si è già spezzata e altre due, quelle della moglie e della figlia di appena dieci anni, restano appese alla speranza.
La donna, 44 anni, e la bambina sono ricoverate rispettivamente a Catania e Bari. Anche per loro la prognosi resta riservata. Entrambe, come il padre, hanno riportato ustioni di secondo e terzo grado estese sulla superficie corporea. IN particolare, il padre aveva una situazione compromessa bell’80% del corpo.
Tre persone, una famiglia, tre diversi ospedali e centinaia di chilometri di distanza da Mileto. È stata una corsa disperata contro il tempo quella che, nella notte, ha portato i tre feriti verso centri specializzati nella cura delle gravissime ustioni.
E oggi Mileto è una comunità ferita.
La notizia della morte dell’uomo ha profondamente sconvolto la cittadina, dove il dramma di quella famiglia slovena in vacanza nel Vibonese è diventato, nel giro di poche ore, un dolore collettivo. Il sindaco sta valutando persino l’ipotesi di rinviare la Rievocazione Storica, manifestazione molto attesa e programmata per sabato. Perché ci sono momenti nei quali una festa può attendere.
La deflagrazione si è verificata tra le 20.30 e le 20.40 di martedì sera all’interno del B&B Villa Mary, nella zona orientale di Mileto, nei pressi dell’imbocco della strada provinciale per Dinami e il Parco archeologico.
La famiglia si trovava nell’alloggio e, secondo una prima ricostruzione, si apprestava a cenare quando una violentissima esplosione ha sconvolto la struttura. Nelle fasi immediatamente successive alla deflagrazione alcuni ospiti sarebbero stati visti gettarsi in piscina con gli abiti in fiamme. Poi è scattata la macchina dei soccorsi.
Tre ambulanze del 118 hanno raggiunto il B&B, prestando le prime cure ai feriti e trasferendoli successivamente al Pronto soccorso di Vibo Valentia. Da lì è iniziata la delicatissima operazione per trasferire i tre pazienti in strutture specializzate.
Sono stati portati all’aeroporto di Lamezia Terme e da lì trasferiti con tre diversi voli. A coordinare le operazioni è stato il direttore del Pronto soccorso di Vibo Valentia, Enzo Natale. Per uno dei trasferimenti è stato necessario l’intervento del viceprefetto Antonio Crisafulli, che ha interessato il Ministero della Difesa ottenendo la disponibilità di un velivolo dell’Aeronautica militare. Gli altri due collegamenti sono stati garantiti dal 118 della Calabria e dal 118 della Sicilia.
Nel frattempo, a Mileto, i Vigili del fuoco lavoravano per mettere in sicurezza la struttura. Due squadre dalla sede centrale di Vibo Valentia, una dal distaccamento di Ricadi, il funzionario di servizio e un’autobotte sono intervenuti insieme a carabinieri, polizia locale e agli altri soccorritori.
L’esplosione ha provocato danni rilevanti all’edificio, con il distacco delle pignatte del solaio e il crollo di una parete in cartongesso. Alla deflagrazione è seguito anche un incendio, successivamente domato dai Vigili del fuoco.
Restano invece tutte da chiarire le cause.
La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha avviato le indagini e ha disposto il sequestro dell’intera struttura. Carabinieri e Vigili del fuoco dovranno ricostruire ogni passaggio e stabilire con certezza l’origine dell’esplosione. Il B&B è stato sottoposto a sequestro ed i carabinieri vigilano sul rischio di violazione dei sigilli.
Tra gli elementi sottoposti ad accertamento c’è anche una bombola di gas presente nella struttura. Ma sarà soltanto l’attività investigativa a stabilire se e quale ruolo abbia avuto nella deflagrazione.
Oggi, però, a Mileto la domanda sulle cause lascia per un momento spazio a quella più dolorosa: riusciranno la madre e soprattutto quella bambina di dieci anni a salvarsi?
È questa la domanda che attraversa la comunità.











