Dopo il marito, muore anche la moglie che era ricoverata nel Centro grandi ustionati di Catania. Intanto, la figlia lotta in condizioni gravi ricoverata a Bari
La tragedia sembra non finire. Quando ancora Mileto non ha trovato la forza di elaborare la morte di Izidor, il padre della famiglia slovena travolta dall’esplosione del B&B Villa Mary, è arrivata un’altra notizia che lascia senza parole: non ce l’ha fatta nemmeno la mamma della bambina di dieci anni, Petra.
La donna, 44 anni, è morta al Centro grandi ustionati di Catania, dove era stata trasferita nella notte del 25 agosto, poche ore dopo la violentissima esplosione che aveva trasformato una vacanza in Calabria in una tragedia senza ritorno.
I medici hanno tentato fino all’ultimo di salvarla. Ma le ustioni di secondo e terzo grado, estese su gran parte del corpo, erano troppo gravi. Il suo cuore ha smesso di battere, aggiungendo una seconda vittima a una vicenda che, giorno dopo giorno, sembra diventare sempre più dolorosa.
Prima il padre. Ora la madre. E resta una bambina di dieci anni a lottare per la vita.
È questo, oggi, il pensiero che più di ogni altro attraversa Mileto.
La piccola è ricoverata al Centro grandi ustionati di Bari, dove era stata trasferita in piena notte con un elicottero della Regione Calabria. Anche lei aveva riportato gravissime ustioni ed è sottoposta alle cure dei sanitari. La prognosi resta riservata e le sue condizioni sono disperate.
Dopo aver perso entrambi i genitori, tutta la speranza è ora affidata a questa bambina, Ema.
È difficile anche soltanto immaginare il dramma che si sta consumando lontano da Mileto, in un ospedale dove medici e infermieri stanno combattendo per tenere in vita una bambina che, nel giro di pochi giorni, ha perso il padre e la madre.
Una famiglia che era arrivata dalla Slovenia per trascorrere qualche giorno di vacanza in Calabria. Una vacanza che doveva essere fatta di mare, luoghi da conoscere e momenti da ricordare. Si è trasformata, invece, nella tragedia più terribile.
Era poco dopo le 20.30 di martedì 25 agosto quando, all’interno del B&B Villa Mary, alla periferia orientale di Mileto, si verificò la violenta deflagrazione. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, all’origine potrebbe esserci stata una fuga di gas. Ma saranno gli accertamenti tecnici e le indagini della Procura di Vibo Valentia a stabilire cosa sia realmente accaduto e se vi siano eventuali responsabilità.
Il fuoco aveva rapidamente invaso i locali.
Padre, madre e figlia, con gli abiti incendiati e il corpo devastato dalle ustioni, riuscirono a raggiungere la piscina della struttura e a gettarsi in acqua nel disperato tentativo di salvarsi.
Tra i primi a intervenire anche due carabinieri, che utilizzarono un estintore nel tentativo di contenere le fiamme e prestare aiuto alla famiglia. Poi arrivarono le ambulanze del 118, i Vigili del fuoco e le altre forze dell’ordine.
Le condizioni dei tre turisti apparvero immediatamente disperate. Dopo le prime cure e la stabilizzazione all’ospedale di Vibo Valentia, fu organizzata una mobilitazione straordinaria per trasferirli nei centri specializzati: il padre a Palermo, la madre a Catania e la bambina a Bari.
Tre destinazioni diverse, tre ospedali, un’unica speranza. Quella speranza si è già spenta due volte.
Prima a Palermo, dove è morto il padre. Adesso a Catania, dove i medici hanno dovuto arrendersi alle ferite riportate dalla madre.
Rimane soltanto la bambina.
E forse è proprio questo a rendere oggi ancora più difficile il dolore di Mileto. Perché una comunità intera aveva sperato che almeno lei potesse farcela. Aveva sperato che, dentro una tragedia tanto grande, potesse esserci almeno una vita da salvare.
Mileto, intanto, continua a vivere il proprio lutto cittadino. Il sindaco Salvatore Fortunato Giordano aveva già deciso di sospendere le manifestazioni civili e di rinviare gli appuntamenti festivi, invitando la comunità alla preghiera e alla solidarietà.
Oggi quelle parole acquistano un peso ancora maggiore. Non ci sono davvero altre parole da aggiungere. C’è soltanto una bambina di dieci anni che combatte, e un’intera comunità che idealmente si stringe attorno a lei, sconvolta per questa tragedia terribile.
E mentre a Mileto si piangono due vite spezzate, gli occhi restano rivolti verso Bari, dove una bambina continua la sua battaglia più difficile.
Per lei, oggi, si prega.










