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Vibo Mia, l’omaggio alla città che il Comune non ha saputo, o non ha voluto, ascoltare

Vibo Mia, l’omaggio alla città che il Comune non ha saputo, o non ha voluto, ascoltare

da Maurizio
3 Settembre 2026
in cultura
Tempo di lettura: 5 minuti
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Pippo Lico dedica una canzone a Vibo Valentia e chiede soltanto due minuti per presentarla. Dal Comune arriva un’apertura, poi il silenzio. Una vicenda che solleva una domanda: quanto vale, per questa amministrazione, la cultura quando non costa nulla?

Una storia che, più che di musica, finisce per parlare di sensibilità istituzionale. E di quella distanza, sempre più difficile da ignorare, tra chi amministra una città e chi continua ostinatamente ad amarla.

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È il caso di “Vibo Mia”, il nuovo singolo del cantante vibonese Pippo Lico, nato proprio dal desiderio di raccontare attraverso la musica la città che il cantante porta nel cuore. Un omaggio a Vibo Valentia, scritto e arrangiato da un altro artista vibonese, Arturo De Rosa, registrato nello studio di Davide Di Rito e accompagnato da un videoclip che attraversa luoghi, piazze e simboli della città.

Una storia bella, dunque. Una di quelle che un’amministrazione dovrebbe essere orgogliosa di accogliere.

E invece è proprio qui che comincia la parte meno bella della vicenda.

Pippo Lico si reca dal sindaco per illustrare il progetto e proporre una cosa semplicissima: presentare “Vibo Mia” durante “Una notte da sogno”, la manifestazione del 18 agosto a Vibo Marina.

Non chiedeva un cachet. Non chiedeva un contributo. Non chiedeva di sottrarre risorse pubbliche. Chiedeva uno spazio. Anche soltanto quello necessario per salire su un palco e far ascoltare alla propria città una canzone scritta per la propria città. Due minuti, forse l’apertura di un concerto. Nulla che, almeno sulla carta, sembrasse impossibile da organizzare.

Secondo quanto raccontato dallo stesso Lico, durante l’incontro il sindaco avrebbe coinvolto anche l’assessore alla Cultura e sarebbe arrivata un’apertura alla possibilità di inserire l’artista nella manifestazione.

«Non chiedevo soldi. Chiedevo un’opportunità», con profondo rammarico precisa Pippo Lico, cantante vibonese che tutta Italia ha conosciuto ed apprezzato per le sue performance in The Voice Senior su Rai1.

Invece, più nulla. Nessuna comunicazione. Nessun successivo contatto da parte del sindaco, dell’assessore o degli organizzatori, riferisce Lico. E quella che sembrava essere diventata una possibilità concreta è rimasta soltanto una promessa non trasformata in realtà.

lico the voice senior

Sarebbe facile liquidare tutto come una questione marginale: un artista che non è salito su un palco, un’esibizione che non è stata inserita in un programma, un’occasione mancata. Ma sarebbe un errore.

Perché qui il problema non sono i due minuti. Il problema è il significato di quei due minuti.

C’è qualcosa di profondamente sbagliato quando un artista dedica una canzone alla propria città e l’amministrazione comunale non trova neppure due minuti per ascoltarla. Non servivano soldi, contributi o privilegi: bastava un piccolo spazio su un palco. Eppure anche quello, a quanto racconta Pippo Lico, è risultato troppo.

Pippo Lico non stava chiedendo al Comune di finanziare la propria carriera. Stava chiedendo alla propria città di ascoltare una canzone che alla propria città era stata dedicata. E la risposta, dopo quella che secondo il suo racconto era stata un’apertura iniziale, è stata il silenzio.

È questo l’aspetto che lascia maggiormente amareggiati. Perché un’amministrazione può dire sì o può dire no. Può spiegare che il programma è completo, che gli spazi non sono disponibili, che esistono altre esigenze organizzative. Ma non dovrebbe lasciare nel limbo chi si rivolge alle istituzioni con un progetto che parla della città e per la città.

La vicenda pone anche una questione più generale, soprattutto alla luce del ruolo che dovrebbe avere un assessorato alla Cultura.

La cultura non è soltanto organizzare spettacoli, compilare calendari, annunciare eventi e riempire palchi. La cultura è anche riconoscere ciò che nasce dal territorio.

È accorgersi di un artista che, dopo una vita di musica e di spettacolo, decide di dedicare un brano alla propria città. È capire che un’iniziativa del genere può rappresentare un piccolo ma significativo pezzo di promozione dell’identità vibonese.

E soprattutto è comprendere che non tutto ciò che ha valore culturale deve necessariamente arrivare con un costo per le casse comunali.

“Vibo Mia” nasce proprio con questo spirito: raccontare Vibo Valentia attraverso la musica e attraverso immagini capaci di restituire alla città i suoi luoghi e la sua memoria.

C’è poi un dettaglio che rende la storia ancora più significativa.

Pippo Lico – e con lui i vibonesi veraci, quelli che conoscono la storia della città che amano e vivono (non ci abitano, non la occupano!) – ricorda che l’ultima canzone dedicata a Vibo Valentia risalirebbe a circa sessant’anni fa: “Vecchia Vibo”, scritta da Gaspare Serrao e presentata al festival della canzone di Vibo Valentia nel 1954.

Sessant’anni.

vecchia vibo

E quando finalmente qualcuno prova a raccogliere quel testimone, raccontando ancora una volta Vibo Valentia attraverso una canzone, la città istituzionale non trova neppure quei pochi minuti per ascoltarla.

Se il racconto di Pippo Lico è corretto – e non abbiamo dubbi perché conosciamo la serietà e la correttezza di un artista umile, ma decisamente bravo, come le cronache nazionali confermano – non siamo davanti soltanto a una piccola occasione persa. Siamo davanti a qualcosa di più serio: alla dimostrazione di quanto possa essere distante un’amministrazione dalla sensibilità necessaria per riconoscere e valorizzare ciò che il territorio esprime spontaneamente.

Naturalmente, Pippo Lico continuerà a cantare la sua Vibo.

Perché il rapporto con la città, come racconta lui stesso, è costruito in decenni di carriera e di appartenenza. “Vibo Mia” nasce proprio come gesto d’amore e di riconoscenza. Ma resta una domanda, inevitabile, che non riguarda soltanto Pippo Lico.

Che cosa dovrebbe fare un’amministrazione comunale quando un proprio artista decide spontaneamente di dedicare una canzone alla città?

La risposta dovrebbe essere semplice: aprire una porta.

A Vibo Valentia, invece, quella porta — almeno secondo il racconto dell’artista — si è aperta per un istante, per poi richiudersi senza nemmeno una spiegazione.

E forse è proprio questo il particolare più amaro di tutta la vicenda.

Perché una città può anche rinunciare a due minuti di palco. Quello che non dovrebbe mai permettersi di perdere è l’occasione di riconoscere chi, con la propria arte, prova a darle lustro.

Tags: canzonecomunePippo LicoVecchia ViboVibo MiaVibo Valentia

Maurizio

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