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Don Fiorillo, anche per Gesù c’è il momento della durezza, oltre al tempo della tenerezza e della comprensione, ma…

Don Fiorillo, bisogna dare spazio all’amore perché la vita è troppo breve per essere egoista

da admin_slgnwf75
24 Settembre 2023
in è domenica
Tempo di lettura: 4 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 24 settembre

di mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime/i, con questa pagina del Vangelo di Matteo (20, 1-16) di questa 25ª domenica del tempo ordinario, siamo in cammino verso Gerusalemme.Un cammino che, chilometro dopo chilometro, villaggio dopo villaggio, si carica di avvenimenti, di conoscenze e di grande speranze.
Nell’ andare c’è il racconto odierno che potremmo definire la parabola delle sorprese. L’agire di Dio non è l’agire degli uomini. Isaia, ben 700 anni prima, aveva annunziato questa verità: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le vostre vie (Isaia 55, 8).

“Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le 9 del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella mia vigna;quello che è giusto ve lo darò”… Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino a i primi”…

Il nostro Dio, ci sorprende sempre. In questa parabola tre sono le principali sorprese: le modalità di reclutamento dei braccianti, le modalità di pagamento a fine giornata, la giustificazione dell’agire anomalo del padrone di casa.

La prima sorpresa riguarda il modo strano col quale il padrone di casa recluta i braccianti: con questo suo andare dalla piazza alla vigna per ben cinque volte, dalle 6 del mattino alle 5 del pomeriggio. Al tempo di Gesù era consuetudine ingaggiare i braccianti, necessari ai propri lavori, soltanto, la mattina presto, all’alba.
Cosa che avviene tristemente ancora oggi, soprattutto nel nostro Sud, dove al mattino si radunano nelle piazze di alcuni paesi i braccianti, in gran parte stranieri, in attesa di una chiamata da parte del “caporale” per, così, portare a casa, a sera, un pezzo di pane per i propri figli.

Questo ingaggio a 5 intervalli, alle 6,alle 9, alle 12, alle 3 del pomeriggio ed ancora alle 5 del pomeriggio, era visto dai Padri della Chiesa come la chiamata di Dio all’impegno cristiano in tempi diversi della vita.
Dio chiama a tutte le ore, a tutte le età: importante è rispondere alla chiamata e non restare ad oziare ore nella piazza della propria esistenza.

Seconda sorpresa.
Entra in campo una 3ª persona, il fattore.
Il padrone della vigna chiama il suo fattore e dice: “chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino a i primi”. Ordinariamente e, secondo logica, venivano pagati per primi quelli della prima ora e, poi, a scalare in base alle ore di lavoro.
In questo racconto, scandalosamente per gli usi del tempo, i primi vengono scavalcati dagli ultimi, dai penultimi e via dicendo. Tutti ricevono la stessa paga pattuita con i primi: un denaro, il salario di un bracciante che lavorava 12 ore, dalle sei del mattino alle 18 del pomeriggio.

Terza sorpresa: il padrone della vigna giustifica il suo agire anomalo. Dinanzi alla protesta dei primi che mormoravano contro il padrone dicendo: “questi ultimi hanno lavorato una ora soltanto e li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”, lui risponde: “non vi faccio nessun torto, avete pattuito un denaro e vi ho dato un denaro e se io voglio a questi ultimi dare a ciascuno un denaro non posso farlo? perché siete invidiosi?”

Con questa parabola Gesù, attento i problemi del lavoro e della disoccupazione, da’ all’umanità di ieri e di oggi un grande insegnamento. Ed è questo: il padrone della vigna, nel dare la stessa paga, ci dice che non si deve tenere conto soltanto del merito, ma anche del bisogno.
Le nostre società, oggi, basano le ricompense unicamente sul merito e non sul bisogno di ogni persona. Oggi c’è un esercito di persone che, nel mondo, chiedono lavoro, perché il lavoro è dignità, è realizzazione, è indipendenza, è soddisfare i bisogni primi dell’esistenza. Il lavoro dei padri assicura ai figli: scuola, medicina, casa, ricreazione, radici ed ali per spaziare in questo mondo che diviene sempre più ostile alla realizzazione di sogni e progetti.
La terra è di Dio e Dio l’ha donata agli uomini perché la lavorassero e la custodissero (Genesi 2,15)
Ora succede che i violenti spesso si impadroniscono dei beni di madre terra, lasciando sulle piazze del mondo persone che si lamentano: “siamo qui ad oziare perché nessuno ci ha preso a giornata”.

, C’è bisogno, oggi, dinanzi al dilagare della miseria, di qualcuno che dica: “andate anche voi a lavorare nella mia vigna”.
C’è bisogno di un padrone di casa, insolito, un padrone che sovverta le attese, un padrone che non pensa soltanto al proprio guadagno, ma, soprattutto agli operai e alla loro realizzazione, senza una svendita sulla piazza della vita; un padrone che metta al centro la persona umana con i suoi bisogni e non il denaro e la produttività; un padrone che si prende cura degli operai della vigna, divenendo, così, un padre che dà spazio all’amore, perché la vita è troppo breve per essere egoista.

Buona domenica.
Don Giuseppe Fiorillo

Tags: gesùlavoratorilavorovangelo

admin_slgnwf75

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