La difesa del progetto e la ricostruzione dei fatti. Il valzer delle graduatorie e il ricorso fatale. E adesso il Comune prepara gli atti per tutelarsi e valuta il ricorso al Tar
Che la vicenda del finanziamento perso dal Comune di Vibo Valentia rappresenti un “incidente” di una certa gravità non ci sono dubbi. Sorprende però, l’atteggiamento assunto dall’amministrazione comunale, che ha mandato, sola ed allo sbaraglio l’assessore alle Politiche Sociali Lorenza Scrugli ad assumersi la responsabilità politica del misfatto. Il comunicato stampa ufficiale diramato porta solo la sua firma, in solitaria, come mai accaduto prima, con il sindaco che abitualmente ad ogni comunicato che esce da Palazzo Luigi Razza non lesina dichiarazioni “sue personali” da corredare a quelle dei suoi assessori e che praticamente fa coppia fissa – fino a ieri sera – con il suo “fidato” assessore alla cultura ogni volta che c’è da rilasciare una dichiarazione.
Stavolta niente, Lorenza Scrugli risponde e spiega in perfetta solitudine. Lorenza Scrugli, assessore alla quale va ammirazione per l’onestà intellettuale dimostrata e solidarietà per questa emblematica solitudine alla quale è stata relegata.

Una solitudine che salta all’occhio già dalla prima riga della nota stampa diffusa da Palazzo Luigi Razza. Mentre la città fa i conti con un durissimo colpo al proprio tessuto sociale, il primo cittadino sceglie la via del silenzio strategico, abbandonando la consueta propensione ai riflettori e alle dichiarazioni congiunte. Al suo posto, sulla linea del fuoco, avanza determinata e ferita Lorenza Scrugli. Con un’onestà intellettuale rara nel panorama politico locale, l’assessore rivendica l’immenso valore di “Luce nelle Periferie”, un piano di inclusione totalizzante che avrebbe dovuto sottrarre al degrado i quartieri più emarginati e per la cui stesura – proprio per la complessità dei requisiti – era stato ingaggiato un tecnico esterno tramite bando pubblico.
La cronologia burocratica delineata nella nota ripercorre un’altalena emotiva durata oltre un anno, che rende la beffa ancora più amara. Dopo la graduatoria provvisoria della Regione a fine 2025, la città aveva incassato a maggio 2026 un lusinghiero terzo posto a livello calabrese, blindando il finanziamento e celebrando il traguardo in una conferenza stampa ufficiale a cui era seguita la firma della convenzione a metà luglio. Subito dopo, gli uffici avevano persino inoltrato la richiesta per l’anticipazione del 20% delle somme.

L’idillio si è spezzato bruscamente a causa di un ricorso presentato dal Comune di Catanzaro. Il conseguente riesame delle carte da parte della commissione regionale ha fatto emergere la mancanza di un documento ritenuto essenziale. Nonostante il Comune abbia provato a correre ai ripari depositando ampi chiarimenti il 31 luglio, appena quattro giorni dopo il preavviso della Cittadella, lo scorso 3 settembre è arrivata la scure della revoca definitiva.
Ora l’amministrazione si dice pronta a tutelare i propri interessi in ogni sede, valutando persino il ricorso al TAR, ma il danno d’immagine resta enorme. Un danno che l’assessore Scrugli prova a contenere respingendo con forza le accuse di chi descrive una “macchina comunale deserta”, parlando di offese gratuite a chi spende ogni energia per la collettività.
Una difesa appassionata, firmata esclusivamente da lei, mentre il resto di Palazzo Luigi Razza ha preferito trincerarsi dietro un rumoroso silenzio.
Resta questo dato politico inequivocabile: in trincea l’esponente della giunta è rimasta l’unica a difendere l’operato dell’ente, esponendosi da sola alle critiche e ai veleni mentre il sindaco preferendo eclissarsi e lasciando che sia una donna, con il suo coraggio, a pagare il conto politico più salato.










