Tra poco più di una settimana gli studenti torneranno in classe, ma in città restano i vecchi problemi: edifici chiusi, lavori interminabili, sedi provvisorie e soluzioni tutte da verificare
Manca poco più di una settimana al ritorno degli studenti vibonesi davanti ai cancelli delle scuole. Il calendario corre, l’estate sta per lasciare spazio alla campanella e, almeno per il momento, non sembrano esserci dirigenti scolastici intenzionati a rinviare l’avvio delle lezioni per l’ennesima ondata di caldo.
Ma il vero problema, a Vibo Valentia, non è il termometro.
È quello che gli studenti troveranno quando entreranno a scuola. O, in alcuni casi, quello che non troveranno affatto.
Perché nel capoluogo la ripresa delle attività didattiche arriva ancora una volta accompagnata da una lunga lista di interrogativi: cantieri aperti, finanziamenti che devono ancora trasformarsi in opere, lavori che si trascinano, edifici indisponibili e studenti costretti a spostarsi lontano dalle proprie sedi.
Un quadro che diventa ancora più paradossale se si considera il continuo calo demografico che, ormai da anni, determina una progressiva riduzione del numero degli alunni e quindi delle classi. Eppure, nonostante ci siano meno studenti, trovare una scuola disponibile sembra essere diventata un’impresa.
Proviamo ad aggiornare la mappa delle scuole cittadine.
Murmura-Trentacapilli, cinque anni dopo ancora in attesa
La situazione più delicata resta quella dell’Istituto Murmura-Trentacapilli, ormai accorpato al Vespucci di Vibo Marina.
Anche per l’anno scolastico 2026-2027 circa seicento studenti saranno costretti a percorrere diversi chilometri per raggiungere le aule, lontani dal capoluogo e dalla storica sede della scuola.
I lavori sono iniziati cinque anni fa.
Cinque anni. Un tempo sufficiente per costruire, inaugurare e forse anche ristrutturare una scuola. A Vibo Valentia, invece, evidentemente non è ancora bastato per restituirla agli studenti. Adesso arriva l’ennesima prospettiva rassicurante: lavori che potrebbero essere completati nel giro di pochi mesi e rientro di studenti e docenti in città già dopo le festività natalizie.
Potrebbero. Il condizionale, naturalmente, è d’obbligo.
Anche perché il contratto di locazione di Palazzo Gemini, utilizzato per ospitare temporaneamente gli studenti, è stato prorogato dal Comune soltanto fino alla fine del 2025.
E allora la domanda sorge spontanea: si tratta di una scelta dettata da ragioni contabili e di bilancio oppure qualcuno, a Palazzo Luigi Razza, era davvero convinto che a gennaio la storica struttura del quartiere Sant’Aloe avrebbe potuto riaprire i cancelli?
La risposta, come spesso accade quando si parla di opere pubbliche a Vibo Valentia, la darà il tempo.
Buccarelli/Pennello, il finanziamento c’è. La scuola no
Non va meglio per gli studenti dell’Istituto Buccarelli di Vibo Marina, nel quartiere Pennello.
Qui almeno una certezza esiste: il finanziamento per i lavori c’è. Quello che manca, invece, è l’utilizzo concreto delle risorse.
E intanto dalla chiusura dell’istituto sono trascorsi già due anni. Due anni durante i quali studenti, famiglie e personale scolastico hanno dovuto fare i conti con una situazione che avrebbe dovuto essere transitoria e che, invece, rischia di diventare la solita storia vibonese delle opere che aspettano.
Una buona notizia, almeno, arriva dall’Istituto Presterà: nella principale frazione costiera dovrebbe tornare disponibile una struttura chiusa addirittura dal dicembre 2018.
Anche qui, più che un intervento edilizio, sembra di assistere a un esercizio di archeologia amministrativa.
Montessori, un’altra partita ancora da giocare
Ancora tutta da definire, poi, la sistemazione degli studenti dell’Istituto Montessori, che dovrà essere interessato da lavori di ristrutturazione.
Il Comune ha recentemente definito l’acquisto dei locali dell’Istituto Maria Immacolata. Ma anche in questo caso occorrerà intervenire sulla struttura prima di poterla eventualmente destinare ad uso scolastico.
Eventualmente. Perché a Vibo Valentia, quando si parla di scuole, nulla sembra mai definitivamente certo fino a quando non arriva il momento di aprire davvero i cancelli.
E resta sempre il timore di nuove, sorprendenti soluzioni logistiche.
D’altra parte, la fantasia amministrativa non è mai mancata. Basti ricordare la scelta che portò gli studenti della Don Bosco e della Bruzzano fuori dai locali dell’ex Caserma Garibaldi.
Un precedente che, francamente, non induce all’ottimismo.
Bruzzano, la palestra è diventata un mistero
E poi c’è la questione della palestra della Bruzzano.
La dirigente scolastica Mimma Cacciatore ha chiesto con forza una struttura adeguata per i propri alunni. Una richiesta normale, quasi banale, se si considera che una scuola dovrebbe poter garantire ai propri studenti anche le condizioni minime per svolgere le attività motorie.
La vicenda ha prodotto polemiche, reazioni, prese di posizione. Sono volati gli stracci.
Poi, come spesso accade a Vibo Valentia, è calato il silenzio. Ed è forse proprio questo il problema più grande.
Perché la politica, da queste parti, sembra aver sviluppato una particolare abilità: replicare senza rispondere, annunciare senza realizzare, promettere senza indicare tempi certi.
E quando il clamore si spegne, tutto torna nel cassetto.
Anche le richieste delle scuole. Anche le esigenze degli studenti. Anche le preoccupazioni delle famiglie.
È qui che emerge una responsabilità politica che non può essere scaricata sempre altrove.
La scuola non è una pratica amministrativa qualsiasi. È il luogo nel quale una città misura concretamente la propria capacità di guardare al futuro.
E proprio per questo sorprende che una città come Vibo Valentia continui a convivere con una situazione nella quale edifici scolastici chiusi, trasferimenti, cantieri e soluzioni provvisorie sembrano ormai diventati una normalità.
Una normalità che non dovrebbe esserlo. Soprattutto da parte di un’amministrazione che aveva fatto proclami e promesse. Così come era accaduto a proposito della cultura in città.
Una strana coincidenza, questo, che ci ricorda come cultura e scuola non siano due mondi separati, Nè argomenti buoni soltanto per convegni, inaugurazioni e comunicati stampa. Sono la stessa idea di città: quella che investe sui luoghi nei quali si formano i cittadini di domani.
E allora sarebbe il caso di smettere di raccontare Vibo Valentia attraverso le intenzioni e cominciare a misurarla attraverso i risultati.
Gli studenti stanno per tornare. A loro non servono altre promesse. Servono scuole.











