Dopo settimane di disperata lotta tra la vita e la morte, si è spento in ospedale. Una fine assurda e violenta per un docente mite e amatissimo, la cui vicenda aveva profondamente turbato la comunità vibonese
È difficile pensare al professore Totò Reggio senza pensare a una lezione, a un incontro, a una parola gentile.
Antonio “Totò” Reggio è morto all’ospedale, dopo settimane trascorse aggrappato alla vita…
Ma, prima ancora che il ricordo di questa terribile vicenda, resterà quello di un uomo mite, di un professore che ha attraversato la vita di generazioni di studenti e la storia culturale di Vibo Valentia. Antonio “Totò” Reggio se n’è andato dopo settimane di sofferenza, lasciando una comunità ancora incredula davanti a una fine che non avrebbe mai dovuto essere la sua.
Per chi lo ha conosciuto al liceo “Morelli”, prima ancora che un docente di storia e filosofia era il professore: quello che aveva il dono di trasmettere il sapere senza mai far pesare la propria cultura, con quella gentilezza e quella umanità che oggi, nel giorno della sua morte, tornano prepotentemente nei ricordi di quanti lo hanno incontrato.
La notizia della sua aggressione, alla fine di agosto, aveva già lasciato Vibo Valentia sgomenta. Una vicenda tanto brutale quanto surreale, difficile persino da raccontare. Adesso che quella disperata lotta tra la vita e la morte è finita, allo sgomento si aggiunge il dolore.
Perché Antonio Reggio non ce l’ha fatta.

Dopo settimane trascorse in una drammatica lotta tra la vita e la morte, le conseguenze delle gravissime ferite riportate in quella che era stata una notte di autentico orrore hanno avuto il sopravvento. E così una vicenda che aveva sconvolto Vibo Valentia si chiude nel modo più tragico.
L’aggressione risale alla fine di agosto e si era consumata all’interno dell’abitazione dell’anziano docente. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Vibo Valentia, a colpirlo sarebbe stata la donna che si occupava della sua assistenza.
Una ricostruzione che, per la sua drammaticità, aveva lasciato incredula un’intera comunità.
La donna, in preda a un delirio persecutorio e allucinatorio, avrebbe immobilizzato l’ottuagenario dopo avergli somministrato sostanze sedative e quindi gli avrebbe provocato una profonda ferita all’addome con un coltello da cucina. L’ipotesi emersa dagli accertamenti è che fosse convinta della presenza di un animale nella pancia dell’uomo e che fosse necessario intervenire chirurgicamente.
Le urla del professore avevano attirato l’attenzione dei vicini, facendo scattare l’allarme e consentendo l’intervento delle forze dell’ordine e dei soccorritori del 118.
Trasportato in codice rosso allo Jazzolino e successivamente trasferito a Catanzaro in condizioni disperate, Reggio aveva affrontato un lungo periodo di prognosi riservata. Per giorni si era sperato in una ripresa, aggrappandosi anche a qualche timido segnale positivo. Poi il quadro clinico era progressivamente precipitato.
La donna era stata fermata con l’accusa di tentato omicidio e successivamente sottoposta a custodia cautelare in carcere. Nel corso delle indagini, nella camera da letto dove si era consumata l’aggressione, gli investigatori avevano sequestrato coltelli, guanti in lattice e flaconi di soluzioni saline. Adesso l’accusa dovrà inevitabilmente essere aggiornata alla luce della morte del professore.
Ma oggi, davanti alla scomparsa di Antonio Reggio, il racconto giudiziario lascia necessariamente spazio a quello umano. Perché Totò Reggio era molto più della vittima di una terribile cronaca.
Era un professore che aveva attraversato la vita di tanti giovani vibonesi, lasciando in molti non soltanto nozioni, ma il segno di un modo di essere. Un uomo di cultura che aveva continuato a frequentare la vita culturale della città con discrezione e autentica passione, partecipando alle tante iniziative, presentazioni, incontri e momenti di confronto che hanno animato negli anni Vibo Valentia.
È anche per questo che la sua vicenda aveva suscitato tanto turbamento.
Chi scrive lo aveva conosciuto quando era ancora studente del liceo “Morelli”. Poi, negli anni, aveva avuto modo di incontrarlo e frequentarlo nuovamente proprio nell’ambito di quelle iniziative culturali alle quali il professore non faceva mai mancare la propria presenza. Una consuetudine che si era consolidata anche negli anni della Società Dante Alighieri di Vibo Valentia, quando chi oggi dirige questa testata ne era stato fondatore e vicepresidente.
E anche in quelle occasioni emergeva la sua cifra più autentica: quella di un intellettuale senza pose, di un uomo di scuola capace di esserci, ascoltare, discutere, partecipare. Con quella gentilezza che chi lo ha conosciuto ricorda oggi forse più di ogni altra cosa.
La notizia della sua morte lascia dunque un vuoto che va ben oltre il dolore dei familiari. Lo lascia tra i suoi ex colleghi, tra gli studenti che hanno avuto la fortuna di incontrarlo, nel mondo della scuola e della cultura, a Vibo Valentia come a Nicotera.
Resta il ricordo di un uomo mite, di un professore apprezzato, di un intellettuale raffinato.
E resta soprattutto l’amarezza per una vita spezzata nel modo più incomprensibile: quella di un uomo che aveva fatto della cultura, dell’insegnamento e del rapporto con gli altri una parte essenziale della propria esistenza.
A volte la cronaca racconta la morte. Questa volta, però, sarebbe ingiusto lasciare che fosse soltanto la cronaca a raccontare Antonio Reggio, per gli amici Totò.











